Fed, pausa a ottobre ma non è finita: perché dicembre resta decisivo

di: Alessio Moretti 28 Ottobre 2026 10:28

la presidenza di Trump cambierà le politiche della Fed

La Federal Reserve dovrebbe lasciare invariati i tassi nella riunione di ottobre, mantenendo il range dei Fed Funds al 3,75%-4,00%. Ma per i mercati sarebbe un errore interpretare questa decisione come il segnale che il ciclo restrittivo sia ormai terminato.

La pausa rifletterebbe soprattutto la volontà della Fed di valutare gli effetti delle strette già effettuate. L’inflazione, infatti, continua a mostrare una resistenza sufficiente per mantenere aperta la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi a dicembre.

Inflazione ancora troppo alta per la Fed

Gli argomenti a favore di un ulteriore aumento dei tassi restano significativi.

Ad agosto il core PCE, la misura d’inflazione maggiormente osservata dalla Federal Reserve, si è attestato al 3%. A settembre è arrivato inoltre un core CPI superiore alle aspettative, segnalando che le pressioni sui prezzi non sono riconducibili soltanto al recente aumento dell’energia.

Alla questione energetica si aggiungono inoltre le tensioni generate dal boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Data center, chip, energia e infrastrutture stanno assorbendo quantità crescenti di capitale e risorse, con il rischio che alcuni colli di bottiglia si traducano in nuove pressioni sui prezzi.

Con una disoccupazione ancora al 4,2% e una domanda complessivamente resistente, la Fed dispone di un certo margine per mantenere una politica restrittiva.

Perché la Fed potrebbe comunque aspettare

Esistono però validi motivi per fermarsi almeno per una riunione.

Il presidente della Fed di New York, John Williams, ha recentemente evidenziato come il basso aumento del costo del lavoro per unità di prodotto e alcune misure dell’inflazione sottostante vicine al 2,3% continuino a indicare un processo di disinflazione.

Inoltre, il rialzo dei tassi di settembre deve ancora trasmettere pienamente i propri effetti all’economia.

Un contributo restrittivo sta arrivando anche direttamente dal mercato obbligazionario. I rendimenti elevati dei Treasury hanno aumentato il costo di mutui, prestiti alle imprese e finanziamenti, facendo parte del lavoro che altrimenti dovrebbe essere svolto dalla Fed.

Dietro la crescita USA emergono alcune fragilità

Anche l’economia americana appare meno uniforme di quanto suggeriscano i dati aggregati.

Il Beige Book di ottobre evidenzia consumi sostenuti soprattutto dalle famiglie con redditi più elevati, mentre quelle a basso reddito mostrano maggiore cautela.

Sul mercato del lavoro le assunzioni stanno rallentando, mentre il credito rimane costoso per piccole imprese e operatori maggiormente dipendenti dal finanziamento.

Un nuovo rialzo troppo rapido rischierebbe quindi di colpire soprattutto i settori più sensibili ai tassi senza necessariamente frenare con la stessa efficacia il boom degli investimenti nell’AI, finanziariamente meno sensibile alle normali condizioni del credito.

Dicembre diventa il vero appuntamento

La Fed può quindi permettersi una pausa a ottobre, ma difficilmente potrà ignorare a lungo nuovi dati sull’inflazione superiori alle attese.

La strategia potrebbe essere quella di procedere con rialzi non consecutivi, lasciando trascorrere una riunione per valutare l’effetto delle misure precedenti.

Il presidente della Fed Kevin Warsh dovrebbe quindi mantenere esplicitamente aperta la possibilità di ulteriori interventi, soprattutto se i rendimenti obbligazionari dovessero tornare a scendere o le pressioni sui prezzi diventassero ancora più diffuse.

Il messaggio per i mercati è dunque piuttosto chiaro: una pausa a ottobre non equivale a un pivot. La vera partita si sposta a dicembre e saranno soprattutto inflazione, mercato del lavoro e Treasury a stabilire se la Fed dovrà tornare ad alzare i tassi.

Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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