Francia sotto pressione: proteste, debito e spread riaccendono i timori sull’Eurozona

di: Alessio Moretti 20 Ottobre 2026 11:19

indici in rialzo, crollo greggio

Le tensioni sociali che stanno attraversando diversi Paesi europei iniziano ad avere conseguenze anche sui mercati finanziari, con la Francia al centro dell’attenzione degli investitori.

Nel fine settimana le proteste francesi legate al costo della vita e ai servizi pubblici sono degenerate in disordini e saccheggi, spingendo le autorità a introdurre coprifuoco locali in alcune città. Manifestazioni si sono registrate anche in Italia, Belgio, Portogallo e Albania, con scontri particolarmente gravi a Milano.

Francia, lo spread torna ai livelli della crisi del debito

La crescente instabilità politica e sociale si sta riflettendo direttamente sui titoli di Stato francesi.

Il rendimento dell’OAT decennale è salito vicino al 4,9%, mentre il differenziale rispetto al Bund tedesco ha raggiunto circa 146 punti base, riportandosi su livelli che non si vedevano dalla crisi del debito sovrano europeo.

Il mercato teme soprattutto la difficoltà del governo nel riportare sotto controllo i conti pubblici.

Per il 2026 il deficit francese è previsto al 5,4% del PIL, ben oltre il riferimento europeo del 3%, mentre il debito pubblico dovrebbe raggiungere il 119,3% del PIL e salire ulteriormente nel 2027.

Il vero test sarà il bilancio 2027

Il governo guidato da Sébastien Lecornu deve ora convincere un Parlamento molto frammentato ad approvare un piano di risanamento dei conti.

La proposta punta a ridurre il deficit al 5% del PIL nel 2027 attraverso un piano di risparmi nell’ordine dei 54 miliardi di euro. Il margine politico, però, resta ristretto proprio mentre proteste e malcontento sul costo della vita stanno aumentando.

Una mancata approvazione del bilancio potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sui titoli francesi e, indirettamente, sulle condizioni di finanziamento degli altri Paesi dell’Eurozona.

Italia, Belgio e Grecia restano tra le economie che gli investitori osservano con maggiore attenzione in presenza di un aumento generalizzato dei premi per il rischio sovrano.

È davvero possibile una nuova crisi dell’Eurozona?

Il paragone con il 2011 è inevitabile, ma il contesto attuale presenta alcune differenze importanti.

La Commissione europea ha recentemente sottolineato che non vede segnali di una nuova crisi del debito sovrano, mentre anche il Fondo Monetario Internazionale considera ancora gestibile l’aumento dei rendimenti francesi, pur chiedendo un percorso credibile di consolidamento fiscale.

Esiste inoltre uno strumento che non era disponibile all’inizio della precedente crisi: il Transmission Protection Instrument della BCE.

Il TPI consente alla Banca Centrale Europea di acquistare titoli pubblici con scadenze comprese tra uno e dieci anni quando ritiene che movimenti disordinati dei mercati minaccino la trasmissione della politica monetaria. Gli acquisti non hanno un limite prefissato, ma l’accesso allo strumento dipende dal rispetto di specifiche condizioni fiscali e macroeconomiche.

La stessa presidente BCE Christine Lagarde ha comunque ribadito che la soluzione ai problemi del debito francese deve arrivare innanzitutto dalla politica fiscale nazionale.

Il rischio principale, quindi, non è necessariamente l’imminente ritorno di una crisi dell’euro, ma un aumento persistente dei costi di finanziamento capace di mettere sotto pressione i Paesi più indebitati e riaprire il tema della sostenibilità fiscale nell’Eurozona.

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Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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