Crollo dell’AI? Questi titoli difensivi potrebbero proteggerti
di: Filippo Giannini 23 Ottobre 2026 9:55

Wall Street torna a tremare e questa volta a finire sotto pressione è proprio il settore che ha trainato i mercati negli ultimi anni: l’intelligenza artificiale.
Nella seduta di giovedì 22 ottobre, il Nasdaq 100 ha perso il 2,90%, mentre l’S&P 500 ha ceduto l’1,21%. Un’ondata di vendite che ha colpito soprattutto le società tecnologiche, con Meta in calo di circa il 7% e il comparto dei semiconduttori tra i più penalizzati.
Le azioni legate ai consumi essenziali, alla sanità e alle utility hanno fatto invece registrare forti rialzi, accompagnate anche da alcune società del settore immobiliare.
Potrebbe essere l’inizio di una rotazione settoriale? E soprattutto, quali azioni potrebbero proteggere maggiormente un portafoglio esposto alla tecnologia?
Abbiamo analizzato 3 società americane con WarrenAI, l’assistente finanziario di InvestingPro, per individuare le opportunità più interessanti.
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Perché il mercato sta vendendo i titoli AI?
A riaccendere le preoccupazioni degli investitori sono stati soprattutto gli enormi investimenti delle Big Tech nell’intelligenza artificiale.
Meta, ad esempio, ha pubblicato risultati trimestrali solidi, ma ha registrato un free cash flow negativo per 2,12 miliardi di dollari, mentre le spese in conto capitale previste per il 2026 raggiungono i 135-145 miliardi.
Il problema non sembra essere la domanda di AI, che rimane elevata, quanto piuttosto la capacità delle aziende di ottenere rendimenti sufficienti a giustificare questi investimenti.
Contemporaneamente, i rendimenti dei Treasury americani hanno registrato una brusca discesa, con il decennale tornato sotto il 5%.
Una combinazione che ha favorito lo spostamento dei capitali verso altri comparti.
Tre azioni difensive da monitorare secondo InvestingPro
L’analisi di WarrenAI ha individuato tre aziende che potrebbero offrire una maggiore diversificazione rispetto ai titoli tecnologici.
1. Johnson & Johnson: la scelta più equilibrata?
Tra le società analizzate, Johnson & Johnson (JNJ) presenta uno dei profili più interessanti in termini di stabilità.
Il titolo ha chiuso il 22 ottobre a 267,61 dollari, in rialzo del 3,81%, mostrando una notevole resilienza durante il crollo del Nasdaq.
Un dato particolarmente significativo è il beta di appena 0,21, che indica una sensibilità storica alle oscillazioni del mercato relativamente contenuta.
Sul fronte fondamentale, la società presenta un free cash flow annuale di circa 19,7 miliardi di dollari, riferito all’ultimo dato disponibile, e un dividend yield del 2%.
Le valutazioni richiedono però attenzione. Il Fair Value di InvestingPro è pari a 246,34 dollari, circa l’8% sotto i prezzi attuali. Gli analisti, invece, indicano un potenziale rialzo dell’8,4%, sulla base di un consenso aggiornato a settembre.
Dal punto di vista tecnico, il titolo rimane sopra le principali medie mobili, confermando un’impostazione positiva.
Johnson & Johnson emerge quindi come una delle alternative difensive più equilibrate, anche se le valutazioni attuali suggeriscono prudenza prima di un eventuale ingresso.
2. Procter & Gamble: forte, ma attenzione ai prezzi
Procter & Gamble (PG) rappresenta una delle aziende difensive per eccellenza, grazie a prodotti di largo consumo la cui domanda risente relativamente poco delle oscillazioni economiche.
Nella seduta di giovedì, il titolo ha guadagnato il 5,58%, raggiungendo quota 165,59 dollari.
Ancora più significativa è la performance degli ultimi 30 giorni: +11,7%, contro il -4,96% del Nasdaq 100.
I numeri dimostrano quanto gli investitori stiano privilegiando aziende caratterizzate da ricavi ricorrenti e flussi di cassa consistenti.
Tuttavia, WarrenAI evidenzia alcuni segnali di cautela.
Il Fair Value è pari a 160,42 dollari, circa il 3,1% sotto le quotazioni attuali, mentre l’RSI a 14 periodi ha raggiunto 74,6 punti, entrando in territorio di ipercomprato.
Nonostante l’elevata qualità del business, il forte rialzo recente potrebbe aver reso meno interessante il rapporto rischio/rendimento per nuovi acquisti.
3. Duke Energy: dividendi interessanti, ma il debito pesa
La terza società è Duke Energy (DUK), utility americana attiva nella distribuzione di energia elettrica e gas.
Il titolo ha chiuso a 125,40 dollari, guadagnando il 3,92% durante la seduta.
Il dividend yield del 3,5% e il beta di 0,35 rappresentano due elementi interessanti per gli investitori alla ricerca di maggiore stabilità.
Inoltre, un eventuale proseguimento della discesa dei rendimenti obbligazionari potrebbe favorire le utility.
Esistono però alcune criticità importanti.
Il Fair Value calcolato da InvestingPro è pari a 104,96 dollari, indicando una possibile sopravvalutazione del 16,3%.
La società presenta inoltre un debito complessivo superiore a 92 miliardi di dollari e un rapporto debito/patrimonio netto del 171,5%.
Duke Energy rimane quindi un titolo difensivo per caratteristiche del business, ma non necessariamente un investimento conveniente alle quotazioni attuali.
Le vere sorprese arrivano dal settore immobiliare
L’aspetto forse più interessante della giornata è arrivato dalle società americane specializzate nella costruzione di abitazioni.
Lennar (LEN) ha guadagnato l’8,69%, mentre D.R. Horton (DHI) è salita del 6,25%.
Entrambe potrebbero beneficiare di un’eventuale discesa dei tassi sui mutui, favorita dal calo dei rendimenti obbligazionari.
Secondo WarrenAI, D.R. Horton presenta fondamentali interessanti, con un P/E di 13,5 volte gli utili e un Fair Value di 146,54 dollari, sostanzialmente in linea con la quotazione di 147,66 dollari.
Lennar, invece, è l’unica tra le cinque aziende analizzate a presentare un potenziale rialzo rispetto al Fair Value, pari al 3,3%.
Il titolo rimane inoltre in perdita del 17,9% da inizio anno, lasciando teoricamente maggiore spazio a un recupero.
Dal punto di vista tecnico, tuttavia, entrambe necessitano di ulteriori conferme.
D.R. Horton deve consolidare il superamento della media mobile a 200 giorni, situata intorno a 147,81 dollari, mentre Lennar rimane sotto la propria media di lungo periodo, attualmente in area 92,18 dollari.
Attenzione: queste società non sono difensive come Johnson & Johnson o Procter & Gamble. Sono titoli ciclici, particolarmente sensibili all’andamento dei tassi e dell’economia americana.
È il momento di abbandonare l’intelligenza artificiale?
La nostra valutazione è che il recente sell-off non rappresenti necessariamente la fine del rialzo legato all’AI, ma costituisca un segnale da non sottovalutare.
Gli investitori sembrano diventati molto più selettivi, soprattutto nei confronti delle società che stanno sostenendo spese enormi senza aver ancora dimostrato un ritorno economico adeguato.
In questo contesto, ridurre un’eccessiva concentrazione sui titoli tecnologici e diversificare verso settori più difensivi potrebbe essere una scelta ragionevole.
Tra le aziende analizzate, Johnson & Johnson sembra offrire il profilo più equilibrato per chi cerca una minore sensibilità al mercato, mentre Procter & Gamble rimane interessante per la solidità del business, ma appare tecnicamente molto tirata.
D.R. Horton e Lennar rappresentano invece opportunità più aggressive, da monitorare qualora la discesa dei rendimenti obbligazionari dovesse proseguire.
A nostro avviso, però, dopo i forti rialzi di giovedì sarebbe preferibile attendere ulteriori conferme tecniche anziché inseguire immediatamente i prezzi.
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