PMI di aprile: segnali misti tra Stati Uniti ed Eurozona

di: Filippo Giannini 24 Aprile 2026 9:43

mercati finanziari analisi

Fra i principali indicatori macroeconomici pubblicati giovedì, spiccano i dati preliminari sugli indici PMI di aprile, che offrono un quadro divergente tra Stati Uniti ed Eurozona, tra segnali di tenuta nel manifatturiero e crescenti rischi legati a inflazione e rallentamento della crescita.

Stati Uniti: manifattura in forte ripresa, servizi ancora deboli

Negli Stati Uniti, l’indice composito elaborato da S&P Global si è attestato a 52,0, massimo degli ultimi tre mesi e sopra le attese (50,6).

Il comparto manifatturiero ha sorpreso al rialzo, con il PMI salito a 54,0 — il livello più alto degli ultimi 47 mesi — grazie al più forte aumento dei nuovi ordini da maggio 2022.

Anche il settore dei servizi ha mostrato un lieve miglioramento, con un indice a 51,3 (massimo a due mesi), ma la crescita resta fragile, con domanda in indebolimento.

Nel complesso, l’attività economica ha registrato una moderata accelerazione dopo la quasi stagnazione di marzo, influenzata dalle tensioni in Medio Oriente. Tuttavia, il quadro resta eterogeneo:

  • la produzione manifatturiera ha raggiunto un massimo di quattro anni
  • l’occupazione è rimasta stagnante, con cali nel manifatturiero e crescita solo marginale nei servizi
  • persistono pressioni sui costi e sulla domanda

Sul fronte dei prezzi, i ritardi nelle catene di approvvigionamento — aggravati da conflitti e tariffe — hanno raggiunto i livelli più elevati da agosto 2022. Questo ha spinto le aziende ad aumentare gli acquisti, mentre i costi di input hanno toccato un massimo di 11 mesi, con un’accelerazione dei prezzi finali ai ritmi più sostenuti da luglio 2022.

Questi dati seguono quelli di marzo, che avevano già evidenziato dinamiche di stagflation: crescita in rallentamento e costi in forte aumento, con il maggiore incremento dei prezzi di vendita degli ultimi tre anni e mezzo.

Eurozona: ritorno in contrazione e pressioni inflazionistiche

Scenario più debole per l’Eurozona, dove il PMI composito preliminare è sceso a 48,6, sotto le attese (50,1) e in calo rispetto al 50,7 di marzo. Si tratta della prima contrazione dell’attività economica negli ultimi 16 mesi.

A pesare è soprattutto il settore dei servizi, il cui indice è sceso a 47,4 — minimo da oltre cinque anni — mentre i nuovi ordini sono calati a 46,3, segnando il peggior dato dalla fine del 2023.

Il manifatturiero mostra invece una certa resilienza, con un indice a 52,2 sopra le aspettative. Tuttavia, questa tenuta appare in parte artificiale: molte aziende stanno anticipando gli acquisti di materie prime per proteggersi da futuri rincari e possibili interruzioni delle forniture.

Le pressioni sui prezzi restano elevate:

  • i costi di input hanno raggiunto i massimi dalla fine del 2022 (indice composito a 68,4)
  • nel manifatturiero si toccano livelli ancora più alti (76,9)
  • i prezzi di vendita crescono al ritmo più rapido degli ultimi tre anni

Questo contesto evidenzia rischi concreti per la crescita del secondo trimestre e rafforza i timori di stagflazione. Una situazione che mette la BCE di fronte a un delicato equilibrio tra il contenimento dell’inflazione e il sostegno all’economia.

Per i mercati, questi segnali potrebbero tradursi in pressioni al ribasso sui titoli ciclici e sui servizi, mentre le aspettative di una politica monetaria più restrittiva continuano a sostenere i rendimenti obbligazionari nel breve termine.

Informazioni sull'autore: Filippo Giannini

Autore Articolo: Filippo Giannini
Laureato in ingegneria, ha 15 anni di esperienza sui mercati finanziari come trader indipendente. Membro Professional della Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), per TradingFacile opera come trader quantitativo, analista tecnico e responsabile del settore formazione. La sua operatività si concentra su un approccio quasi esclusivamente automatico, attraverso algoritmi da lui creati e validati che sfruttano principalmente la volatilità e le inefficienze di mercato. Viene invitato regolarmente come relatore ai principali eventi italiani inerenti al trading e agli investimenti e collabora inoltre con broker e testate giornalistiche, realizzando analisi sui principali indici e cross valutari, oltre a seminari ed eventi formativi, sia dal vivo che on-line. Collabora con le principali testate giornalistiche di settore, realizzando report e analisi di mercato.

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