Le quotazioni del greggio hanno registrato un’impennata superiore al 4% giovedì, innescata da notizie relative all’attivazione delle difese aeree sopra Tehran e da indiscrezioni su possibili frizioni interne tra le fazioni politiche iraniane, tra ala più rigida e moderata.
Il Brent crude ha chiuso a 106,43 dollari al barile, in rialzo di 4,63 dollari (+4,55%), mentre il West Texas Intermediate si è attestato a 97,00 dollari, con un guadagno di 4,13 dollari (+4,45%).
Le tensioni geopolitiche restano al centro dell’attenzione
Nel corso della seduta, i prezzi hanno mostrato forte volatilità. In un primo momento, le quotazioni sono scese brevemente in territorio negativo dopo notizie diffuse da RIA su possibili progressi nei negoziati in Pakistan.
Successivamente, il mercato ha invertito la rotta quando il presidente Donald Trump ha dichiarato sui social di aver autorizzato la Marina statunitense a colpire qualsiasi imbarcazione coinvolta in operazioni di posa di mine nello Stretto.
Un ulteriore picco si è registrato quando il WTI ha toccato 98,55 dollari e il Brent 107,45 dollari, in seguito a notizie — poi contrastanti — sulle dimissioni di Mohammad Bagher Qalibaf dal team negoziale, apparentemente dopo un intervento del Islamic Revolutionary Guard Corps.
Le autorità statunitensi e israeliane hanno tuttavia smentito qualsiasi azione militare diretta contro l’Iran, contribuendo a mantenere un quadro informativo incerto.
Segnali contrastanti dalla domanda globale
Sul fronte della domanda, emergono segnali divergenti. Gli operatori segnalano una forte richiesta di greggio WTI Midland in Europa e Asia, con i volumi contrattati per le spedizioni verso l’Asia orientale a maggio superiori di oltre quattro volte alla media degli ultimi 12 mesi.
Al contrario, S&P Global ha rivisto al ribasso le stime sulla domanda globale di petrolio per il 2026, con una riduzione di 700.000 barili al giorno.
Le scorte di prodotti raffinati nel porto di Singapore sono diminuite di 1,8 milioni di barili su base settimanale, attestandosi a 50,1 milioni.
Secondo i dati di Kpler, le importazioni di greggio in Asia risultano in calo del 22% su base annua, a circa 20,4 milioni di barili al giorno — il livello più basso degli ultimi otto anni. Parallelamente, l’utilizzo delle raffinerie asiatiche è previsto in discesa a 28,4 milioni di barili al giorno, rispetto ai 30,4 milioni di marzo, secondo Energy Aspects.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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