Dopo due settimane di rialzi il prezzo del petrolio scende in questo lunedì, con il future WTI che scambia al di sotto degli 85 dollari. Nel frattempo cresce l’attesa per il piano di sanzioni economiche degli Usa verso l’Iran.
Venerdì il prezzo del greggio ha raggiunto i livelli più alti dell’ultimo mese, sostenuto dal progressivo abbandono dei negoziati per un cessate il fuoco con l’Iran da parte degli Stati Uniti e dalla volontà di Washington di aumentare la pressione economica su Teheran.
I future sul Brent hanno terminato la seduta a 93,90 dollari al barile, in rialzo di 70 centesimi, pari allo 0,75%. Il WTI statunitense ha invece chiuso a 86,64 dollari, con una lieve flessione dello 0,10%.
Nonostante l’andamento contrastato dell’ultima giornata, il bilancio settimanale è stato nettamente positivo: il Brent ha guadagnato il 5,96% e il WTI il 5,15%. Entrambi i benchmark avevano toccato nella seduta precedente i valori più elevati dal 24 luglio.
Gli Stati Uniti aumentano la pressione sull’Iran
Mercoledì sera il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di intensificare le misure economiche contro l’Iran, avvertendo che potrebbero esserci conseguenze anche per i Paesi disposti a offrire un sostegno finanziario a Teheran.
Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno irrigidito la propria posizione. Martedì hanno comunicato l’interruzione degli scambi commerciali e delle transazioni finanziarie con l’Iran, in risposta ai recenti attacchi.
La decisione assume particolare rilevanza perché gli Emirati hanno rappresentato a lungo uno dei principali centri finanziari e commerciali utilizzati dalle imprese iraniane, oltre a essere il maggiore partner regionale di Teheran. La Cina rimane invece il primo partner commerciale dell’Iran a livello globale.
Le offerte di greggio iraniano destinate agli acquirenti cinesi sono diminuite, mentre i prezzi sono aumentati. Il blocco imposto dagli Stati Uniti sta limitando le esportazioni di Teheran e il mercato teme l’introduzione di ulteriori sanzioni da parte di Washington.
Hormuz resta un problema, ma aumentano le rotte alternative
Sebbene l’intensità degli attacchi sia diminuita rispetto ai picchi precedenti, l’Iran ha continuato a colpire navi in transito nell’area dello Stretto di Hormuz e obiettivi nei Paesi vicini. Gli Houthi hanno mantenuto la pressione sulle imbarcazioni saudite e sulle infrastrutture energetiche terrestri dell’Arabia Saudita.
Secondo Axios, gli Stati Uniti starebbero inoltre lavorando a un piano per scortare le petroliere attraverso Hormuz durante il trasporto di greggio proveniente da Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Kuwait.
Il transito commerciale nello stretto rimane fortemente limitato, ma non costituisce più l’unico fattore determinante per il mercato. Oleodotti, rotte navali alternative, produzione di shale oil statunitense e maggiore offerta proveniente dagli Emirati stanno contribuendo a compensare almeno parzialmente le forniture mancanti. Anche il Venezuela sta aumentando la produzione, sebbene continui a risentire di importanti colli di bottiglia.
Le scorte globali lanciano segnali di allarme
Nonostante l’arrivo di barili alternativi, i prezzi sul mercato fisico hanno continuato a salire. I dati di Vortexa mostrano che il greggio trasportato via mare è diminuito di oltre 200 milioni di barili nelle ultime quattro settimane.
Contemporaneamente sono emersi nuovi segnali di possibili carenze di carburante in alcune aree dell’Asia. Anche la situazione russa contribuisce alle tensioni: l’Ucraina ha proseguito gli attacchi contro la capacità di raffinazione di Mosca, colpendo almeno sette impianti nell’ultima settimana. Alcune stime indicano che oltre il 70% delle stazioni di servizio russe sarebbe rimasto senza carburante.
Negli Stati Uniti, i margini di raffinazione del diesel hanno superato i 100 dollari al barile, mentre le scorte sono scese al livello stagionale più basso degli ultimi trent’anni.
Cina in rallentamento, aumentano gli acquisti dell’India
Dal lato della domanda, le importazioni cinesi di greggio ad agosto risultano inferiori di circa 500.000 barili al giorno rispetto a luglio.
L’India si muove invece nella direzione opposta: nell’ultimo mese le sue importazioni sono cresciute del 9% su base mensile e del 13% rispetto all’anno precedente. Anche l’attività delle raffinerie indiane è aumentata del 6,8%.
Infine, l’amministrazione statunitense terminerà con circa due settimane di anticipo l’obbligo di utilizzare benzina con formulazione estiva. La misura dovrebbe aumentare la flessibilità dell’offerta interna, ma le tensioni geopolitiche e il calo delle scorte continueranno probabilmente a condizionare l’andamento del petrolio.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
Resta Aggiornato:
Rimani aggiornato con le ultime notizie seguendoci su Google News. Attiva le notifiche cliccando qui e poi sulla stellina.
Se avete trovato interessante questo articolo, vi invitiamo a condividerlo attraverso i vostri canali social e a seguire TradingFacile su piattaforme come Facebook e Youtube. Non esitate a esprimere le vostre opinioni o condividere le vostre esperienze attraverso i commenti sotto i nostri articoli.
Per rimanere sempre informati sulle ultime novità pubblicate sul nostro sito, potete attivare le notifiche oppure iscrivervi al Canale Telegram di TradingFacile.
Potrebbero interessarti anche:
di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
CONDIVIDI L'ARTICOLO:

