Dopo il crollo di lunedì scorso il prezzo del greggio ha visto ieri un rimbalzo, sostenuto dalla notizia di un’interruzione verso alcuni paesi dell’Europa del flusso di greggio attraverso l’oleodotto Druzhba.

Kiev ha comunicato di essere stata costretta a sospendere il pompaggio del greggio per la mancanza di energia, causata da alcuni missili che hanno messo fuori uso una centrale elettrica al confine con la Bielorussia.

Dopo una sessione decisamente volatile, il future sul petrolio WTI ha terminato le contrattazioni di ieri a 86.92 dollari al barile, mostrando un rialzo dell’1.22%.

Da un punto di vista grafico possiamo facilmente notare come da molte settimane ormai manchi una direzionalità decisa su questo mercato, nonostante la volatilità si attesti comunque su livelli alti.

È chiaro che l’incertezza macroeconomica e geopolitica in questo momento la fa da padrone e tiene sotto scacco la domanda di petrolio.

Ieri comunque l’API ha comunicato che le scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti sono diminuite di circa 5,8 milioni di barili nell’ultima settimana.

Nell’ultima analisi (del 7 novembre) avevamo segnalato come il mercato si stava avvicinando ad un’area di resistenza chiave a 94 dollari, livello che con tutta probabilità avrebbe ostacolato un ulteriore allungo.

Di fatto sul retest dei 94 punti il mercato è andato incontro ad una correzione, che si è poi arrestata sul supporto, più volte segnalato in passato, a 85 dollari.

Dopo il nuovo test di area 90 dollari e la successiva tenuta del supporto a 85 dollari la view di breve termine rimane long,

Da registrare sul grafico 4 ore una candela key buy rialzista questa mattina in apertura, da intendere come nuovo segnale di forza dopo l’allungo arrivato nel pomeriggio di ieri; obiettivo di tale movimento è in prima battuta rappresentato dal test di quota 89 dollari; lo stop è posizionato a quota 84 dollari, livello la cui rottura al ribasso confermata in chiusura sul 4 ore porterebbe debolezza, con possibilità di assistere ad ulteriori discese in area 82 dollari.

Ragionando su orizzontanti temporali più ampi, manca invece una direzionalità precisa nonostante l’alta volatilità; in tal senso rimane da attendere un chiaro segnale di forza o di debolezza in grado di innescare un nuovo importante movimento direzionale.

I livelli che potrebbero rompere l’impasse attuale e fornire un impulso direzionale al rialzo o al ribasso sono rispettivamente area 94 e area 82 dollari al barile, ovvero il range di prezzo all’interno del quale il mercato scambi ormai da quasi un mese.

In caso di breakout al rialzo, confermato in chiusura di sessione, di quota 94 punti sarà lecito attendersi un allungo con primo target identificato in area 100 dollari.

In caso invece di breakout al ribasso di quota 82 dollari, potremmo invece assistere a discese in prima battuta fino a 77 dollari.

Vediamo di seguito due operazioni aperte ieri da uno dei nostri trading system automatici sula future WTI.

La prima operazione effettuata nella notte è stata un buy a 85.09 e chiusa poche ore dopo a 85.73.

Mentre la seconda operazione è un sell, aperto ieri sera a 87.51 e ancora a mercato.

Al momento della scrittura il future sul WTI scambia intorno gli 87 dollari.

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Alessio Moretti

Laureato in Economia e Management. Esperto di Digital Marketing e Social Media Marketing, dal 2017 è Content Editor e Social Media Strategist di TradingFacile. La sua grande passione per la fotografia lo ha portato negli anni a diventare un influencer su Instagram e su altri social media.