Gli Stati Uniti tornano a utilizzare i dazi come strumento centrale della propria politica commerciale. Dopo la bocciatura delle precedenti tariffe introdotte attraverso i poteri economici d’emergenza, l’amministrazione Trump ha scelto una nuova base normativa per applicare imposte sulle importazioni provenienti da circa 60 economie.
Parallelamente, i più recenti indici PMI elaborati da S&P Global mostrano un miglioramento dell’attività economica negli Stati Uniti, nell’Eurozona e nel Regno Unito. Il quadro resta però condizionato dalle tensioni commerciali, dall’aumento dei costi e dai rischi geopolitici legati al Medio Oriente.
Ultimi giorni per sfruttare la summer sale di InvestingPro.
Prova ora InvestingPro al prezzo più basso dell’anno -75% fino al 31 luglio!
Usa il link: https://www.investing-referral.com/tradingfacilepro/+ EXTRA 15% OFF con il mio codice[tradingfacilepro]
Gli Stati Uniti introducono nuovi dazi attraverso la Section 301
Washington ha annunciato tariffe comprese tra il 10% e il 12,5% sui prodotti importati da circa 60 Paesi. La motivazione ufficiale riguarda la presunta incapacità di queste economie di contrastare adeguatamente il lavoro forzato all’interno delle proprie catene di approvvigionamento, con conseguenze considerate penalizzanti per i lavoratori americani.
La principale novità riguarda lo strumento giuridico utilizzato. Le nuove misure vengono infatti introdotte attraverso la Section 301 del Trade Act del 1974, una normativa che consente al governo statunitense di intervenire contro pratiche commerciali straniere ritenute ingiuste, discriminatorie o dannose per il commercio degli Stati Uniti.
Questa scelta permette all’amministrazione Trump di abbandonare il ricorso ai poteri d’emergenza, già utilizzati per giustificare le precedenti tariffe commerciali.
I nuovi dazi sostituiscono la tariffa globale temporanea del 10%, introdotta per un periodo massimo di 150 giorni dopo che, nel febbraio 2026, la Corte Suprema aveva dichiarato illegittimi i cosiddetti dazi reciproci del Liberation Day.
Le principali esenzioni previste
Non tutti i prodotti saranno soggetti alle nuove imposte doganali. Le esenzioni comprendono petrolio, gas naturale, fertilizzanti e beni che non vengono prodotti negli Stati Uniti.
Sono inoltre esclusi alcuni prodotti disciplinati dall’accordo commerciale USMCA, che regola gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico.
La nuova iniziativa arriva dopo un’intensificazione della politica tariffaria americana. Nelle settimane precedenti, Washington aveva già introdotto un dazio del 50% su alcuni prodotti canadesi e un’imposta del 25% su numerose importazioni provenienti dal Brasile.
Questi interventi confermano la volontà dell’amministrazione Trump di utilizzare l’accesso al mercato statunitense come leva negoziale nei rapporti con i principali partner commerciali.
Una seconda indagine commerciale coinvolge Cina, UE e Giappone
Contemporaneamente, le autorità statunitensi stanno conducendo una seconda indagine nell’ambito della Section 301. In questo caso, l’attenzione è rivolta al problema della sovraccapacità industriale di alcuni partner commerciali.
Tra le economie coinvolte figurano Cina, Giappone, Messico e Unione europea. Le aliquote eventualmente applicabili non sono ancora state definite.
Il mercato guarda con particolare attenzione a questa seconda procedura, perché potrebbe condurre a misure più severe nei confronti di settori strategici come automotive, acciaio, tecnologie industriali, batterie, energia rinnovabile e semiconduttori.
Secondo diversi economisti, l’impatto immediato delle nuove tariffe potrebbe risultare relativamente limitato. Le aliquote annunciate sono infatti inferiori rispetto a quelle precedentemente introdotte attraverso l’International Emergency Economic Powers Act, noto come IEEPA.
L’incertezza resta comunque elevata. La possibilità di nuove misure commerciali, soprattutto dopo la conclusione dell’indagine sulla sovraccapacità produttiva, aumenta il rischio che i dazi effettivi diventino più elevati del previsto nel corso del 2027.
Perché la Section 301 è giuridicamente più solida
La nuova impostazione adottata dalla Casa Bianca potrebbe poggiare su basi legali più robuste rispetto al precedente utilizzo dei poteri d’emergenza.
Nella sentenza del febbraio 2026, la Corte Suprema aveva osservato che l’IEEPA non autorizzava esplicitamente il presidente a introdurre dazi. Il testo della legge non conteneva infatti riferimenti diretti a imposte doganali, tasse sulle importazioni o sovrapprezzi commerciali.
La Section 301 è invece una normativa creata specificamente per affrontare le controversie commerciali. La legge attribuisce allo United States Trade Representative, l’agenzia che gestisce la politica commerciale americana, il potere di introdurre dazi dopo lo svolgimento di indagini formali.
Il procedimento prevede consultazioni pubbliche, periodi dedicati alla presentazione di osservazioni e audizioni. Prima dell’introduzione delle misure, le autorità devono inoltre dimostrare l’esistenza di pratiche straniere considerate sleali, irragionevoli o discriminatorie.
La presenza di una procedura strutturata e il fatto che la Section 301 sia stata utilizzata per decenni senza essere annullata dai tribunali rendono questa strategia più difficile da contestare rispetto al ricorso ai poteri economici d’emergenza.
Washington vuole difendere il proprio ruolo economico globale
Il cambio di strategia non riguarda soltanto il livello delle tariffe. Può essere interpretato anche come parte di una più ampia revisione del modo in cui gli Stati Uniti intendono sfruttare la propria posizione centrale nell’economia mondiale.
Washington dispone infatti di alcuni dei mercati finanziari più importanti al mondo, controlla tecnologie strategiche e mantiene un ruolo dominante nei sistemi internazionali di pagamento e finanziamento.
L’obiettivo potrebbe quindi non essere soltanto aumentare il costo delle merci importate. Gli Stati Uniti potrebbero utilizzare l’accesso al proprio mercato, alle proprie tecnologie e alle proprie infrastrutture finanziarie per scoraggiare altri Paesi dalla creazione di sistemi economici alternativi.
In questa prospettiva, i dazi diventano uno strumento di pressione politica e strategica, oltre che commerciale.
PMI USA: servizi in accelerazione, manifattura in rallentamento
Sul fronte macroeconomico, i dati preliminari di luglio elaborati da S&P Global hanno fornito indicazioni contrastanti sull’economia americana.
L’indice PMI manifatturiero è sceso a 53,8 punti, leggermente al di sotto dei 54,3 attesi dal mercato e dei 53,9 registrati a giugno. Pur restando sopra la soglia dei 50 punti, che separa espansione e contrazione, il dato rappresenta il livello più basso degli ultimi quattro mesi.
La situazione è risultata più favorevole nel settore dei servizi. Il relativo indice PMI è salito da 51,2 a 53,6 punti, superando nettamente le attese ferme a 51,3. Si tratta del valore più elevato degli ultimi otto mesi.
A sostenere l’attività hanno contribuito la spesa collegata ai Mondiali di calcio, il rafforzamento della domanda durante le festività del 4 luglio e una maggiore propensione delle imprese a investire.
Le esportazioni sono invece rimaste sotto pressione.
Aumentano i ritardi nelle forniture e le pressioni sui prezzi
Il rapporto di S&P Global evidenzia anche un peggioramento delle condizioni lungo le catene di approvvigionamento.
I ritardi nelle consegne da parte dei fornitori hanno raggiunto il livello più grave degli ultimi quattro anni, principalmente a causa delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà nei trasporti internazionali.
L’inflazione dei costi sostenuti dalle imprese è salita ai massimi degli ultimi 14 mesi. Allo stesso tempo, la crescita dei prezzi applicati ai clienti si è avvicinata ai livelli più elevati degli ultimi quattro anni.
Questi segnali potrebbero complicare il lavoro della Federal Reserve. Una ripresa dell’attività economica accompagnata da nuove pressioni inflazionistiche ridurrebbe infatti lo spazio per un allentamento della politica monetaria.
Dal mercato del lavoro sono comunque arrivate indicazioni positive. L’occupazione è tornata a crescere dopo due mesi consecutivi di contrazione.
Anche le aspettative delle imprese sulla produzione futura sono migliorate, raggiungendo il massimo degli ultimi otto mesi. Restano tuttavia differenze significative tra manifattura e servizi.
Eurozona: attività economica nuovamente in espansione
Le indicazioni provenienti dall’Eurozona sono state migliori delle attese.
Il PMI composito preliminare è salito da 50 a 51,9 punti, superando ampiamente il consenso degli analisti, che prevedeva un valore pari a 50,3.
Il dato segnala la prima espansione dell’attività economica dopo quattro mesi e rappresenta il risultato migliore dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
La componente manifatturiera ha mostrato un’accelerazione significativa. L’indice relativo alla produzione industriale è salito a 53 punti, toccando il livello più elevato degli ultimi 52 mesi.
Il PMI manifatturiero complessivo si è portato a 52 punti, mentre quello dei servizi è tornato in area espansiva a 51,6.
Tornano a crescere ordini e occupazione
Uno degli aspetti più incoraggianti riguarda i nuovi ordini, aumentati per la prima volta in cinque mesi e al ritmo più rapido dall’aprile 2023.
Il miglioramento è stato favorito anche dalla maggiore stabilità della domanda estera. Gli ordini destinati all’esportazione hanno infatti registrato soltanto una flessione marginale.
L’occupazione nell’Eurozona è tornata a crescere per la prima volta nel 2026, un segnale che potrebbe anticipare una maggiore fiducia delle imprese nelle prospettive economiche.
La Germania è rientrata in territorio espansivo, mentre in Francia il ritmo della contrazione si è attenuato. Le altre economie della regione hanno registrato complessivamente la crescita più sostenuta degli ultimi otto mesi.
Petrolio e trasporti restano i principali rischi per l’Eurozona
La moderazione dei costi di produzione e la riduzione delle difficoltà nelle forniture hanno permesso alle aziende manifatturiere di ricostituire parte delle scorte.
S&P Global ha tuttavia avvertito che la ripresa rimane vulnerabile. Un nuovo rialzo del petrolio, accompagnato da maggiori rischi per le rotte marittime, potrebbe far aumentare nuovamente l’inflazione e rallentare il miglioramento dell’attività economica.
Per la Banca centrale europea il quadro resta quindi complesso. Da una parte, il ritorno alla crescita riduce il rischio di recessione. Dall’altra, le pressioni derivanti dall’energia e dai trasporti potrebbero limitare la possibilità di adottare una politica monetaria più accomodante.
Regno Unito: il PMI torna sopra quota 50
Anche l’economia britannica ha mostrato segnali di recupero.
Il PMI composito è salito da 49,3 a 52,1 punti, raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre mesi. Il risultato ha superato nettamente le attese, che indicavano un valore pari a 49,8.
L’indice dei servizi è risalito a 51,8 punti, mentre il PMI manifatturiero ha accelerato fino a 52,8.
Il miglioramento è stato sostenuto da un moderato aumento dei nuovi ordini, da una domanda più solida nei servizi rivolti ai consumatori e da aspettative aziendali più favorevoli.
La propensione ad assumere è rimasta però limitata, soprattutto nel comparto dei servizi. Le imprese continuano a mantenere un atteggiamento prudente a causa dei costi elevati e delle nuove incertezze geopolitiche.
Conclusioni
I dati PMI di luglio indicano un miglioramento dell’economia nelle principali aree occidentali. Stati Uniti, Eurozona e Regno Unito stanno mostrando una maggiore capacità di crescita, con il settore dei servizi particolarmente solido e una ripresa più evidente della manifattura europea.
Il quadro resta però fragile.
Negli Stati Uniti, la nuova offensiva tariffaria rischia di aumentare l’incertezza per imprese e investitori. Le tensioni commerciali potrebbero incidere sui prezzi delle importazioni, sulle catene di approvvigionamento e sulle decisioni di investimento.
Allo stesso tempo, il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare una minaccia per il prezzo del petrolio, il commercio marittimo e l’inflazione globale.
La crescita economica sta quindi mostrando segnali di rafforzamento, ma le banche centrali dovranno valutare con attenzione se questo recupero sia compatibile con un rallentamento duraturo delle pressioni sui prezzi.
Ultimi giorni per sfruttare la summer sale di InvestingPro.
Prova ora InvestingPro al prezzo più basso dell’anno -75% fino al 31 luglio!
Usa il link: https://www.investing-referral.com/tradingfacilepro/+ EXTRA 15% OFF con il mio codice[tradingfacilepro]
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
Resta Aggiornato:
Rimani aggiornato con le ultime notizie seguendoci su Google News. Attiva le notifiche cliccando qui e poi sulla stellina.
Se avete trovato interessante questo articolo, vi invitiamo a condividerlo attraverso i vostri canali social e a seguire TradingFacile su piattaforme come Facebook e Youtube. Non esitate a esprimere le vostre opinioni o condividere le vostre esperienze attraverso i commenti sotto i nostri articoli.
Per rimanere sempre informati sulle ultime novità pubblicate sul nostro sito, potete attivare le notifiche oppure iscrivervi al Canale Telegram di TradingFacile.
Potrebbero interessarti anche:
di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
CONDIVIDI L'ARTICOLO:

