Aggiornamenti macro: crisi politica UK e inflazione energetica
di: Alessio Moretti 18 Maggio 2026 10:41

Regno Unito nel caos: gilt ai massimi storici e sterlina sotto pressione
La settimana appena trascorsa si è chiusa con forti turbolenze sui mercati britannici, dove la crisi politica interna ha innescato una violenta ondata di vendite sui titoli di Stato. Al centro della tensione c’è il premier Keir Starmer, sempre più indebolito dopo il pesante crollo del Labour alle ultime elezioni locali.
Gli investitori temono che una possibile successione alla guida del partito possa portare a un governo più interventista e orientato a politiche fiscali espansive, scenario che rischierebbe di compromettere ulteriormente la credibilità finanziaria del Regno Unito.
Il risultato è stato immediato:
- rendimento del gilt decennale oltre il 5,10%
- rendimento del trentennale ai livelli più alti dal 1998
- sterlina protagonista della peggior settimana dell’ultimo anno
A preoccupare ulteriormente il mercato è l’ascesa politica del sindaco di Manchester Andy Burnham, considerato uno dei possibili candidati alla leadership Labour. Parallelamente, i sondaggi mostrano un forte avanzamento del partito populista Reform, ora in vantaggio sul Labour in diversi collegi storicamente roccaforti della sinistra britannica.
Bank of England stretta tra inflazione energetica e rischio recessione
In questo contesto, la Bank of England si trova davanti a uno scenario estremamente complicato. L’aumento dei prezzi energetici continua infatti ad alimentare le aspettative d’inflazione, costringendo i mercati a rivedere al rialzo le ipotesi sui futuri tassi d’interesse.
Il capo economista della BoE, Huw Pill, ha lasciato intendere la possibilità di ulteriori strette monetarie, mentre Catherine Mann ha avvertito che la volatilità finanziaria potrebbe rapidamente trasferirsi all’economia reale.
Nel giro di pochi giorni, i mercati hanno iniziato a prezzare circa 68 punti base di rialzi entro fine anno, contro i 56 punti base attesi solo all’inizio della settimana.
Nel frattempo, però, i dati macroeconomici britannici continuano a deteriorarsi:
- crollo delle vendite al dettaglio
- fiducia dei consumatori ai minimi pluriennali
- rallentamento della spesa delle famiglie
- aumento dei licenziamenti
- mercato immobiliare sotto pressione per i mutui elevati
Nonostante alcuni indicatori come PIL e PMI abbiano mostrato una temporanea resilienza, molti analisti ritengono che quella forza sia soltanto anticipata e destinata a indebolirsi nei prossimi trimestri. Cresce così il timore di una stagflazione in stile anni ’70.
Eurozona fragile: energia, recessione e timori per la BCE
Anche l’Eurozona resta fortemente esposta agli effetti del conflitto in Iran e al rialzo dei prezzi energetici. All’interno della BCE si rafforza infatti il dibattito sul rischio di stagflazione: crescita debole accompagnata da inflazione persistente.
Diversi esponenti della banca centrale hanno avvertito che il rincaro del petrolio potrebbe disancorare le aspettative inflazionistiche e rendere necessari nuovi rialzi dei tassi.
I segnali macroeconomici europei restano deboli:
- in Germania il sentiment economico rimane fragile
- il governo tedesco teme un forte rallentamento del PIL nel secondo trimestre
- in Francia la disoccupazione è salita all’8,1%
- gli investimenti aziendali europei sono ai minimi da 11 anni
Sul fronte energetico, inoltre, aumentano le criticità:
- maggiore dipendenza europea dal gas naturale liquefatto statunitense
- livelli record di sovrapproduzione solare inutilizzata
- tensioni sulla gestione delle riserve di gas
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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