Oro ad un punto di svolta: ripresa o ulteriore crollo?

di: Alessio Moretti 18 Maggio 2026 10:03

immagine oro

Nella notte di questo lunedì il prezzo dell’oro ha toccato il livello più basso delle ultime 7 settimane raggiungendo i 4.484 dollari l’oncia (contratto future con scadenza giugno 2026).

La seduta di venerdì si era chiusa a 4.544 dollari, con una perdita su base settimanale vicina al 4%.

Il massiccio calo di prezzo di venerdì ha messo l’oro in una posizione difficile. Ma l’oro non è stato l’unico a mostrare debolezza. Anche l’argento e il rame hanno registrato forti cali.

A pesare sul sentiment del mercato è sempre il più improbabile taglio dei tassi di interesse da parte della Fed quest’anno. Attualmente, lo strumento FedWatch dell’operatore di borsa futures CME Group indica una probabilità di appena lo 0,4%.

Inflazione USA e Fed: il vero problema per l’oro

A rafforzare il recente sentiment pessimista dei mercati sono stati i nuovi dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha mostrato un’inflazione ancora più alta delle attese, mentre anche i prezzi alla produzione (PPI) hanno registrato un’accelerazione significativa.

Per il mercato dell’oro questo rappresenta un problema immediato.

Il motivo è semplice: fino a poche settimane fa gli investitori scommettevano su imminenti tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Oggi quello scenario appare molto meno probabile. Anzi, cresce l’ipotesi che la Fed possa mantenere i tassi elevati più a lungo del previsto, o addirittura valutare ulteriori strette monetarie.

Ed è proprio qui che nasce la pressione sull’oro.

Quando i tassi salgono, aumentano anche i rendimenti reali dei titoli obbligazionari. Di conseguenza, il dollaro si rafforza e gli investitori trovano più conveniente spostarsi verso strumenti finanziari che offrono rendimento. L’oro, invece, non paga interessi né dividendi, e tende quindi a perdere appeal nel breve termine.

Questo non significa che l’oro perda il suo ruolo di bene rifugio. Al contrario: storicamente continua a essere considerato una protezione contro l’inflazione e contro la perdita di potere d’acquisto. Tuttavia, nel breve periodo il mercato reagisce soprattutto alle aspettative sui tassi d’interesse e alle mosse della banca centrale americana.

La domanda fisica resta però fortissima

Nonostante il recente calo dei prezzi, esiste però un elemento che continua a sostenere il mercato dell’oro: la domanda fisica.

Mentre molti trader speculativi riducono l’esposizione, gli acquisti di lingotti e monete restano elevati. Questo comportamento suggerisce che gli investitori di lungo periodo non stiano abbandonando il metallo prezioso, ma anzi stiano sfruttando il ribasso per accumulare posizioni.

Ed è un segnale molto importante.

Quando un asset scende ma la domanda reale continua a crescere, significa che il mercato non sta vivendo una fuga generalizzata, bensì una fase di forte volatilità guidata soprattutto dalla componente finanziaria.

I livelli tecnici che decidono tutto

Dal punto di vista tecnico, il mercato si trova ora in una zona decisiva.

grafico di borsa dell'oro

L’area compresa tra 4.540 e 4.560 dollari rappresenta uno spartiacque fondamentale. Se il prezzo riuscirà a consolidarsi sopra questa fascia, potrebbe aprirsi spazio per un recupero verso le successive resistenze situate tra 4.670 e 4.800 dollari.

Al contrario, una rottura al ribasso sotto quota 4.500 dollari potrebbe accelerare ulteriormente le vendite, con possibili estensioni verso 4.375 dollari e successivamente in area 4.100 dollari.

Anche gli indicatori tecnici iniziano a mostrare segnali interessanti. L’RSI si sta avvicinando alla zona di ipervenduto e alcune divergenze positive potrebbero suggerire un indebolimento della pressione ribassista. Tuttavia, il mercato ha ancora bisogno di conferme concrete prima di poter parlare di inversione.

I prossimi giorni saranno decisivi

Le prossime sedute potrebbero risultare cruciali per il destino del gold price.

Gli investitori attendono con particolare attenzione:

  • i verbali del FOMC;
  • i nuovi dati PMI sull’economia americana;
  • le aspettative d’inflazione dei consumatori USA.

Ogni dato capace di modificare le aspettative sulla politica monetaria della Fed potrebbe generare forti movimenti sul mercato dell’oro.

Se emergerà una Federal Reserve ancora aggressiva contro l’inflazione, il dollaro potrebbe rafforzarsi ulteriormente e mettere sotto pressione il metallo giallo. Viceversa, segnali di rallentamento economico o un’inflazione meno preoccupante potrebbero favorire un ritorno degli acquisti.

Conclusioni

L’oro si trova davanti a un vero punto di svolta.

Nel breve periodo il mercato resta vulnerabile: tassi elevati, dollaro forte e timori sulla politica monetaria della Fed continuano a creare pressione sui prezzi. Ma sullo sfondo rimangono fattori strutturali che sostengono il metallo prezioso, dalla domanda fisica all’inflazione persistente.

Per questo motivo, il momento attuale appare particolarmente delicato ma anche potenzialmente ricco di opportunità.

Se i compratori riusciranno a difendere i livelli chiave, l’oro potrebbe tornare rapidamente a recuperare terreno. In caso contrario, il mercato rischia un’ulteriore fase di debolezza prima della prossima grande ripartenza.

Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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