Riserve auree italiane: quante sono, dove si trovano e quanto valgono nel 2026

di: Alessio Moretti 9 Settembre 2026 9:23

La riserva aurea italiana

Indice dei contenuti:

Le riserve auree italiane sono tra le più grandi al mondo. La Banca d’Italia detiene complessivamente circa 2.452 tonnellate di oro, una quantità che colloca l’Italia al terzo posto tra i singoli Paesi, dietro solamente a Stati Uniti e Germania.

Ma quanto vale tutto questo oro? Dove viene custodito? E soprattutto: a cosa serve oggi la riserva aurea italiana, considerando che l’euro, come le altre moderne valute, non è più convertibile in oro?

Secondo l’ultimo bilancio disponibile della Banca d’Italia, al 31 dicembre 2025 il controvalore delle riserve auree era pari a 289,2 miliardi di euro, contro i 197,9 miliardi dell’anno precedente. L’aumento non deriva da nuovi acquisti, ma dalla forte crescita della quotazione dell’oro.

Nel corso del 2026 il prezzo del metallo prezioso è salito ulteriormente: considerando quotazioni dell’oro intorno ai 4.400 dollari l’oncia e un cambio euro/dollaro vicino a 1,16 a settembre 2026, il valore teorico di mercato della riserva aurea italiana si aggira intorno ai 300 miliardi di euro. Si tratta però di una stima variabile giorno per giorno, mentre 289,2 miliardi rappresenta l’ultimo valore ufficiale di bilancio disponibile.

Riserva aurea italiana in breve

Riserve auree italiane: quante sono, dove si trovano e quanto valgono nel 2026

Vediamo ora più nel dettaglio cosa sono le riserve auree, perché esistono e perché l’Italia ne possiede una quantità così elevata.

Riserve auree: significato e cosa sono

Con il termine riserve auree si indica la quantità di oro detenuta da una banca centrale o da un’altra istituzione monetaria nell’ambito delle riserve ufficiali di un Paese.

In parole semplici, si tratta di oro fisico – prevalentemente sotto forma di lingotti e, in misura minore, di monete – conservato come attività di riserva.

Nel caso italiano le riserve sono detenute e gestite dalla Banca d’Italia, che fa parte dell’Eurosistema insieme alla Banca Centrale Europea e alle altre banche centrali nazionali dei Paesi che utilizzano l’euro.

Le riserve auree sono oggi parte delle riserve ufficiali del Paese, insieme alle attività denominate in valuta estera. Secondo Banca d’Italia, la loro funzione è anche quella di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e della moneta unica.

Riserve auree e riserve aurifere sono la stessa cosa?

Nel linguaggio comune le espressioni riserve auree e riserve aurifere vengono spesso utilizzate come sinonimi quando si parla dell’oro detenuto dalle banche centrali.

In ambito economico e finanziario, tuttavia, “riserve auree” è il termine più preciso.

L’espressione “riserve aurifere” può infatti essere utilizzata anche in ambito geologico o minerario per indicare risorse e giacimenti di oro ancora presenti nel sottosuolo.

Quando si parla dell’oro custodito dalla Banca d’Italia, quindi, è preferibile parlare di riserva aurea italiana o di riserve auree italiane.

Quanto oro possiede l’Italia?

La quantità complessiva di oro detenuta dalla Banca d’Italia è pari a circa 2.451,8 tonnellate, generalmente arrotondate a 2.452 tonnellate.

La riserva è costituita principalmente da 95.493 lingotti, ai quali si aggiunge una quota minore di monete d’oro.

Si tratta di una quantità enorme: se tutto l’oro italiano fosse riunito nello stesso luogo, il suo peso sarebbe equivalente a quello di oltre 400 elefanti africani adulti.

Ancora più significativo è il confronto internazionale.

L’Italia è il terzo Paese al mondo per riserve auree

L’Italia possiede una delle maggiori riserve aurifere al mondo.

Considerando i singoli Paesi, davanti all’Italia troviamo solamente:

  1. Stati Uniti, con oltre 8.100 tonnellate;
  2. Germania, con circa 3.350 tonnellate;
  3. Italia, con circa 2.452 tonnellate.

Segue la Francia, con circa 2.437 tonnellate.

La Banca d’Italia viene invece definita il quarto maggiore detentore di riserve auree al mondo perché nella graduatoria degli organismi ufficiali viene considerato anche il Fondo Monetario Internazionale, che possiede circa 2.814 tonnellate.

Si tratta quindi di due affermazioni entrambe corrette:

l’Italia è il terzo Paese al mondo per quantità di oro detenuto, mentre la Banca d’Italia è il quarto detentore istituzionale, includendo nella classifica anche il Fondo Monetario Internazionale.

Un dato particolarmente rilevante considerando che economie molto più grandi, come Cina, Russia e Giappone, dispongono di una quantità inferiore di oro.

La Cina sta tuttavia aumentando rapidamente le proprie riserve: secondo il World Gold Council, nel 2026 la banca centrale cinese ha continuato ad acquistare oro, portando le proprie disponibilità oltre le 2.300 tonnellate.

Quanto vale la riserva aurea italiana?

Il valore della riserva aurea italiana non è fisso perché dipende principalmente dalla quotazione dell’oro in tempo reale e dal cambio euro/dollaro.

Poiché l’oro viene quotato prevalentemente in dollari, anche l’andamento della valuta statunitense può influenzarne il prezzo. Abbiamo approfondito questo rapporto nella nostra guida sulla correlazione tra dollaro e materie prime.

Banca d’Italia rivaluta periodicamente il metallo ai prezzi di mercato.

Il dato ufficiale più recente riguarda il 31 dicembre 2025, quando le 2.452 tonnellate detenute dall’Istituto valevano 289,2 miliardi di euro.

Alla fine del 2024 il loro valore era invece di 197,9 miliardi.

In appena dodici mesi il valore della riserva è quindi aumentato di 91,3 miliardi di euro, pari a circa il 46%, pur rimanendo sostanzialmente invariata la quantità fisica di oro posseduta.

La ragione è stata il forte aumento del prezzo del metallo prezioso.

Quanto vale la riserva aurea italiana oggi?

Il valore può cambiare ogni giorno.

A settembre 2026 il prezzo internazionale dell’oro si è mosso intorno a 4.400 dollari per oncia troy. Considerando anche il cambio euro/dollaro, le 2.452 tonnellate italiane avrebbero un valore teorico nell’ordine dei 300 miliardi di euro.

È importante sottolineare che questa cifra rappresenta solamente una stima ai prezzi di mercato correnti.

Per il valore contabile ufficiale è invece opportuno fare riferimento al bilancio annuale pubblicato dalla Banca d’Italia.

Questo significa anche che il valore della riserva può aumentare o diminuire notevolmente senza che venga comprato o venduto un solo lingotto.

Dove si trova la riserva aurea italiana?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, meno della metà dell’oro italiano si trova fisicamente in Italia.

La Banca d’Italia indica questa distribuzione geografica:

Dove si trova la riserva aurea italiana

Quasi 1.100 tonnellate vengono quindi custodite nei locali di sicurezza della Banca d’Italia a Roma.

Una quantità quasi equivalente, 1.061,5 tonnellate, è conservata negli Stati Uniti.

Quote più piccole sono invece depositate presso istituzioni finanziarie e banche centrali nelle principali piazze dell’oro di Londra e Svizzera.

Perché l’oro italiano si trova anche all’estero?

La presenza di una parte consistente della riserva aurea italiana all’estero può apparire insolita, ma risponde a motivazioni precise.

Banca d’Italia individua principalmente tre ragioni.

La prima è storica: parte dell’oro è rimasta nei luoghi nei quali venne originariamente acquistata.

La seconda riguarda la diversificazione del rischio. Conservare l’intera riserva in un unico caveau esporrebbe il patrimonio a un rischio geografico e operativo maggiore.

La terza è legata alla liquidità.

New York e Londra sono tra le principali piazze finanziarie internazionali per il mercato dell’oro. Avere una parte delle riserve già depositata presso grandi centri finanziari permetterebbe, in caso di necessità, di utilizzarla più rapidamente evitando tempi e costi legati al trasporto fisico dei lingotti.

Perché l’Italia ha così tanto oro?

Per comprendere perché la riserva aurea italiana sia così grande bisogna tornare indietro nel tempo.

Quando nacque la Banca d’Italia nel 1893, dalla fusione di tre istituti di emissione, il nuovo organismo possedeva già una propria dotazione in oro.

La quantità aumentò progressivamente fino alla Seconda guerra mondiale, per poi crollare durante il conflitto e nell’immediato dopoguerra, anche a causa della sottrazione di parte delle riserve da parte delle forze di occupazione.

La svolta avvenne negli anni successivi.

Nel dopoguerra l’Italia si trasformò progressivamente in un Paese esportatore e registrò importanti afflussi di valuta estera, soprattutto dollari. Una parte di questi dollari fu convertita in oro, determinando una forte crescita delle riserve tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

La quantità rimase poi sostanzialmente stabile.

Alla fine degli anni Novanta, dopo il trasferimento alla Banca d’Italia dell’oro precedentemente nella disponibilità dell’Ufficio Italiano Cambi e il conferimento di una quota alla BCE in occasione dell’avvio dell’Unione economica e monetaria, la riserva si attestò sulle attuali 2.452 tonnellate.

A cosa servono oggi le riserve auree?

Con l’abbandono del Gold Standard, le moderne banconote non sono più convertibili in una quantità prestabilita di oro.

Questo non significa però che le riserve auree siano diventate inutili.

Secondo Banca d’Italia, l’oro continua a svolgere diverse funzioni.

Diversificazione delle riserve

L’oro non rappresenta un credito nei confronti di uno specifico Stato o emittente.

A differenza di un titolo obbligazionario, quindi, non dipende direttamente dalla capacità di un debitore di rimborsare il proprio debito.

Per una banca centrale rappresenta perciò un elemento di diversificazione rispetto a valute e titoli finanziari.

Protezione durante le crisi

Storicamente l’oro tende a essere maggiormente richiesto durante le fasi di forte incertezza finanziaria o geopolitica.

Banca d’Italia lo considera per questo uno strumento che può offrire protezione rispetto a eventi avversi e scenari estremi.

Fiducia nel sistema finanziario

Una consistente dotazione di riserve internazionali aumenta la capacità di una banca centrale di intervenire in condizioni eccezionali e contribuisce a rafforzare la fiducia nella solidità del sistema finanziario.

Possibile garanzia

L’oro può anche essere utilizzato come collaterale.

L’Italia lo ha già fatto nel 1976, quando una parte delle riserve venne utilizzata come garanzia per un prestito ricevuto dalla Bundesbank.

Riserva per l’Eurosistema

Banca d’Italia ricorda inoltre che una parte delle disponibilità deve essere mantenuta anche in vista di eventuali ulteriori conferimenti richiesti dalla BCE nell’ambito delle regole del Sistema europeo di banche centrali.

Di chi è la riserva aurea italiana?

Questa domanda è diventata particolarmente interessante nel 2026.

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una disposizione secondo cui, nel rispetto delle norme europee relative all’Eurosistema e all’indipendenza delle banche centrali, le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia “appartengono al Popolo italiano”.

Questo passaggio non significa però che il Governo possa decidere liberamente di prendere i lingotti o venderli.

Lo stesso Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha chiarito che la nuova disposizione non modifica né la rappresentazione dell’oro nel bilancio della Banca d’Italia né i compiti e le finalità connesse alla sua detenzione.

La gestione delle riserve rimane infatti soggetta alle regole dell’Eurosistema e ai principi di indipendenza della banca centrale previsti dalla normativa europea.

Si possono vendere le riserve auree per ridurre il debito pubblico?

Periodicamente torna nel dibattito politico l’ipotesi di utilizzare la riserva aurea italiana per ridurre il debito pubblico.

La questione è però molto più complessa di quanto possa apparire.

Le riserve auree non sono un deposito di denaro direttamente a disposizione del Governo. Sono iscritte nel bilancio della Banca d’Italia e vengono gestite nel quadro delle regole nazionali ed europee relative alle banche centrali.

Una vendita dovrebbe quindi essere compatibile con i compiti e con l’indipendenza della Banca d’Italia e con le norme dell’Eurosistema.

Inoltre, vendere una quantità molto elevata di oro avrebbe conseguenze finanziarie da valutare attentamente.

Un’offerta improvvisa di centinaia o migliaia di tonnellate potrebbe esercitare una pressione sul prezzo del metallo, riducendo il valore ottenibile dalla stessa vendita.

Bisogna poi considerare che, anche prendendo come riferimento un valore vicino ai 300 miliardi di euro, l’oro italiano rappresenterebbe solamente una frazione del debito pubblico complessivo.

La vendita comporterebbe quindi la perdita permanente di una delle principali attività di riserva del Paese in cambio di una riduzione solo parziale dello stock di debito.

Qual è la differenza tra riserve auree e riserve valutarie?

Le riserve auree non devono essere confuse con le riserve valutarie.

Le prime sono costituite da oro.

Le seconde comprendono invece attività denominate in valute estere, come:

  • dollari statunitensi;
  • sterline;
  • yen;
  • dollari australiani e canadesi;
  • titoli e depositi denominati in valuta estera;
  • attività nei confronti del Fondo Monetario Internazionale.

Oro e attività in valuta fanno comunque parte delle riserve ufficiali detenute dalla Banca d’Italia.

Alla fine del 2025 il controvalore combinato delle riserve auree e delle attività nette in valuta detenute dalla Banca d’Italia era pari a circa 343 miliardi di euro, dei quali 289 miliardi riconducibili all’oro.

Questo dato mostra quanto il metallo prezioso rappresenti una componente particolarmente rilevante delle riserve italiane.

Perché le banche centrali continuano a comprare oro?

L’importanza delle riserve auree non appartiene solamente al passato.

Negli ultimi anni molte banche centrali hanno intensificato gli acquisti.

Secondo il World Gold Council, nei quattro anni precedenti al 2026 le banche centrali mondiali hanno acquistato mediamente circa 1.000 tonnellate di oro l’anno, il doppio rispetto alla media di circa 500 tonnellate del decennio precedente.

Il fenomeno è proseguito nel 2026.

A luglio le banche centrali hanno registrato acquisti netti per altre 23 tonnellate, con Polonia e Cina tra i principali compratori dell’anno.

Tra le ragioni più frequentemente associate all’oro troviamo:

  • diversificazione dalle principali valute;
  • assenza di rischio di credito dell’emittente;
  • liquidità internazionale;
  • protezione nelle crisi;
  • tutela rispetto ad alcuni scenari inflazionistici;
  • crescente incertezza geopolitica.

Per questo, nonostante la fine del sistema aureo, l’oro continua ad avere un ruolo importante all’interno delle riserve delle maggiori banche centrali.

Domande frequenti sulle riserve auree

Quante sono le riserve auree italiane?

La Banca d’Italia detiene circa 2.452 tonnellate di oro. La quantità è rimasta sostanzialmente stabile da molti anni e rende l’Italia il terzo Paese al mondo per riserve auree dopo Stati Uniti e Germania.

Quanto vale la riserva aurea italiana?

L’ultimo valore ufficiale pubblicato dalla Banca d’Italia è 289,2 miliardi di euro al 31 dicembre 2025. Poiché il prezzo dell’oro cambia quotidianamente, anche il valore di mercato della riserva varia continuamente. A settembre 2026 il suo valore teorico è nell’ordine dei 300 miliardi di euro.

Dove si trova l’oro italiano?

Delle circa 2.452 tonnellate complessive, 1.100 tonnellate sono custodite in Italia, 1.061,5 negli Stati Uniti, 149,3 in Svizzera e 141,2 nel Regno Unito.

Perché parte dell’oro italiano è negli Stati Uniti?

La distribuzione internazionale deriva sia da ragioni storiche sia dalla necessità di diversificare i rischi. Inoltre conservare una parte dell’oro nelle principali piazze finanziarie mondiali ne facilita un eventuale utilizzo senza dover trasferire fisicamente grandi quantità di metallo.

L’Italia è il terzo Paese al mondo per riserve auree?

Sì. Considerando solamente i Paesi, l’Italia è al terzo posto dopo Stati Uniti e Germania. Considerando anche il Fondo Monetario Internazionale, la Banca d’Italia è invece il quarto detentore istituzionale di oro.

A chi appartengono le riserve auree italiane?

La Legge di Bilancio 2026 ha specificato che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al popolo italiano, nel rispetto delle attribuzioni e dei vincoli previsti dalle norme europee. La disposizione non ha modificato i compiti della Banca d’Italia nella gestione dell’oro.

Le riserve auree garantiscono l’euro?

No. L’euro è una valuta fiat e non è convertibile in oro. Le riserve auree contribuiscono però alla solidità delle riserve ufficiali e alla fiducia nel sistema finanziario e possono essere utilizzate, in determinate circostanze, come garanzia o attività di riserva.

Riserve auree e riserve aurifere hanno lo stesso significato?

Nel linguaggio finanziario vengono spesso utilizzate con lo stesso significato, ma riserve auree è l’espressione più appropriata per indicare l’oro detenuto dalle banche centrali. “Riserve aurifere” può essere utilizzato anche per indicare giacimenti minerari contenenti oro.

Conclusioni

La riserva aurea italiana rappresenta uno degli asset finanziari più importanti detenuti dal Paese.

Con circa 2.452 tonnellate di oro, l’Italia dispone della terza maggiore riserva nazionale al mondo, superata solamente da Stati Uniti e Germania.

L’ultimo valore ufficiale disponibile è di 289,2 miliardi di euro al 31 dicembre 2025, ma il rialzo dell’oro registrato nel 2026 porta il suo valore di mercato teorico intorno ai 300 miliardi di euro.

Solo il 44,86% dell’oro si trova fisicamente in Italia: il resto è distribuito tra Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito per ragioni storiche, di diversificazione del rischio e di accesso alle principali piazze finanziarie internazionali.

Ma soprattutto, le riserve auree non sono un residuo del passato.

Nonostante la fine del Gold Standard, l’oro continua a rappresentare per le banche centrali uno strumento di diversificazione, un’attività priva del rischio di insolvenza di un emittente e una riserva utilizzabile in situazioni eccezionali.

Il fatto che numerose banche centrali stiano nuovamente aumentando le proprie disponibilità di oro dimostra come, anche in un sistema finanziario sempre più digitale, il metallo prezioso continui a mantenere un ruolo strategico.

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Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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