Petrolio in calo dopo le Midterm: il mercato sta sottovalutando il rischio Iran?
di: Alessio Moretti 5 Novembre 2026 11:05

Il prezzo del petrolio continua a scendere dopo le elezioni Midterm americane, con gli investitori che sembrano scommettere su una riduzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Il Brent è sceso fino a circa 93,82 dollari al barile, mentre il WTI si è portato intorno a 86,92 dollari. La correzione arriva dopo il forte ribasso della seduta precedente e riflette soprattutto l’idea che la perdita del controllo del Congresso da parte dei Repubblicani possa limitare la capacità di Donald Trump di proseguire il confronto militare con Teheran.
Trump ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti non hanno piani immediati per nuovi attacchi contro l’Iran, alimentando le aspettative per una soluzione diplomatica.
Ma una sconfitta elettorale non equivale necessariamente a una de-escalation geopolitica.
L’offerta di petrolio sta recuperando
Il caso ribassista ha comunque basi concrete.
Secondo JPMorgan, il mercato petrolifero globale sarebbe tornato in surplus per circa 1,1 milioni di barili al giorno a settembre e 1,4 milioni a ottobre, grazie al progressivo recupero dei flussi dal Golfo.
Questo miglioramento dell’offerta ha ridotto parte del premio geopolitico incorporato nei prezzi.
Il problema è che il ritorno dei barili sul mercato non significa necessariamente un ritorno alla normalità.
I flussi petroliferi del Golfo restano ancora vulnerabili alle tensioni nello Stretto di Hormuz e, secondo dati preliminari, le esportazioni di ottobre sono risultate inferiori ai massimi post-conflitto raggiunti a settembre.
Le scorte globali restano molto basse
Il vero punto debole del mercato è rappresentato dalle scorte.
Dall’inizio del conflitto sono stati prelevati quasi 1 miliardo di barili dalle riserve globali, mentre in alcune aree le scorte di diesel sono scese ai livelli stagionali più bassi degli ultimi 35 anni.
Il CEO di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito che potrebbero essere necessari fino a due anni per ricostituire le scorte globali, anche dopo una piena normalizzazione dello Stretto di Hormuz.
Anche gli Stati Uniti hanno fatto ampio ricorso alle proprie riserve strategiche, concedendo in prestito decine di milioni di barili alle compagnie petrolifere per attenuare la pressione sui prezzi.
Il mercato ha quindi recuperato parte dell’offerta, ma non ha ancora ricostruito quel margine di sicurezza che permette di assorbire nuovi shock.
Trump potrebbe davvero ridurre la pressione sull’Iran?
Qui entra in gioco la variabile politica.
La vittoria democratica al Congresso limita la capacità dell’amministrazione Trump di portare avanti alcune parti della propria agenda interna, ma la politica estera resta un’area nella quale il presidente mantiene ampi margini di manovra.
Reuters ha riportato che all’interno dell’amministrazione continuano a essere valutate opzioni militari contro l’Iran, mentre le trattative diplomatiche restano distanti da un accordo definitivo.
La stessa Teheran continua a legare la riapertura completa dello Stretto di Hormuz alla fine del blocco americano e all’allentamento delle sanzioni.
Questo significa che il mercato potrebbe stare confondendo minore pressione politica interna con una maggiore probabilità di pace.
Petrolio: il rischio geopolitico non è scomparso
L’attuale surplus di offerta giustifica parte della recente discesa del greggio, ma l’equilibrio resta fragile.
Scorte ridotte, infrastrutture danneggiate, costi logistici elevati e una soluzione diplomatica ancora lontana significano che basta un nuovo episodio militare per riportare rapidamente il premio geopolitico nei prezzi.
Il petrolio potrebbe quindi continuare a beneficiare nel breve termine del miglioramento dei flussi dal Golfo, ma interpretare il risultato delle Midterm come la fine del rischio Iran potrebbe essere prematuro. La vera normalizzazione arriverà soltanto quando il mercato avrà recuperato non solo i barili, ma anche scorte, capacità logistica e sicurezza delle rotte energetiche.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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