Stellantis scommette 21,6 miliardi sul Nord America: è la svolta che può far ripartire il titolo?
di: Alessio Moretti 18 Settembre 2026 10:17

Dopo un crollo che ha portato le azioni Stellantis a 4,40 euro, il mercato sembra avere aspettative estremamente basse sul futuro del gruppo automobilistico. La capitalizzazione è scesa a circa 12,9 miliardi di euro e il 2025 ha lasciato in eredità perdite miliardarie, margini compressi e una profonda crisi soprattutto nel mercato nordamericano.
È proprio dagli Stati Uniti, però, che Stellantis vuole far partire la riscossa.
Con il nuovo piano strategico FaSTLAne 2030, il gruppo ha deciso di destinare al Nord America il 60% dei 36 miliardi di euro di investimenti previsti per marchi e prodotti: circa 21,6 miliardi. Una scommessa enorme su quella che per anni è stata una delle principali fonti di profitto dell’azienda.
Se funzionasse, anche l’attuale valutazione del titolo potrebbe iniziare ad apparire molto diversa.
Per Stellantis il Nord America è diventato decisivo
La crisi di Stellantis non può essere separata dai problemi incontrati negli Stati Uniti.
Scorte elevate, prezzi poco competitivi, perdita di quote di mercato e una gamma non sempre allineata alle nuove esigenze dei consumatori hanno indebolito uno dei mercati storicamente più redditizi del gruppo.
Il piano FaSTLAne punta quindi a cambiare radicalmente rotta.
Entro il 2030 Stellantis vuole aumentare del 25% i ricavi nordamericani, riportare il margine operativo rettificato tra l’8% e il 10%, ampliare la copertura del mercato del 50% e aumentare i volumi del 35%.
Il tutto attraverso il lancio di 11 modelli completamente nuovi e un maggiore utilizzo degli stabilimenti americani, che dovrebbe raggiungere l’80% entro la fine del decennio.
In pratica, buona parte del successo del turnaround di Stellantis passerà proprio da qui.
Auto più economiche per riconquistare i clienti
Uno degli aspetti più interessanti della nuova strategia riguarda il prezzo.
Il mercato automobilistico statunitense ha vissuto negli ultimi anni un forte aumento del costo medio delle auto nuove. Stellantis vuole provare a sfruttare questa situazione entrando con maggiore decisione nelle fasce più accessibili.
Sono previsti sette nuovi prodotti sotto i 40.000 dollari e due sotto i 30.000 dollari.
L’obiettivo è chiaro: recuperare volumi, riportare clienti nei concessionari e aumentare l’utilizzo degli impianti.
È però anche uno dei principali rischi della strategia.
Vendere più automobili economiche non significa necessariamente produrre più profitti. Stellantis dovrà riuscire contemporaneamente a ridurre i costi e migliorare l’efficienza produttiva, evitando che il ritorno dei volumi avvenga a discapito dei margini.
Jeep e Ram per riportare in alto i margini
La seconda parte della strategia va nella direzione opposta.
Se Chrysler e i modelli più accessibili dovranno aiutare Stellantis a riconquistare i volumi, Jeep e Ram avranno il compito di attaccare segmenti potenzialmente più remunerativi.
Ram vuole ampliare la propria presenza oltre i tradizionali pickup full-size, entrando in nuove categorie e riportando sul mercato nomi storici come Dakota e Ramcharger. Parallelamente sono previsti nuovi modelli ad alte prestazioni, destinati a una clientela disposta a spendere di più.
Anche Jeep sarà profondamente rinnovata, con nuovi prodotti e aggiornamenti della gamma Wrangler, Gladiator, Grand Cherokee e Grand Wagoneer.
La logica è interessante: utilizzare i modelli più accessibili per aumentare i volumi e quelli Jeep e Ram a maggiore valore aggiunto per sostenere la redditività.
Se questo equilibrio funzionasse, Stellantis potrebbe finalmente affrontare uno dei problemi centrali emersi negli ultimi anni: vendere abbastanza auto senza sacrificare eccessivamente i margini.
I primi segnali di recupero sono già arrivati
Il turnaround non è soltanto una promessa per il 2030.
Nel primo trimestre 2026 le consegne consolidate sono salite a 1,4 milioni di veicoli, +12% rispetto all’anno precedente, con Nord America ed Europa tra i principali motori della crescita.
I ricavi sono aumentati del 6% a 38,1 miliardi di euro, mentre Stellantis è tornata a registrare un utile netto di circa 400 milioni e un utile operativo rettificato di 1 miliardo, pari a un margine del 2,5%. Il free cash flow industriale è rimasto negativo per 1,9 miliardi, pur migliorando del 37% su base annua.
Segnali incoraggianti, quindi, ma ancora insufficienti per dichiarare conclusa la fase di crisi.
A 4,40 euro Stellantis può diventare un’occasione?

Ed è qui che entra in gioco la valutazione.
Secondo i dati di InvestingPro, a 4,40 euro Stellantis presenta un Fair Value di 6,23 euro, che implica un potenziale teorico di rivalutazione del 41,5%. Il P/E forward è inoltre pari ad appena 6,6 volte.
Numeri che suggeriscono come sul titolo siano già incorporate aspettative molto prudenti.
Il problema è che Stellantis resta una scommessa sul turnaround: il mercato vorrà vedere il recupero dei margini, la generazione di cassa e soprattutto la capacità del gruppo di trasformare gli investimenti nordamericani in vendite redditizie.
Ed è probabilmente proprio il Nord America la variabile da monitorare più attentamente.
Se i nuovi modelli riusciranno a riportare volumi e quote di mercato senza comprimere i margini, gli attuali 4,40 euro potrebbero rivelarsi una valutazione estremamente penalizzante. Se invece il piano dovesse rallentare, un multiplo basso potrebbe non bastare a fermare ulteriori pressioni sul titolo.
La vera scommessa su Stellantis, oggi, passa quindi soprattutto dagli Stati Uniti.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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