Nike crolla ai minimi dal 2014: è arrivato il momento di comprare?

di: Filippo Giannini 18 Settembre 2026 9:23

nike crollo in borsa

Indice dei contenuti:

Le azioni di Nike hanno toccato ieri un nuovo minimo a 35.72 dollari (livelli del 2014), salvo poi chiudere in rialzo a 36,36 dollari.

Il titolo è in calo strutturale ormai da molto tempo, nel 2026 ha perso circa il 35%, mentre il massimo a 52 settimane resta a 76,97 dollari. La capitalizzazione è scesa sotto i 54 miliardi di dollari e Nike è ormai il titolo con il peso più basso all’interno del Dow Jones, mentre è prevista anche la sua uscita dall’S&P 100.

Il mercato, insomma, sta prezzando un deterioramento profondo del business. Ma a questi livelli Nike è diventata un’occasione oppure il ribasso può continuare?

andamento grafico nike

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Il problema non è solo il prezzo dell’azione

I numeri degli ultimi anni spiegano perché gli investitori continuano a essere prudenti. I ricavi sono passati da 51,36 miliardi di dollari nell’esercizio 2024 a 46,40 miliardi nel 2026, mentre l’utile netto è sceso da 5,70 a 3,11 miliardi.

Ancora più evidente il deterioramento del Free Cash Flow, crollato da 6,62 a 2,18 miliardi di dollari in due anni. Anche il margine netto è sceso dall’11,1% al 6,7%.

Nike sta pagando una strategia commerciale poco efficace, l’eccessiva dipendenza da modelli storici come Air Force 1, Dunk e Jordan e la crescente concorrenza di Hoka, On, New Balance e dei player locali in Cina.

Nell’ultimo trimestre le vendite in Greater China sono diminuite del 17%, mentre il Nord America ha mostrato un segnale migliore, con ricavi in crescita del 3%. Il ritorno verso il canale wholesale sembra quindi produrre qualche risultato, ma il turnaround resta incompleto.

Valutazioni: Nike è davvero a sconto?

Qui il quadro diventa più interessante. Secondo InvestingPro, il Fair Value di Nike è pari a 55,56 dollari, con un potenziale rialzo teorico di circa il 53% rispetto ai prezzi attuali. Il target medio degli analisti indica invece un upside più prudente, vicino al 25%.

Il P/E trailing è sceso a 17,4 volte, mentre quello forward sale a 20,9 volte. Questo significa che gli utili attesi nel breve periodo sono inferiori a quelli degli ultimi dodici mesi: Nike, quindi, non è necessariamente economica se osservata rispetto ai profitti previsti. Servirà una vera ripresa degli utili per rendere la valutazione più interessante.

Da monitorare anche il dividend yield del 4,5%, particolarmente elevato per Nike. Il forte calo del Free Cash Flow, tuttavia, riduce il margine di sicurezza e rende ancora più importante un miglioramento operativo.

Un crollo dell’AI potrebbe aiutare Nike?

Solo indirettamente. Un forte ridimensionamento delle valutazioni dei titoli legati all’intelligenza artificiale potrebbe favorire una rotazione verso società tradizionali, value e rimaste indietro, riportando Nike sotto i radar degli investitori.

Ma non sarebbe automatico. Se un sell-off dell’AI coincidesse con una generale avversione al rischio o con un rallentamento economico, anche i consumi discrezionali potrebbero soffrire. E proprio il consumer discretionary è attualmente uno dei settori maggiormente penalizzati dall’aumento dei rendimenti e dalle pressioni sui consumatori.

Lo scenario ideale per Nike sarebbe piuttosto una rotazione fuori dal tech accompagnata da tassi più bassi, inflazione in calo e consumi resilienti.

Comprare Nike adesso?

Nike appare oggi più come una scommessa sul turnaround che come un acquisto privo di rischi. Il brand resta fortissimo, il titolo tratta molto lontano dai massimi e il Fair Value di InvestingPro segnala un potenziale significativo. Allo stesso tempo, ricavi, utili e generazione di cassa non hanno ancora mostrato una vera inversione.

Per chi accetta un rischio elevato e guarda al medio-lungo periodo, questi prezzi iniziano quindi a diventare interessanti. Un approccio più prudente richiederebbe invece segnali concreti di stabilizzazione della Cina, recupero dei margini e ritorno alla crescita.

Il prossimo test arriverà con i risultati attesi il 1° ottobre, prima dell’Investor Day del 16-17 novembre: due appuntamenti fondamentali per capire se il rilancio guidato da Elliott Hill stia finalmente funzionando.

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Informazioni sull'autore: Filippo Giannini

Autore Articolo: Filippo Giannini
Laureato in ingegneria, ha 15 anni di esperienza sui mercati finanziari come trader indipendente. Membro Professional della Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), per TradingFacile opera come trader quantitativo, analista tecnico e responsabile del settore formazione. La sua operatività si concentra su un approccio quasi esclusivamente automatico, attraverso algoritmi da lui creati e validati che sfruttano principalmente la volatilità e le inefficienze di mercato. Viene invitato regolarmente come relatore ai principali eventi italiani inerenti al trading e agli investimenti e collabora inoltre con broker e testate giornalistiche, realizzando analisi sui principali indici e cross valutari, oltre a seminari ed eventi formativi, sia dal vivo che on-line. Collabora con le principali testate giornalistiche di settore, realizzando report e analisi di mercato.

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