Dazi Trump e nuove sanzioni all’Iran: aumentano i rischi per i mercati
di: Filippo Giannini 25 Agosto 2026 10:21

Le tensioni commerciali e geopolitiche tornano al centro dell’attenzione degli investitori. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di voler raddoppiare i dazi sulle automobili canadesi, mentre Washington starebbe preparando nuove tariffe contro la Cina. Parallelamente, il Tesoro americano ha avviato una vasta offensiva economica contro l’Iran.
Questi sviluppi potrebbero alimentare la volatilità sui mercati azionari, valutari e delle materie prime, aumentando contemporaneamente i rischi per la crescita e l’inflazione.
Dazi del 50% sulle auto canadesi
Trump ha annunciato che dal 1° gennaio 2027 i dazi sulle automobili, sui camion e sui componenti automobilistici provenienti dal Canada potrebbero salire dall’attuale 25% al 50%.
Per i veicoli conformi all’accordo commerciale USMCA, le tariffe vengono attualmente applicate soltanto alla quota di componenti non prodotta negli Stati Uniti. L’eventuale aumento potrebbe quindi colpire duramente una filiera automobilistica nordamericana fortemente integrata, nella quale componenti e veicoli attraversano più volte il confine durante il processo produttivo.
Secondo quanto riportato da Reuters, la minaccia è arrivata dopo il fallimento dei recenti negoziati commerciali tra Washington e Ottawa.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha promesso una risposta proporzionata, annunciando dazi sui prodotti americani “dollaro per dollaro” a partire dall’8 settembre. La reazione dei mercati valutari non si è fatta attendere: lunedì il dollaro canadese ha perso lo 0,56% nei confronti della valuta statunitense, portandosi intorno a 1,385 dollari canadesi per dollaro USA.
Un ulteriore indebolimento del cambio potrebbe aumentare il costo delle importazioni canadesi, mentre le nuove tariffe rischiano di comprimere i margini delle case automobilistiche e far salire i prezzi dei veicoli negli Stati Uniti.
Nuovi dazi Trump anche contro la Cina?
Il fronte commerciale potrebbe allargarsi ulteriormente. Secondo un’indiscrezione di Bloomberg, ripresa da Reuters, gli Stati Uniti starebbero valutando un dazio aggiuntivo del 7,5% sui prodotti cinesi, giustificato dalle accuse di eccesso di capacità produttiva di Pechino.
La misura, non ancora confermata ufficialmente, riporterebbe i dazi introdotti durante il secondo mandato di Trump a circa il 20%. L’annuncio potrebbe arrivare prima del prossimo incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping.
Washington potrebbe utilizzare la minaccia tariffaria come leva negoziale, cercando al tempo stesso di proteggere le industrie americane dalla concorrenza cinese nei settori automobilistico, siderurgico, tecnologico e dell’energia solare.
“Operation Economic Outcast”: nuove sanzioni contro l’Iran
Sul fronte geopolitico, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato l’avvio di Operation Economic Outcast, una nuova campagna volta a isolare l’Iran dal sistema economico internazionale.
Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto sanzioni contro oltre 60 individui, società e imbarcazioni coinvolti nelle attività economiche e militari iraniane. Le restrizioni sono state estese anche ai settori degli asset digitali, della tecnologia, dell’oro, dell’aviazione e del trasporto marittimo.
Washington ha inoltre avvertito i Paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con Teheran del rischio di vedere alcune delle proprie aziende escluse dal sistema finanziario basato sul dollaro.
L’Iran ha dichiarato di essere preparato alle nuove misure, minacciando una risposta militare e un’ulteriore riduzione delle esportazioni di petrolio dal Golfo.
Quali conseguenze per i mercati?
L’intreccio tra dazi Trump e sanzioni all’Iran crea diversi fattori di rischio. Le tariffe contro Canada e Cina potrebbero aumentare i costi di produzione, rallentare il commercio internazionale e alimentare nuove pressioni inflazionistiche.
Le tensioni con Teheran, invece, potrebbero sostenere i prezzi di petrolio e gas, soprattutto in caso di nuove limitazioni al traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Un rialzo dell’energia renderebbe più difficile il lavoro delle banche centrali e potrebbe pesare sui titoli obbligazionari e sui settori maggiormente sensibili ai consumi.
Gli investitori dovranno quindi monitorare la conferma ufficiale dei nuovi dazi, la risposta di Canada e Cina e l’eventuale reazione iraniana. In questo contesto, commercio internazionale, inflazione ed energia continueranno probabilmente a rappresentare le principali fonti di volatilità sui mercati.
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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