L’inflazione dell’Eurozona rallenta: BCE approccio più prudente?
di: Filippo Giannini 20 Luglio 2026 10:29

L’inflazione nell’Eurozona continua a mostrare segnali di raffreddamento. I dati definitivi di giugno confermano una crescita dei prezzi al consumo del 2,8% su base annua, in calo rispetto al 3,2% registrato a maggio e perfettamente in linea con la stima preliminare. Il dato si è inoltre attestato al di sotto delle aspettative degli analisti, che prevedevano un’inflazione al 3,0%.
Il rallentamento è stato favorito principalmente dalla diminuzione della pressione sui prezzi di energia, servizi e prodotti alimentari. L’inflazione energetica è scesa dall’10,8% all’8,5%, mentre quella dei servizi è diminuita dal 3,5% al 3,2%, annullando in gran parte l’impennata registrata a maggio, legata alla maggiore domanda turistica. Anche l’inflazione core, che esclude le componenti più volatili, è rallentata al 2,1%, mentre l’indice che esclude esclusivamente l’energia si è attestato al 2,4%.
Nel secondo trimestre del 2026, l’inflazione media dell’Eurozona è stata pari al 3,0%, inferiore alla previsione della Banca Centrale Europea del 3,2%, un elemento che potrebbe influenzare le prossime decisioni di politica monetaria.
Prezzi dell’energia e alimentari: i fattori dietro il calo
Secondo gli analisti, la flessione dell’inflazione è stata sostenuta dal ribasso dei carburanti e dal continuo rallentamento dei prezzi alimentari.
Un elemento interessante riguarda il settore aereo: nonostante le tensioni geopolitiche in Medio Oriente abbiano fatto aumentare il costo del carburante per gli aerei, molte compagnie sembrano aver assorbito internamente questi maggiori costi, evitando di trasferirli integralmente ai consumatori attraverso un aumento dei prezzi dei biglietti.
Questo comportamento ha contribuito a limitare gli effetti indiretti dell’aumento dei prezzi energetici sull’inflazione complessiva.
BCE: meno pressione per un nuovo aumento dei tassi
Il dato di giugno rappresenta un segnale positivo per la Banca Centrale Europea. Il rallentamento dell’inflazione nei servizi e la limitata trasmissione dell’aumento dei prezzi energetici all’economia reale potrebbero convincere la BCE ad adottare un approccio più prudente.
Sebbene le recenti tensioni geopolitiche abbiano riportato il petrolio su livelli più elevati, le autorità monetarie dispongono ora di maggior margine per attendere ulteriori dati macroeconomici prima della riunione di settembre, riducendo la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi nel breve periodo.
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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