Countdown per l’IPO di SpaceX: il titolo entrerà nell’S&P 500?
di: Alessio Moretti 11 Giugno 2026 8:56

Mancano solo poche ore per il debutto in Borsa di SpaceX e se le valutazioni circolate nelle ultime settimane dovessero confermarsi, l’azienda guidata da Elon Musk arriverebbe sul mercato con una capitalizzazione di mercato di 1.770 miliardi di dollari, che la renderebbe la settima azienda più preziosa degli Stati Uniti.
Eppure, quasi tutte le aziende di dimensioni simili hanno qualcosa che SpaceX non avrà: un posto nell’indice S&P 500 , il benchmark a cui si riferiscono trilioni di dollari di fondi indicizzati.
Perchè SpaceX non entrerà subito nell’S&P500 e quando ciò potrebbe avvenire?
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Per entrare nell’S&P500 non basta essere grandi
Per essere prese in considerazione per l’S&P 500, le società devono rispettare una serie di requisiti definiti dal gestore dell’indice.
L’indice, gestito da S&P Dow Jones Indices, impone criteri molto precisi: una società candidata deve essere statunitense e avere una capitalizzazione minima di 22,7 miliardi di dollari — una soglia che SpaceX supererebbe di circa 78 volte.
Ma non serve solamente essere grandi. Tra i criteri più rilevanti ci sono anche una quota minima di azioni realmente negoziabili sul mercato (free float), uno storico di permanenza come società quotata e soprattutto risultati economici in utile secondo i principi contabili richiesti.
Almeno il 10% delle azioni dell’azienda deve essere effettivamente disponibile per il mercato pubblico. Inoltre, una società appena quotata deve restare in Borsa per almeno 12 mesi prima di poter essere presa in considerazione. Nel caso di SpaceX, l’IPO riguarda soltanto circa il 4% delle sue oltre 13,1 miliardi di azioni in circolazione.
C’è poi il requisito più selettivo di tutti: la redditività. Per accedere all’indice, un’azienda deve registrare utili positivi secondo i principi contabili GAAP nell’ultimo trimestre disponibile e mostrare un bilancio complessivamente in utile anche nei quattro trimestri precedenti.
Su questo fronte SpaceX è ancora lontana dal traguardo. Dal prospetto emerge una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari nel 2025, seguita da ulteriori 4,3 miliardi di rosso nel solo primo trimestre del 2026.
Il dato, però, non racconta tutta la storia. La divisione dedicata alla connettività — trainata dal servizio internet satellitare Starlink — ha registrato una crescita del fatturato di circa il 50%, raggiungendo 11,4 miliardi di dollari nel 2025 e generando un utile operativo vicino ai 4,4 miliardi.
A pesare sui conti è soprattutto il comparto dell’intelligenza artificiale, costruito attorno alla recente acquisizione di xAI: solo lo scorso anno ha prodotto perdite operative per circa 6,4 miliardi di dollari. Parallelamente, la società ha investito 12,7 miliardi in data center e capacità di calcolo per sostenere lo sviluppo AI.
Per chi sperava in un allentamento delle regole dell’indice, la risposta è arrivata di recente.
Ad aprile, S&P Dow Jones Indices aveva preso in esame una possibile revisione dei criteri, che avrebbe ridotto il periodo di attesa ed eliminato alcuni vincoli — inclusi quelli legati alla redditività e alla quota di flottante — per le società a mega capitalizzazione. Tuttavia, il 4 giugno il gestore ha confermato che non verranno introdotte modifiche, spiegando che la scelta serve a mantenere coerenza e continuità nell’applicazione dei principi fondamentali dell’indice.
Diverso, invece, il discorso per il Nasdaq-100. Con le nuove regole entrate in vigore a maggio, una società appena quotata che rientri tra le prime 40 per valore di mercato può essere inclusa nell’indice dopo appena 15 giorni di contrattazioni. Di conseguenza, i fondi che replicano il Nasdaq-100 potrebbero iniziare ad acquistare azioni SpaceX nel giro di poche settimane.
Il caso di Tesla come esempio
Quando si parla di tempi di ingresso nell’S&P 500, il confronto più immediato è con Tesla.
La società debuttò in Borsa nel giugno del 2010, ma il suo ingresso nell’S&P 500 arrivò soltanto dieci anni dopo. Il motivo non fu la dimensione raggiunta, ma il tempo necessario per soddisfare i criteri di redditività richiesti.
Solo dopo aver registrato quattro trimestri consecutivi con utili positivi secondo i criteri GAAP, nella seconda metà del 2020, Tesla diventò eleggibile.
Una volta arrivata l’inclusione, il titolo beneficiò anche dell’effetto generato dagli acquisti automatici dei fondi indicizzati che replicano l’S&P 500. Tali fondi dovetterò acquistare 85 miliardi di dollari di azioni Tesla: il più grande ribilanciamento mai registrato nella storia dell’S&P 500.
Quanto potrebbe aspettare quindi SpaceX?
Anche ipotizzando una forte domanda da parte degli investitori e una capitalizzazione iniziale molto elevata, l’eventuale ingresso nell’indice non sarebbe immediato perchè la società dovrebbe aspettare almeno 12 mesi, quindi non potrà essere presa in considerazione prima della metà del 2027.
Il vero nodo tuttavia potrebbe essere ancora una volta quello finanziario.
Per superare il test degli utili, i risultati degli ultimi quattro trimestri dovrebbero tornare complessivamente in positivo, compensando perdite importanti come i 4,3 miliardi di dollari registrati nel primo trimestre.
Nel frattempo, un eventuale inserimento in altri indici con regole più flessibili potrebbe arrivare prima e generare nuova domanda sul titolo.
Più che una storia da indice, una storia di crescita
La vera domanda per gli investitori potrebbe quindi non essere “quando entrerà nell’S&P 500?”, ma se il mercato continuerà a premiare una strategia orientata all’espansione.
La storia insegna che alcune delle società più performanti degli ultimi anni hanno costruito gran parte del proprio valore ben prima dell’ingresso nei grandi indici. Se SpaceX seguirà lo stesso percorso, il tema centrale resterà la capacità di trasformare crescita e investimenti in risultati sostenibili nel lungo periodo.
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Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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