L’evoluzione delle applicazioni di intelligenza artificiale — in particolare dei sistemi agentici e dei modelli orientati all’inferenza — sta riportando le CPU al centro dell’attenzione. In questo scenario, sia Intel sia AMD stanno cercando di costruire il prossimo vantaggio competitivo.
Su quale dei due puntare? Facciamo un’analisi delle due società grazie ai dati forniti da InvestingPro.
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Due aziende, due modelli industriali
Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, Intel conserva ancora una presenza rilevante nel mercato globale delle CPU. Tuttavia, il vantaggio storico accumulato si è progressivamente assottigliato mentre AMD ha guadagnato terreno grazie a una strategia più focalizzata.
Una parte del rallentamento di Intel deriva dalle difficoltà incontrate nell’evoluzione dei processi produttivi e dalla scelta di investire massicciamente nella produzione interna e nel business foundry. L’obiettivo era creare una seconda gamba industriale oltre alla progettazione dei chip, ma il ritorno degli investimenti si sta dimostrando più lento del previsto.
AMD ha seguito una strada opposta: concentrazione sulla progettazione e collaborazione con partner produttivi esterni. Questa impostazione le ha consentito di accelerare l’innovazione riducendo il rischio operativo legato agli impianti industriali.
Il ritorno delle CPU nell’era dell’AI
L’idea che l’intelligenza artificiale sia esclusivamente un gioco per GPU sta iniziando a mostrare i suoi limiti. Nei data center di nuova generazione cresce il bisogno di architetture ibride, nelle quali CPU e acceleratori lavorano insieme.
Intel ha presentato la piattaforma Xeon 6+, posizionandola come soluzione per ambienti ad alta densità e applicazioni AI orientate all’inferenza. Parallelamente, il gruppo continua a rafforzare collaborazioni industriali con Cadence e MediaTek per accelerare i processi produttivi avanzati e consolidare il progetto foundry.
Tuttavia, il mercato ha reagito con cautela: dopo il lancio delle nuove CPU, il titolo non ha beneficiato dell’entusiasmo atteso e il segmento server continua a mostrare una pressione competitiva crescente, con quota di mercato in riduzione.
AMD, invece, sta ampliando la propria presenza globale attraverso nuovi accordi strategici e un piano di investimento da circa 2 miliardi di sterline nel Regno Unito per sostenere ricerca e sviluppo legati all’intelligenza artificiale. L’azienda punta inoltre a mantenere elevati ritmi di crescita anche in un contesto reso più complesso dai limiti all’export verso il mercato cinese.
Redditività e struttura finanziaria, chi vince la sfida?
Se il confronto tecnologico resta aperto, quello economico oggi racconta una storia più netta come mostrano i dati presenti su InvestingPro.
Sul fronte della crescita, AMD continua a mostrare un’accelerazione significativa: nell’ultimo trimestre i ricavi sono aumentati del 37,8%, mentre le proiezioni annuali indicano un’espansione superiore al 42%. Intel registra invece un incremento più contenuto del 7,2%, con aspettative per il 2026 attorno al 10,8%.
Anche sul piano della redditività emergono differenze marcate. AMD ha riportato un utile per azione (EPS) di 0,81 dollari nel primo trimestre 2026 e un margine netto del 12,5%. Intel resta in territorio negativo con un EPS di -0,13 dollari e una redditività ancora leggermente sotto lo zero.
Dal punto di vista della struttura finanziaria, entrambe mantengono una buona capacità di coprire gli impegni di breve periodo, ma AMD appare più conservativa: rapporto Debito/Equity al 6,4% contro il 41,2% di Intel e maggiore liquidità operativa, con un Current Ratio di 2,9x rispetto al 2,0x del concorrente.
Anche il flusso di cassa evidenzia approcci differenti: AMD presenta un Free Cash Flow Yield positivo (1,6%), mentre Intel rimane negativa (-4,6%), segnale che il percorso di rilancio richiede ancora capitale.
Crescita elevata ma multipli alti per entrambi
Le aspettative sull’intelligenza artificiale stanno incidendo profondamente sulle valutazioni.
Negli ultimi 12 mesi Intel ha reso il 438,4% contro il già impressionante 302,8% di AMD.
Intel tratta su multipli particolarmente elevati rispetto ai propri utili attuali, con un P/E che sfiora livelli estremi (929x), mentre AMD si attesta intorno a 111x: un valore inferiore ma comunque molto superiore alle medie storiche del settore.
Anche osservando l’EV/EBITDA emerge una differenza interessante: Intel viene valutata soprattutto come possibile storia di recupero industriale (15,6x), mentre AMD incorpora aspettative di crescita molto più aggressive (57x).
Secondo il consenso degli analisti, il potenziale teorico di rialzo resta maggiore per AMD (+34,2%) rispetto a Intel (+7%). Tuttavia, alcune stime di fair value suggeriscono prudenza: entrambe le società potrebbero già riflettere scenari molto ottimistici nelle quotazioni attuali.
Alcune banche d’investimento mantengono comunque una visione costruttiva sul comparto AI: tra i target più ambiziosi figurano valutazioni particolarmente elevate per AMD da parte di diversi operatori di mercato, segnale di quanto il settore continui a scommettere sulla crescita strutturale dell’infrastruttura AI.
Chi presenta quindi un leggero vantaggio?
Intel resta un attore centrale del settore e dispone ancora di asset industriali, clienti e competenze difficili da replicare. Ma il gruppo sta ancora assorbendo gli effetti di decisioni strategiche prese negli ultimi dieci anni.
AMD, al contrario, arriva a questa nuova fase con una struttura più leggera, risultati economici in accelerazione e una narrativa di crescita che il mercato continua a premiare.
La vera domanda non sembra più essere se entrambe parteciperanno al mercato delle CPU per l’intelligenza artificiale. La questione è quale delle due riuscirà a trasformare questa nuova fase tecnologica in crescita sostenibile nel lungo periodo — e oggi, almeno osservando numeri e traiettoria industriale, AMD appare in posizione di vantaggio.
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Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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