Fed ancora restrittiva, ma il lavoro rallenta: il prossimo rialzo dei tassi può slittare

di: Alessio Moretti 8 Ottobre 2026 10:16

il punto sui mercati

I verbali della Federal Reserve relativi alla riunione di settembre confermano un orientamento ancora restrittivo, ma i dati arrivati nelle settimane successive hanno reso il quadro molto meno lineare.

Tutti i 19 membri del FOMC avevano appoggiato il rialzo di 25 punti base, che ha portato il range dei Fed Funds al 3,75%-4,00%.

La maggior parte dei funzionari riteneva inoltre appropriato un ulteriore aumento dei tassi entro la fine dell’anno, mentre diversi membri giudicavano la politica monetaria solo moderatamente restrittiva.

Da allora, però, inflazione e soprattutto occupazione hanno iniziato a raccontare una storia diversa.

Inflazione USA meno forte delle attese

Il core PCE di agosto, indicatore particolarmente seguito dalla Fed, è aumentato dello 0,2% su base mensile e del 3,0% annuo, risultando inferiore alle aspettative.

Il dato di luglio è stato inoltre rivisto al ribasso allo 0,1% mensile, mentre il tasso annuale è rimasto al 3,0%.

Le nuove letture suggeriscono quindi pressioni sui prezzi leggermente inferiori rispetto a quelle immaginate dalla Fed durante la riunione di settembre.

Il segnale deve però essere interpretato con cautela. Alcuni cambiamenti metodologici hanno ridotto di circa 36 punti base la lettura annuale dell’inflazione core, mentre il PCE headline resta al 3,4%, ancora nettamente sopra l’obiettivo del 2%.

La disinflazione continua quindi, ma non abbastanza rapidamente da permettere alla banca centrale di dichiarare vittoria.

Mercato del lavoro USA molto più debole

Il vero cambiamento arriva però dall’occupazione.

A settembre l’economia americana ha creato appena 29.000 posti di lavoro, molto meno dei 90.000 previsti. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,2%, mentre la crescita annuale dei salari è rallentata al 3,0%.

Ancora più significative sono le revisioni dei mesi precedenti.

Il dato di agosto è stato corretto a 133.000 nuovi occupati dai precedenti 162.000, mentre luglio è passato da +21.000 a -10.000 posti di lavoro.

Complessivamente, luglio e agosto hanno perso circa 60.000 occupati rispetto alle stime iniziali.

La Fed può davvero fermarsi?

Il rallentamento dell’occupazione riduce la necessità di un nuovo rialzo immediato, ma non garantisce automaticamente una Fed più accomodante.

La banca centrale continua infatti a considerare l’inflazione il principale rischio, mentre i consumi restano relativamente solidi e non indicano ancora un brusco deterioramento della domanda interna.

In altre parole, un mercato del lavoro più debole potrebbe rinviare il prossimo aumento dei tassi, ma difficilmente sarà sufficiente da solo per cancellarlo.

Per gli investitori, i prossimi dati sull’inflazione diventeranno quindi ancora più importanti dei numeri sull’occupazione. Solo una fase prolungata di disinflazione potrebbe convincere la Fed a fermare definitivamente la stretta monetaria.

Il jobs report di settembre ha probabilmente comprato tempo alla banca centrale. La vera svolta, però, dovrà arrivare dai prezzi.

Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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