I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi hanno chiuso in calo giovedì, correggendo parte del forte movimento registrato nella seduta precedente. Il mercato obbligazionario ha infatti ricalibrato le aspettative dopo che il primo meeting di politica monetaria guidato dal presidente della Federal Reserve Kevin Warsh era stato interpretato come più restrittivo del previsto.
La pressione iniziale aveva spinto soprattutto i rendimenti a breve termine sui livelli più elevati degli ultimi 16 mesi, ma nella giornata successiva gli acquisti sono tornati sul comparto governativo.
Il rendimento del Treasury a 2 anni — il tratto della curva più sensibile alle aspettative sui tassi Fed — è sceso di 0,8 punti base al 4,187%, dopo aver toccato il 4,207% nella seduta precedente.
Anche il rendimento del Treasury decennale ha arretrato di 4 punti base al 4,460%, mentre il trentennale si è portato al 4,898%, in calo di 3,5 punti base.
Il movimento ha determinato un appiattimento della curva tra 2 e 10 anni: lo spread è sceso a 27,3 punti base dai 30,5 punti base del giorno precedente, segnale che il mercato continua a prezzare tassi elevati ma con prospettive di crescita più moderate.
Sul fronte della domanda, l’asta dei Treasury indicizzati all’inflazione (TIPS) a 5 anni ha registrato una buona partecipazione, con il rendimento reale sceso al 1,910%.
Mercato sempre più convinto che la Fed possa alzare ancora
Le aspettative implicite nei futures sui Fed Funds mostrano un cambio di passo.
Secondo il monitoraggio del mercato, gli operatori stanno ora incorporando circa 38,6 punti base di rialzi complessivi nel 2026, rispetto ai 18,5 punti base stimati appena una settimana fa.
Anche per il prossimo appuntamento della Federal Reserve aumenta la convinzione di un possibile intervento: la probabilità di un rialzo da 25 punti base nella riunione di luglio è salita al 39,6%, contro l’8,3% della settimana precedente.
Europa in attesa: rendimenti stabili dopo il cambio di tono della Fed
Sul fronte europeo i movimenti sono stati più contenuti.
I rendimenti governativi dell’Eurozona hanno chiuso sostanzialmente invariati mentre gli investitori continuano a valutare gli effetti della nuova impostazione più aggressiva della banca centrale americana.
Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito marginalmente al 2,932%, interrompendo una sequenza di cinque sedute consecutive di ribasso — la fase di calo più lunga da metà febbraio.
La settimana è stata particolarmente intensa per le banche centrali:
- la Banca Nazionale Svizzera (SNB) ha lasciato i tassi invariati allo 0,0%;
- la Bank of England ha confermato il Bank Rate al 3,75%;
- la BCE, invece, la scorsa settimana ha alzato il tasso di riferimento al 2,25% dal 2,00%;
- la Bank of Japan ha proseguito il percorso di normalizzazione portando il tasso overnight all’1,0%.
Nel Regno Unito il tratto breve della curva ha mostrato maggiore volatilità: il rendimento del Gilt a 2 anni è salito al 4,203%, mentre il decennale ha raggiunto il 4,768%.
BCE: inflazione ancora persistente
A mantenere alta l’attenzione dei mercati sono state anche le dichiarazioni del capo economista della BCE, Philip Lane.
Intervenendo a un evento organizzato da Deutsche Bank, Lane ha lasciato intendere che il rialzo dei tassi deciso recentemente potrebbe non essere ancora sufficientemente restrittivo per raffreddare l’economia europea.
Secondo il membro della BCE, l’Eurozona potrebbe riuscire a sostenere livelli di tasso leggermente superiori senza compromettere la crescita.
Il mercato obbligazionario sta infatti iniziando a incorporare un livello “neutrale” per il tasso sui depositi BCE vicino al 2,50%, rispetto al precedente 2,25%.
Lane ha inoltre sottolineato che il rallentamento del petrolio potrebbe non essere sufficiente a riportare rapidamente l’inflazione sotto controllo, poiché prezzi alimentari, beni e servizi restano orientati al rialzo.
Di conseguenza, il mercato monetario continua a scontare almeno un ulteriore rialzo dei tassi BCE entro fine anno, lasciando aperta anche la possibilità di una seconda stretta.
Nel dettaglio della curva tedesca, il rendimento del Bund a 2 anni è salito al 2,616%, mentre il trentennale è sceso al 3,467%.
In Italia, invece, il BTP decennale è rimasto stabile al 3,629%, con lo spread rispetto al Bund fermo a 69,7 punti base.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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