Economia USA accelera mentre l’inflazione rallenta: crescono i dubbi della Fed
di: Alessio Moretti 2 Ottobre 2026 9:50

I nuovi dati macroeconomici statunitensi hanno restituito un quadro apparentemente favorevole ai mercati: inflazione core più debole delle attese e crescita economica decisamente più forte.
Ad agosto il core PCE, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Federal Reserve, è aumentato dello 0,2% su base mensile, meno delle previsioni. Il dato di luglio è stato inoltre rivisto al ribasso dallo 0,2% allo 0,1%.
Su base annua, il core PCE è rimasto stabile al 3,0%, evitando l’accelerazione prevista dagli analisti.
L’inflazione headline è invece cresciuta dello 0,3% mensile e del 3,4% su base annua, restando comunque ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed.
PCE più debole, ma attenzione alle revisioni statistiche
Il dato sull’inflazione richiede però una certa cautela.
Il Bureau of Economic Analysis ha modificato il trattamento statistico di alcune componenti, tra cui servizi di gestione patrimoniale, servizi legali e software, applicando le revisioni retroattivamente fino al 2021.
Il cambiamento metodologico ha prodotto un aggiustamento al ribasso di alcune letture recenti dell’inflazione.
Di conseguenza, il miglioramento osservato ad agosto potrebbe apparire più marcato rispetto all’effettivo rallentamento delle pressioni sui prezzi.
PIL USA rivisto al rialzo al 2,2%
Molto più forte è invece il segnale proveniente dalla crescita.
Il PIL USA del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo al 2,2% annualizzato, rispetto alla precedente stima dell’1,5%. Alla revisione hanno contribuito soprattutto consumi e investimenti più robusti.
Ancora più significativo il dato sulle vendite finali reali agli acquirenti privati domestici, una misura che esclude commercio estero, scorte e spesa pubblica e fornisce quindi un’indicazione più precisa della domanda interna.
Questa componente è cresciuta a un ritmo del 4,6%, rispetto al 4,2% stimato in precedenza.
Consumatori USA ancora molto forti
Anche l’inizio del terzo trimestre conferma la resilienza dei consumatori americani.
Ad agosto la spesa nominale è aumentata dello 0,9% mensile, in parte sostenuta dall’aumento dei prezzi della benzina. Al netto dell’inflazione, i consumi sono comunque cresciuti dello 0,6%.
Il punto debole riguarda però i redditi, saliti appena dello 0,2%, mentre il tasso di risparmio si è attestato al 4,1%.
Una dinamica difficile da mantenere a lungo: se i consumi continueranno a crescere più rapidamente dei redditi, le famiglie dovranno aumentare il ricorso al credito oppure ridurre ulteriormente il risparmio.
Fed ancora davanti a un equilibrio difficile
Per i mercati azionari, il mix resta inizialmente favorevole: domanda interna forte significa prospettive migliori per gli utili, mentre un core PCE più debole riduce il rischio immediato di una stretta monetaria più aggressiva.
Per il mercato obbligazionario, invece, lo scenario è più complesso.
Una crescita superiore alle stime e consumi ancora robusti potrebbero mantenere elevate le pressioni sui servizi e rafforzare l’ipotesi di tassi Fed alti più a lungo, soprattutto se i prossimi dati sull’inflazione dovessero tornare a sorprendere al rialzo.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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