Inflazione nei servizi ancora alta, Fed e BCE sotto pressione
di: Alessio Moretti 6 Ottobre 2026 11:20

I nuovi dati sull’attività dei servizi hanno restituito un quadro ancora scomodo per le banche centrali: crescita moderata ma resiliente, occupazione in miglioramento e nuove pressioni sui prezzi.
Negli Stati Uniti, l’ISM Services di settembre è sceso leggermente a 54,9 punti da 55,4, restando comunque in territorio di espansione per il 27° mese consecutivo.
La componente Business Activity è scesa a 56,5, mentre i nuovi ordini hanno rallentato a 59,8. Numeri che indicano una decelerazione dell’attività, ma non una vera debolezza.
ISM USA: tornano a salire occupazione e prezzi
Il dato più significativo riguarda soprattutto i costi.
L’indice Prices Paid è salito a 74,0 punti, il livello più alto da luglio 2022. Carburanti, trasporti, salari e tensioni sulle catene di approvvigionamento continuano quindi a rappresentare una fonte di pressione per le imprese.
Anche l’occupazione è tornata sopra quota 50, raggiungendo 50,1 punti dopo due mesi di contrazione.
Il messaggio per la Federal Reserve è quindi complesso: la domanda sta rallentando, ma non abbastanza da eliminare le pressioni inflazionistiche a monte.
Un ISM elevato sui prezzi non si traduce automaticamente in un CPI o PCE più alto, ma può anticipare tensioni sui costi di produzione e mantenere elevate le aspettative sui tassi.
PMI USA ancora più forte
Il quadro fornito da S&P Global è persino più robusto.
L’attività dei servizi americani ha raggiunto il ritmo di crescita più elevato dal luglio 2021, mentre le assunzioni sono accelerate ai massimi da giugno 2022.
Anche i nuovi ordini hanno mostrato una forte espansione e gli arretrati di produzione sono aumentati per il 19° mese consecutivo, segnalando una capacità produttiva ancora sotto pressione.
I costi di input sono saliti al ritmo più elevato da novembre 2022, soprattutto per effetto di gas, trasporti e lavoro.
Per i mercati, questa combinazione continua a favorire i settori ciclici e tecnologici sostenuti dalla crescita, ma aumenta il rischio per i titoli più sensibili ai tassi, come real estate, utilities e growth ad alte valutazioni.
Eurozona accelera, BCE più prudente sui tassi
Segnali positivi arrivano anche dall’Europa.
Il PMI Composite dell’Eurozona è salito a 53,1 punti, massimo da 41 mesi, mentre il settore dei servizi ha raggiunto 53,0.
Per la prima volta da novembre tutte le principali economie analizzate hanno mostrato una fase di espansione.
Nuovi ordini e occupazione sono migliorati, ma i prezzi praticati nei servizi sono cresciuti al ritmo più elevato dal febbraio 2024.
Un elemento che potrebbe rendere la BCE più prudente nell’allentare la politica monetaria.
Regno Unito più fragile
Nel Regno Unito, invece, il PMI Services è sceso a 52,1 punti.
La crescita degli ordini è risultata debole e l’occupazione continua a diminuire, ma carburanti e salari hanno spinto nuovamente verso l’alto i costi.
Lo scenario complessivo resta quindi poco favorevole per le banche centrali: la crescita rallenta, ma l’inflazione nei servizi continua a dimostrarsi troppo resistente per consentire un rapido ritorno a tassi più bassi.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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