Il petrolio scende ma a piccoli passi, i timori in medio oriente restano alti
di: Filippo Giannini 10 Giugno 2026 10:42

I prezzi del petrolio hanno registrato un nuovo calo nella seduta di martedì, toccando i minimi delle ultime sette settimane. Il movimento è stato inizialmente guidato dalle notizie di una possibile tregua tra Iran e Israele, dopo un appello del presidente degli Stati Uniti per la de-escalation del conflitto.
Tuttavia, il mercato energetico è rimasto estremamente volatile: nella seconda parte della sessione i prezzi hanno recuperato parte delle perdite in seguito a nuove dichiarazioni dalla Casa Bianca, che hanno riacceso le tensioni geopolitiche.
Il Brent crude ha chiuso in ribasso di 2,37 dollari (-2,52%), attestandosi a 91,83 dollari al barile, mentre il WTI (West Texas Intermediate) ha perso 2,58 dollari (-2,83%), chiudendo a 88,70 dollari.
Si tratta dei livelli più bassi registrati dal Brent dal 17 aprile e dal WTI dal 29 maggio. Inoltre, per la prima volta da gennaio, il Brent è sceso sotto la media mobile a 100 giorni, un livello tecnico considerato un importante supporto di medio periodo.
Il movimento dei prezzi è stato fortemente influenzato dalle notizie provenienti dal Medio Oriente.
Secondo diverse fonti, tra cui report di mercato, Iran e Israele avrebbero temporaneamente interrotto le ostilità dopo le pressioni diplomatiche degli Stati Uniti. In un primo momento, questo ha alimentato un forte ribasso del petrolio.
Successivamente, però, il presidente USA ha dichiarato che l’Iran avrebbe abbattuto un elicottero americano nello Stretto di Hormuz, promettendo una possibile risposta militare. Questo ha riportato rapidamente volatilità sul mercato energetico, con un rimbalzo dei prezzi di petrolio greggio e derivati.
Lo Strait of Hormuz rimane il punto più critico per il commercio globale del petrolio: eventuali blocchi o interruzioni del traffico marittimo continuano a rappresentare un rischio sistemico per l’offerta globale.
Cina: import di petrolio ai minimi da 8 anni
Sul fronte della domanda, arrivano segnali contrastanti dalla Cina.
Le importazioni di greggio nel mese di maggio sono scese a 33,08 milioni di tonnellate metriche, pari a circa 7,79 milioni di barili al giorno, il livello più basso degli ultimi otto anni. Il dato è in forte calo rispetto agli oltre 9,3 milioni di barili al giorno di aprile e ben al di sotto della media pre-crisi superiore agli 11 milioni.
Parallelamente, le esportazioni di prodotti raffinati cinesi sono aumentate fino a 3,37 milioni di tonnellate, rispetto ai 3,1 milioni di marzo.
Pechino ha inoltre rilasciato una nuova quota di esportazione di carburanti pari a 18 milioni di tonnellate, segnalando una gestione ancora attiva ma prudente del mercato energetico interno.
Outlook EIA: scorte in calo e domanda globale sotto pressione
Secondo il Short-Term Energy Outlook (STEO) della EIA (Energy Information Administration), la chiusura parziale dello Stretto di Hormuz continua a pesare in modo significativo sull’equilibrio del mercato petrolifero globale.
L’agenzia assume che lo stretto rimarrà sostanzialmente limitato nel breve periodo, con una normalizzazione graduale dei flussi solo nel corso del 2026-2027. Il ritorno completo ai livelli pre-crisi potrebbe richiedere fino all’inizio del 2027.
Nel frattempo, la produzione del Medio Oriente risulta fortemente ridotta, con un calo stimato superiore agli 11 milioni di barili al giorno rispetto ai livelli pre-conflitto.
Per compensare il deficit di offerta, le scorte globali stanno diminuendo rapidamente:
- -6,3 milioni di barili al giorno nel Q2
- -7,6 milioni nel Q3
Le scorte OECD sono previste ai minimi dal 2003, evidenziando un mercato estremamente teso dal punto di vista dell’offerta.
Domanda globale petrolio: revisione al ribasso per il 2026
Uno degli elementi più rilevanti dell’outlook EIA è la revisione della domanda globale.
A causa di prezzi elevati, restrizioni dell’offerta e misure di contenimento dei consumi, la domanda mondiale di petrolio è ora prevista in calo di 1,1 milioni di barili al giorno nel 2026 rispetto al 2025.
Si tratta di una revisione significativa rispetto alle stime precedenti, che indicavano ancora crescita.
Per il 2027, invece, è atteso un rimbalzo della domanda pari a +2,5 milioni di barili al giorno, fino a 105,3 milioni complessivi, grazie alla normalizzazione dell’offerta e della logistica globale.
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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