Le quotazioni del petrolio hanno archiviato la seduta di martedì con variazioni minime, dopo aver registrato nel corso di giugno le perdite più marcate dai tempi della pandemia di COVID-19.
Il Brent ha terminato la giornata in rialzo dello 0,16%, attestandosi a 72,92 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha perso lo 0,54%, chiudendo a 70,04 dollari al barile.
Entrambi i benchmark sono tornati su livelli molto vicini a quelli registrati il 27 febbraio, alla vigilia dell’inizio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran. In quella seduta il Brent aveva chiuso a 72,48 dollari al barile, mentre il WTI si era fermato a 67,02 dollari.
Dal punto di vista tecnico, il limitato movimento dei prezzi mantiene il mercato in una condizione di ipervenduto: il Brent si trova in questa situazione da tredici sedute consecutive, mentre il WTI da undici.
Il bilancio del mese di giugno resta comunque pesante. Il Brent ha perso il 20,73%, segnando il peggior risultato mensile dal crollo del 55% registrato nel marzo 2020, durante la fase più acuta della crisi pandemica. Anche il WTI ha chiuso il mese con una flessione del 20,19%.
Sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran al centro dell’attenzione
Sul fronte geopolitico, le aspettative per un incontro ad alto livello tra le delegazioni statunitense e iraniana a Doha sono state ridimensionate. Un funzionario del Qatar ha infatti confermato che non è previsto alcun vertice politico nei prossimi giorni, alimentando i dubbi sulla possibilità di raggiungere rapidamente un accordo duraturo e sulla piena riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale, prima dello scoppio del conflitto, transitava circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio.
Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari, nel corso della settimana si svolgeranno invece colloqui di natura tecnica, focalizzati principalmente sulla sicurezza regionale. Solo in un secondo momento tali discussioni potrebbero essere elevate a un livello politico più alto.
Produzione in aumento
Per quanto riguarda l’offerta, emergono segnali di recupero della produzione in Medio Oriente. Secondo fonti Argus, il Kuwait è risalito a circa 1,9 milioni di barili al giorno dopo essere sceso sotto quota 600.000 tra aprile e maggio. Anche l’Iraq sta incrementando l’estrazione in diversi giacimenti, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto a giugno un nuovo record nelle esportazioni di greggio e condensati, pari a circa 3,7 milioni di barili al giorno secondo le stime di Kpler.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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