S&P 500, 19 rialzi su 19 dopo le Midterm: Wall Street salirà anche questa volta?
di: Alessio Moretti 4 Novembre 2026 10:32

Diciannove elezioni, diciannove rialzi. È una delle statistiche più sorprendenti nella storia di Wall Street e torna di grande attualità dopo le elezioni Midterm del 3 novembre 2026, che hanno consegnato ai Democratici il controllo del Congresso americano, infliggendo una pesante sconfitta politica a Donald Trump.
Secondo uno studio di J.P. Morgan Asset Management, dal 1950 al 2022 l’S&P 500 ha registrato un rendimento positivo nei dodici mesi successivi a tutte le elezioni di metà mandato, con un guadagno medio vicino al 15%.
Un risultato che solleva inevitabilmente una domanda: il mercato azionario americano potrebbe ripetere questa performance anche nei prossimi dodici mesi, nonostante le tensioni politiche ed economiche?
Per rispondere bisogna analizzare non soltanto i rendimenti storici, ma anche cosa è accaduto quando il partito del presidente ha perso il controllo del Congresso e quali rischi potrebbero rendere il 2026 diverso dal passato.
Cosa succede all’S&P 500 dopo le elezioni Midterm?
Le elezioni Midterm si svolgono ogni quattro anni, a metà del mandato presidenziale americano, e rappresentano uno degli appuntamenti politici più importanti per i mercati finanziari.
L’incertezza sul risultato può generare volatilità, soprattutto quando è in discussione il controllo della Camera o del Senato. Storicamente, tuttavia, una volta superato l’appuntamento elettorale Wall Street ha mostrato una notevole capacità di recupero.
Secondo J.P. Morgan Asset Management, nelle 19 elezioni Midterm comprese tra il 1950 e il 2022 l’S&P 500 è sempre risultato in rialzo a distanza di dodici mesi.
Un’analisi indipendente di Pepperstone, basata sui rendimenti dell’indice senza dividendi, conferma il dato e individua un guadagno medio del 15,1%, con una mediana del 14,5%.
Il confronto con i normali periodi di mercato è particolarmente significativo: nello stesso studio, il rendimento medio delle finestre mobili di dodici mesi utilizzate come riferimento è dell’8,9%, con una frequenza di risultati positivi del 74%.
I dodici mesi successivi alle Midterm hanno quindi storicamente mostrato una performance superiore alla norma, sia in termini di rendimento sia di frequenza dei rialzi.
Trump perde il Congresso: cosa insegna la storia?
Il risultato del 2026 rende particolarmente interessante un secondo approfondimento.
Che cosa accade quando il partito del presidente perde la maggioranza in una o entrambe le Camere del Congresso?
La risposta arriva da una ricerca di Horizon Investments, che ha analizzato proprio questa situazione.
Tra il 1950 e il 2022, in otto occasioni il partito del presidente ha perso il controllo di almeno una Camera. In tutti e otto i casi, l’S&P 500 ha chiuso i dodici mesi successivi in territorio positivo, con un rendimento medio del 12,8%.
Il risultato è inferiore al 15,1% registrato sull’intero campione, ma rimane significativo.
Questo comportamento viene spesso associato al cosiddetto divided government, ovvero una situazione nella quale la Casa Bianca e almeno una parte del Congresso sono controllate da partiti differenti.
Una simile configurazione rende generalmente più difficile approvare riforme radicali, soprattutto in materia fiscale e regolamentare.
Per gli investitori, una minore probabilità di cambiamenti legislativi improvvisi può rappresentare un elemento di stabilità. Non significa però che il blocco politico sia necessariamente positivo per l’economia.
Non tutti i rialzi sono stati uguali
Il dato dei 19 rialzi consecutivi è impressionante, ma nasconde una realtà più complessa.
Nel 1954, durante la presidenza Eisenhower, l’S&P 500 guadagnò circa il 33,2% nei dodici mesi successivi alle elezioni. Nel 1986, invece, durante la presidenza Reagan, il rendimento fu appena dell’1,1%.
Quest’ultimo episodio è particolarmente istruttivo.
Il periodo successivo alle Midterm del 1986 comprende infatti il crollo dell’ottobre 1987, quando l’indice perse oltre il 33% dal massimo di agosto al minimo di ottobre. Nonostante quella violenta correzione, il bilancio a dodici mesi rimase leggermente positivo.
Un andamento simile si verificò dopo le elezioni del 2010, quando i Repubblicani conquistarono la Camera durante la presidenza Obama. Nei mesi successivi l’S&P 500 attraversò una correzione vicina al 19,4%, legata anche alla crisi del debito americano ed europeo, per poi concludere il periodo con un guadagno del 3,7%.
Anche nel 2018, durante il primo mandato di Trump, Wall Street subì forti vendite prima di recuperare e chiudere i dodici mesi post-Midterm in rialzo dell’11,7%.
Un rendimento positivo a distanza di un anno non implica quindi un percorso privo di ribassi.
Perché Wall Street tende a salire dopo le Midterm?
La spiegazione più diffusa riguarda la progressiva riduzione dell’incertezza politica.
Prima delle elezioni gli investitori devono valutare differenti scenari su tasse, spesa pubblica, regolamentazione e rapporti commerciali. Una volta conosciuto il risultato, diventa più semplice formulare aspettative sulle politiche economiche.
Esiste però anche un fattore legato al ciclo presidenziale.
Storicamente, il terzo anno di mandato tende a essere particolarmente favorevole per i mercati azionari americani. Una possibile spiegazione è che le amministrazioni cerchino di sostenere la crescita economica in vista delle successive elezioni presidenziali.
Tuttavia, non è possibile attribuire automaticamente i rialzi alle Midterm.
Un’ulteriore cautela arriva da Deutsche Bank: estendendo l’analisi al periodo precedente il 1950, emergono rendimenti negativi dopo le elezioni del 1930 e del 1938.
La statistica dei 19 rialzi consecutivi descrive quindi un campione storico preciso, non una legge immutabile dei mercati finanziari.
Wall Street salirà anche dopo le Midterm del 2026?
Le prospettive per i prossimi dodici mesi dipenderanno soprattutto dall’evoluzione dell’economia americana.
La vittoria dei Democratici potrebbe limitare una parte delle iniziative legislative di Trump, ma il presidente conserva importanti poteri esecutivi, in particolare sulla politica commerciale.
Allo stesso tempo, Wall Street deve confrontarsi con rendimenti obbligazionari elevati, tensioni geopolitiche e interrogativi sulla sostenibilità degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale.
La concentrazione dell’S&P 500 in poche grandi società tecnologiche rappresenta un ulteriore elemento di vulnerabilità, soprattutto se le aspettative sugli utili dovessero essere ridimensionate.
La storia suggerisce dunque un contesto potenzialmente favorevole, ma non offre alcuna garanzia che il 2027 replichi le performance del passato.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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