Inflazione USA accelera a settembre: torna il rischio di nuovi rialzi Fed

di: Alessio Moretti 15 Ottobre 2026 10:36

mercati finanziari analisi

Il dato sull’inflazione USA di settembre ha riacceso le preoccupazioni dei mercati e rafforzato le aspettative per una Federal Reserve ancora restrittiva nei prossimi mesi.

L’indice CPI headline è aumentato dello 0,6% su base mensile, spinto soprattutto dal forte rincaro della benzina. Il dato più importante, però, è arrivato dalla componente core, che esclude alimentari ed energia.

Il core CPI è salito dello 0,3%, superando il +0,2% previsto dal consenso, mentre il tasso annuale ha raggiunto il 2,6%.

A preoccupare gli investitori non è soltanto l’entità dell’aumento, ma soprattutto la sua diffusione tra diverse categorie di beni e servizi.

Inflazione più diffusa tra beni e servizi

A differenza di agosto, quando parte delle pressioni sui prezzi potevano essere considerate temporanee, il dato di settembre mostra rialzi più generalizzati.

Sono aumentati i prezzi di abitazioni, auto usate, hotel, assistenza sanitaria, abbigliamento e prodotti tecnologici.

Soltanto alimentari e alcune categorie legate alla casa hanno mostrato segnali significativi di rallentamento.

Questo rende più difficile sostenere che la recente accelerazione dell’inflazione sia dovuta esclusivamente all’energia.

Bank of America ha sottolineato come le pressioni di settembre appaiano più strutturali rispetto al mese precedente, evidenziando anche un possibile esaurimento del processo di disinflazione degli affitti.

Fed, torna il dibattito su ottobre o dicembre

Il nuovo CPI modifica anche le aspettative sulle prossime mosse della Federal Reserve.

Bank of America continua a prevedere un rialzo già nella riunione di ottobre, mentre Citi ha abbandonato l’ipotesi di nessun altro intervento nel 2026 e ora si aspetta una nuova stretta a dicembre.

Il primo interrogativo riguarda quindi il timing.

Nelle ultime settimane diversi membri della Fed avevano indicato una certa disponibilità ad attendere prima di procedere con un altro rialzo. Se però il FOMC ritiene che le pressioni inflazionistiche stiano nuovamente aumentando, rinviare l’intervento potrebbe diventare più difficile da giustificare.

Quanto saliranno ancora i tassi?

Il secondo tema riguarda il tasso terminale, ovvero il livello massimo che i Fed Funds potrebbero raggiungere nel ciclo attuale.

Molto dipenderà dalla capacità del recente aumento dei prezzi energetici e degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale di propagarsi al resto dell’economia.

Il boom degli investimenti in data center, chip e infrastrutture energetiche sta infatti sostenendo la domanda di capitale, lavoro e materie prime, contribuendo potenzialmente alle pressioni sui costi.

Il mercato obbligazionario ha reagito rapidamente, con nuovi rialzi dei rendimenti lungo la curva dei Treasury e una minore convinzione che la Fed possa fermarsi presto.

Crescita forte concede spazio alla Fed

A differenza di altre fasi restrittive, l’economia americana continua però a mostrare una discreta capacità di tenuta.

La crescita resta resiliente e il mercato del lavoro, pur rallentando, non mostra ancora segnali di deterioramento tali da impedire alla Fed di concentrarsi sulla stabilità dei prezzi.

Il dato CPI di settembre rafforza quindi l’ipotesi di ulteriori rialzi dei tassi, anche se le recenti dichiarazioni più prudenti di alcuni membri della Fed suggeriscono che un intervento immediato a ottobre non sia ancora scontato.

La direzione è però diventata più chiara: finché l’inflazione core resterà resistente, per i mercati sarà difficile tornare a scommettere su una rapida fine della stretta monetaria.

Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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