Nuova giornata di pressione per il mercato obbligazionario USA, con i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza che hanno raggiunto livelli che non si vedevano da 24 anni.
Il rendimento del Treasury a 10 anni è salito di 2,9 punti base al 5,312%, dopo aver toccato durante la seduta il 5,349%. Ancora più marcato il movimento sul trentennale, salito al 5,665% dopo un massimo intraday del 5,703%.
A sostenere i rendimenti restano soprattutto i timori che l’inflazione possa rimanere elevata più a lungo del previsto.
Inflazione e servizi mantengono alta la pressione sui bond
Gli ultimi dati dell’ISM hanno mostrato un rallentamento dell’attività dei servizi statunitensi a settembre, ma anche una domanda interna ancora robusta.
Le tensioni sulle catene di approvvigionamento hanno spinto l’indice dei prezzi pagati ai livelli più elevati degli ultimi quattro anni, rafforzando il timore che le pressioni inflazionistiche possano proseguire anche nel 2027.
Il mercato, tuttavia, ha ridotto le aspettative per un intervento immediato della Federal Reserve.
Secondo il CME FedWatch, gli investitori attribuiscono una probabilità del 76,2% a tassi invariati nella riunione del 27-28 ottobre, mentre la probabilità di un rialzo a dicembre sale all’86,7%.
La curva Treasury torna a irripidirsi
La dinamica più interessante riguarda proprio la forma della curva dei rendimenti.
Il Treasury a 2 anni, più sensibile alle aspettative sulla politica monetaria, è sceso di 1,6 punti base al 4,823%.
Di conseguenza, lo spread tra rendimento a 2 e 10 anni è salito a 48,9 punti base, il livello più ampio dalla seconda metà di agosto.
Nelle settimane precedenti erano soprattutto le scadenze brevi a salire rapidamente, mentre ora la pressione si è spostata verso il lungo termine.
Dal 23 settembre il rendimento decennale è aumentato di oltre 20 punti base, mentre quello biennale è sceso di circa 4 punti.
Il cambio di scenario si è rafforzato dopo le dichiarazioni del presidente della Fed di New York John Williams, che ha ridimensionato le probabilità di un rialzo già a ottobre.
Bund, BTP e OAT ancora sotto pressione
Anche in Europa i rendimenti restano elevati.
Il Bund tedesco a 10 anni è salito di 3,1 punti base al 3,506%, mentre il rendimento del BTP decennale è avanzato al 4,642%. Lo spread BTP-Bund si è attestato a 113,6 punti base.
Migliora invece leggermente la situazione francese: il rendimento dell’OAT a 10 anni è rimasto vicino al 4,867%, mentre lo spread Francia-Germania è sceso a 136,1 punti base dopo il forte ampliamento della settimana precedente.
Sul fronte BCE, il mercato assegna appena il 20% di probabilità a un rialzo a ottobre, ma circa l’80% a un intervento entro dicembre.
Pressione anche sui titoli spagnoli dopo l’annuncio di elezioni anticipate: il rendimento del decennale è salito al 4,145%, facendo peggio rispetto agli altri principali bond europei.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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