ServiceNow può diventare uno dei grandi vincitori dell’AI enterprise?
di: Filippo Giannini 1 Ottobre 2026 10:30

Dopo semiconduttori, data center e infrastrutture AI, Wall Street potrebbe iniziare a guardare con maggiore attenzione a un’altra parte della rivoluzione dell’intelligenza artificiale: quella del software enterprise.
Ed è proprio qui che entra in gioco ServiceNow (NYSE: NOW).
Il titolo ha attraversato un periodo particolarmente volatile e, nonostante il recupero degli ultimi mesi, resta in calo di oltre il 26% nell’ultimo anno. Una debolezza che contrasta nettamente con l’andamento del business e solleva una domanda interessante: ServiceNow potrebbe essere uno dei prossimi titoli AI a tornare protagonista?
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L’AI agentica potrebbe cambiare la storia di ServiceNow
ServiceNow non è una società AI nata negli ultimi due anni. È già uno dei principali player mondiali nel software aziendale e la sua piattaforma viene utilizzata per automatizzare e gestire workflow complessi all’interno delle grandi organizzazioni.
Questo rappresenta probabilmente il suo vantaggio competitivo più importante.
ServiceNow conta quasi 9.000 clienti enterprise e serve circa il 90% delle aziende Fortune 500. In altre parole, non deve necessariamente conquistare nuovi clienti per monetizzare l’AI: può vendere nuovi servizi AI a una base installata già enorme.
E i primi numeri sembrano confermare questa dinamica.
Nel secondo trimestre 2026 i ricavi complessivi sono saliti del 24% su base annua a 3,99 miliardi di dollari, mentre quelli da abbonamenti sono aumentati del 24,5%. ServiceNow ha inoltre registrato 123 nuovi contratti superiori a 1 milione di dollari di ACV, quasi il 40% in più rispetto all’anno precedente. I clienti con oltre 5 milioni di dollari di ACV sono invece arrivati a 658, +23%.
Ma il dato forse più interessante riguarda direttamente l’intelligenza artificiale: ServiceNow AI ha superato 1 miliardo di dollari di annual contract value nel Q2, mentre le implementazioni di AI agentica sono aumentate di nove volte in appena nove mesi.
Nvidia punta su ServiceNow
A rafforzare la posizione di ServiceNow sono le partnership con giganti come Nvidia, Microsoft e Amazon.
A maggio Nvidia e ServiceNow hanno ampliato la propria collaborazione per sviluppare agenti AI autonomi destinati alle imprese, combinando l’infrastruttura Nvidia con la capacità di ServiceNow di orchestrare workflow e processi aziendali.
Jensen Huang è arrivato a definire ServiceNow una piattaforma potenzialmente destinata a diventare una delle più importanti nell’AI enterprise, sostenendo che il mercato potrebbe non aver ancora compreso pienamente il suo posizionamento.
Ed è proprio questo il punto centrale della tesi rialzista: se l’AI passerà dalla semplice generazione di contenuti all’esecuzione autonoma di processi aziendali, ServiceNow potrebbe trovarsi nel posto giusto al momento giusto.
I fondamentali giustificano un nuovo rally?
Anche guardando oltre l’AI, i numeri rimangono solidi.
I ricavi sono passati da 5,9 miliardi di dollari nel 2021 a 13,28 miliardi nel 2025, mentre il margine netto è salito dal 3,9% al 13,2%.
Il management punta inoltre ad almeno 30 miliardi di dollari di ricavi da subscription entro il 2030 e a raggiungere una “Rule of 60” o superiore, combinando crescita e redditività.
Secondo i dati InvestingPro del 1° ottobre, con ServiceNow a 134,01 dollari alla chiusura del 30 settembre, il Fair Value si colloca intorno a 164,66 dollari, indicando un potenziale teorico di circa il 23%.
Il P/E forward di 31,9 volte è inoltre molto più contenuto rispetto all’83x trailing, segnale che il mercato si aspetta una crescita significativa degli utili.
Ma il mercato vuole vedere risultati
La valutazione resta comunque uno dei principali rischi.
ServiceNow continua a essere un titolo growth e basta un rallentamento delle aspettative per produrre movimenti molto violenti. Lo si è visto dopo la trimestrale di aprile, quando il titolo arrivò a perdere circa il 18% in una sola seduta.
Non tutti gli analisti sono inoltre convinti. KeyBanc mantiene un giudizio Underweight con target a 85 dollari e aveva evidenziato un rallentamento della crescita organica dei current bookings, scesa sotto il 10% nel primo trimestre.
Il dato va però confrontato con il Q2, nel quale cRPO e RPO sono entrambi cresciuti del 21%, rispettivamente a 13,2 e 29 miliardi di dollari.
ServiceNow può essere il prossimo grande titolo AI?
ServiceNow presenta quindi una combinazione interessante: crescita ancora superiore al 20%, margini in miglioramento, una base clienti difficilmente replicabile e un’esposizione sempre più diretta all’AI agentica.
Il mercato, però, non sta ancora attribuendo al titolo lo stesso entusiasmo riservato ad altri protagonisti dell’intelligenza artificiale.
Ed è forse proprio qui che si trova l’opportunità da monitorare.
Se ServiceNow riuscirà a trasformare la propria enorme base enterprise in nuovi contratti AI e a mantenere crescita e redditività elevate, il recente recupero potrebbe rappresentare solo l’inizio di una nuova fase del titolo.
La prossima conferma dovrà però arrivare dai risultati: con valutazioni ancora elevate, ServiceNow non può permettersi grandi passi falsi.
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