PMI sopra le attese: salgono i rendimenti e torna il rischio inflazione
di: Alessio Moretti 24 Settembre 2026 10:25

I PMI preliminari di settembre hanno riacceso le tensioni sui mercati obbligazionari, mostrando un mix poco favorevole per chi scommette su un rapido calo dei tassi: attività economica più forte del previsto, domanda ancora solida e nuove pressioni sui costi.
Il risultato è stato un deciso aumento dei rendimenti, perché gli investitori hanno iniziato a rivedere le aspettative su inflazione e politica monetaria. Se la crescita continua a reggere mentre energia, salari e costi di trasporto restano elevati, Fed, BCE e Bank of England potrebbero essere costrette a mantenere i tassi alti più a lungo.
PMI USA accelera, Treasury sopra il 5%
Il segnale più forte è arrivato dagli Stati Uniti.
Il S&P Global Flash Composite PMI USA è salito a 58,4 punti dai 56 precedenti, raggiungendo il livello più alto da luglio 2021 e registrando la quarta accelerazione consecutiva.
Il PMI manifatturiero è salito a 57,0, mentre quello dei servizi ha raggiunto 58,7 punti, con la produzione in crescita al ritmo più sostenuto degli ultimi cinque anni.
Sono aumentati anche nuovi ordini, arretrati di produzione e occupazione. Parallelamente, però, i costi di input hanno registrato l’incremento più forte dall’ottobre 2022, sostenuti da carburanti, trasporti e salari.
Il dato ha spinto il mercato a prezzare una Federal Reserve più restrittiva, contribuendo a portare il rendimento del Treasury USA a 10 anni sopra il 5%.
Eurozona, crescita più forte e inflazione ancora presente
Segnali sorprendenti sono arrivati anche dall’Europa.
Il PMI Composite dell’Eurozona è salito a 53,1 punti, massimo da oltre tre anni, grazie al recupero dei servizi e al ritorno in espansione di Germania e Francia.
La domanda ha mostrato segnali di miglioramento, mentre settori come intelligenza artificiale e difesa hanno sostenuto parte dell’attività manifatturiera.
Allo stesso tempo, l’aumento dei costi di energia e carburanti ha spinto le pressioni sui prezzi ai livelli più elevati da maggio.
Secondo le stime di S&P Global, l’economia dell’Eurozona potrebbe essere cresciuta di circa lo 0,4% nel terzo trimestre, con ordini in miglioramento che suggeriscono una certa continuità anche nel Q4.
Regno Unito più debole, ma i prezzi tornano a salire
Il quadro britannico appare più fragile sul fronte della crescita.
Il PMI Composite UK è sceso a 51,7 punti, principalmente a causa del rallentamento dei servizi, mentre il manifatturiero è salito a 52,0, massimo degli ultimi tre mesi.
Domanda dei consumatori e assunzioni restano deboli, nonostante il sostegno proveniente da tecnologia, AI e difesa.
Il problema principale resta però l’inflazione: i costi di energia, carburanti e materie prime sono aumentati per il secondo mese consecutivo, mentre anche i prezzi praticati dalle imprese hanno accelerato.
Il messaggio dei PMI è quindi chiaro: la crescita globale sta resistendo più del previsto, ma le pressioni inflazionistiche non sono ancora scomparse. Uno scenario che rende più difficile ipotizzare un rapido ritorno a politiche monetarie espansive.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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