Treasury al 5%: i mercati stanno entrando in una nuova era dei tassi?
di: Alessio Moretti 15 Settembre 2026 11:17

Il rendimento del Treasury USA a 10 anni sopra il 5% potrebbe non rappresentare più una semplice fiammata del mercato obbligazionario. Per la seconda volta dal 2007, il decennale statunitense ha superato questa soglia, mentre anche Germania, Regno Unito, Giappone e Australia registrano costi di finanziamento vicini ai massimi degli ultimi decenni.
Sempre più investitori iniziano quindi a chiedersi se i mercati non stiano entrando in una nuova fase caratterizzata da tassi di interesse strutturalmente più elevati.
Fed, attenzione al dot plot e alle parole di Warsh
In questo contesto la prossima riunione della Federal Reserve assume un’importanza particolare.
Il mercato si aspetta un aumento dei tassi di 25 punti base, ma la decisione in sé potrebbe essere meno importante delle indicazioni fornite dal presidente Kevin Warsh e dal nuovo dot plot, il grafico che raccoglie le previsioni dei membri Fed sull’evoluzione futura dei tassi.
A giugno metà dei partecipanti prevedeva almeno un aumento nel 2026. Questa volta gli investitori cercheranno di capire se la stretta rappresenti un intervento temporaneo oppure l’inizio di un ciclo più lungo.
Energia e guerra alimentano l’inflazione
A complicare il lavoro delle banche centrali è soprattutto lo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente.
In Europa il prezzo del gas naturale è tornato sui livelli più elevati dalla fine del 2022, mentre le difficoltà nel transito attraverso lo Stretto di Hormuz e le tensioni tra Arabia Saudita e Houthi aumentano i rischi sulle forniture.
Le scorte europee risultano inoltre intorno al 68%, circa 17 punti percentuali sotto la media stagionale. La situazione varia notevolmente tra i diversi Paesi: Italia, Spagna e Francia presentano livelli relativamente elevati, mentre Germania e Paesi Bassi si trovano intorno al 50%.
L’economia USA può sostenere rendimenti al 5%?
Nonostante il rialzo dei tassi, alcuni indicatori americani continuano a mostrare una notevole resilienza.
La crescita nominale viaggia poco sopra il 6%, la disoccupazione rimane al 4,1% e gli investimenti legati a intelligenza artificiale e data center continuano a sostenere la domanda di capitale.
Questo alimenta l’ipotesi che un Treasury al 5% possa essere compatibile con un’economia ancora solida.
Le fragilità, però, non mancano. I consumi sono sempre più concentrati sulle fasce di reddito elevate, mentre le famiglie con redditi più bassi stanno riducendo la spesa. Il mercato immobiliare risente inoltre dei costi dei mutui elevati.
È davvero finita l’era del denaro a basso costo?
Dietro l’aumento dei rendimenti c’è infine il problema fiscale. Deficit elevati, maggiore emissione di debito pubblico e forti investimenti nell’AI aumentano contemporaneamente la domanda di capitale.
Il mercato potrebbe quindi stare tornando a una situazione più simile a quella precedente al 2008, quando tassi ultra-bassi e massicci acquisti di bond da parte delle banche centrali non rappresentavano ancora la normalità.
Se questo scenario fosse corretto, riportare stabilmente i rendimenti molto più in basso potrebbe richiedere qualcosa che al momento i mercati non stanno ancora prezzando pienamente: una vera recessione.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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