Inflazione USA più forte del previsto: cresce la pressione sulla Fed
di: Alessio Moretti 14 Settembre 2026 11:03

L’ultimo dato sull’inflazione USA rafforza le aspettative per una Federal Reserve più restrittiva, anche se la composizione del CPI non segnala ancora una vera riaccelerazione generalizzata dei prezzi.
Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4% su base mensile, in linea con le attese, mentre l’inflazione annuale è rimasta stabile al 3,4%.
La sorpresa è arrivata soprattutto dal core CPI, che esclude alimentari ed energia. Il dato è cresciuto dello 0,29% mensile, sopra il +0,2% previsto e al ritmo più sostenuto da aprile. Su base annua, tuttavia, l’inflazione core è scesa al 2,4%, minimo da marzo 2021.
Servizi ancora sotto pressione, rallentano gli affitti
Analizzando le diverse componenti, il quadro appare contrastante.
Gli affitti e l’Owners’ Equivalent Rent sono aumentati entrambi dello 0,2%, confermando il progressivo raffreddamento della componente abitativa.
Più forti invece i prezzi dei servizi non legati alla casa. Tariffe aeree, hotel e istruzione hanno registrato nuovi aumenti, mentre i servizi di telefonia mobile sono balzati del 5,9%, contribuendo in maniera significativa all’incremento del core CPI.
Quest’ultimo movimento viene però considerato in larga parte temporaneo e difficilmente ripetibile nei prossimi mesi.
Più rilevante per la Federal Reserve è la tenuta del cosiddetto “supercore”, che misura le pressioni inflazionistiche generate principalmente dai servizi domestici.
Sale anche la stima sul core PCE
Il CPI di agosto ha spinto diverse banche d’affari a rivedere al rialzo le previsioni sul core PCE, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed.
Goldman Sachs stima ora un aumento mensile dello 0,26%, Citi dello 0,29% e Bank of America dello 0,30%.
Le prospettive sui tassi Fed rimangono però divise. Bank of America prevede ulteriori rialzi anche in ottobre e dicembre, mentre Citi ipotizza un intervento immediato seguito da una pausa prolungata, a condizione che i prossimi dati mostrino un nuovo rallentamento dell’inflazione.
Petrolio ed energia diventano il nuovo rischio
A complicare il quadro c’è soprattutto il forte aumento dei prezzi energetici.
Ad agosto la benzina è salita del 3,9%, contribuendo per oltre un terzo all’aumento mensile del CPI headline. Il protrarsi del conflitto con l’Iran e le difficoltà nel transito attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbero inoltre mantenere elevati i costi di petrolio, diesel, carburante per aerei e gas naturale liquefatto.
L’aumento dei costi di trasporto, assicurazione e materie prime rischia progressivamente di trasferirsi sui prezzi finali.
La Fed si trova quindi davanti a uno scenario complesso: l’inflazione abitativa rallenta, ma i servizi restano resilienti e lo shock energetico potrebbe alimentare nuove pressioni su beni, trasporti e alimentari.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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