Il mercato del petrolio torna a prezzare il rischio geopolitico. Le quotazioni del greggio stanno registrando un deciso balzo in questo mercoledì, dopo che gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi aerei contro obiettivi iraniani, alimentando il timore di una nuova escalation in Medio Oriente e di possibili ripercussioni sulle forniture energetiche globali.
Il future sul petrolio Brent al momento della scrittura è in rialzo di oltre il 5% e scambia sopra i 78dollari al barile, mentre il WTI statunitense si attesta sopra i 74 dollari. Il movimento riflette il ritorno di un consistente premio per il rischio in un’area da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Escalation nel Golfo Persico e nuove minacce alle rotte energetiche
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), l’operazione militare è stata una risposta agli attacchi attribuiti all’Iran contro tre navi mercantili impegnate nella navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il commercio energetico internazionale. Parallelamente, Washington avrebbe ripristinato le sanzioni sulle esportazioni di greggio iraniano, revocando la licenza temporanea che consentiva alcune operazioni commerciali sul petrolio di Teheran.
Le tensioni si sono ulteriormente aggravate dopo le notizie relative a due petroliere colpite nelle acque prospicienti lo Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, una nave cisterna battente bandiera saudita avrebbe riportato danni al largo delle coste dell’Oman, mentre una metaniera qatariota sarebbe stata seriamente danneggiata nella stessa area.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che non potranno essere avviati negoziati per un accordo definitivo finché gli Stati Uniti manterranno un atteggiamento definito “minaccioso”. Le dichiarazioni arrivano dopo che il presidente americano aveva affermato che Washington sarebbe pronta a “portare a termine l’operazione” in assenza di un’intesa con Teheran.
L’instabilità sta già modificando le rotte commerciali. Secondo dati elaborati da Kpler e riportati da Bloomberg, negli ultimi giorni circa due terzi delle petroliere hanno attraversato il corridoio settentrionale dello Stretto di Hormuz, autorizzato dall’Iran, mentre il restante traffico ha utilizzato il passaggio meridionale gestito in coordinamento con l’Oman e le autorità statunitensi.
Mercati, approvvigionamenti e impatto sull’economia globale
Nel frattempo il Giappone dovrebbe incrementare gli approvvigionamenti di greggio saudita nel corso del mese. Due superpetroliere cariche di petrolio sono infatti dirette verso lo Stretto di Hormuz, a conferma della volontà di garantire continuità alle forniture nonostante il deterioramento del quadro geopolitico.
Anche l’Arabia Saudita starebbe valutando un rafforzamento della capacità del proprio oleodotto verso la costa occidentale del Mar Rosso. L’obiettivo è aumentare i volumi esportabili attraverso rotte alternative, riducendo la dipendenza dal passaggio nello Stretto di Hormuz, da sempre considerato uno dei principali punti di vulnerabilità del mercato energetico mondiale.
La volatilità del comparto energetico sta già producendo effetti sulle principali società del settore. Shell ha comunicato di attendersi risultati significativamente migliori nel trading di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) nel secondo trimestre, grazie all’aumento delle oscillazioni dei prezzi provocate dalla crisi mediorientale.
Le conseguenze si riflettono anche sui costi dei trasporti. Negli Stati Uniti la spesa sostenuta dalle compagnie aeree per il carburante è cresciuta dell’85% a maggio, raggiungendo quasi 6,7 miliardi di dollari, mentre in India il consumo di carburanti è diminuito del 3,7% rispetto al mese precedente, attestandosi a 19,24 milioni di tonnellate, segnale di un rallentamento della domanda interna.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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