Stellantis su nuovi minimi annuali, il mercato ha toccato il fondo?

di: Alessio Moretti 24 Giugno 2026 9:59

crollo stellantis

Nuovo minimo annuale per Stellantis e mercato che torna a interrogarsi quando potremmo assistere ad una ripresa del titolo.

Nella seduta di ieri il gruppo automobilistico ha chiuso tra i peggiori titoli di Piazza Affari, lasciando sul terreno il 6,74% a 5,27 euro dopo aver toccato un minimo intraday a 5,25 euro. La flessione porta il bilancio da inizio anno a un pesante -37,9%, confermando una fase di forte sfiducia da parte degli investitori.

Le vendite si stanno estendendo anche nelle prime ore di contrattazione di questo mercoledì, con il titolo che al momento della scrittura ha raggiunto un nuovo minimo annuale a 5.155€.

Il mercato ha toccato il fondo o le vendite non sono ancora terminate? Analizziamo il titolo di Stellantis grazie al contributo dei dati di InvestingPro.

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Immatricolazioni in crescita, ma sotto le attese del mercato

Tra gli elementi che hanno pesato sul titolo ci sono i dati sulle immatricolazioni europee di maggio. Stellantis ha registrato circa 175 mila unità vendute, con una crescita del 2,5% includendo anche il contributo di Leapmotor.

Un dato positivo in termini assoluti, ma giudicato insufficiente dagli operatori. Gli analisti hanno evidenziato come il ritmo di crescita resti inferiore rispetto agli obiettivi indicati dal management per il 2026, che prevedono un incremento del fatturato nella fascia “mid single digit”, compresa tra il 4% e il 6%.

Il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: non basta tornare a crescere, serve dimostrare una capacità di recupero coerente con le aspettative incorporate nei piani industriali.

Settore auto in una fase delicata: pesano dazi e competizione globale

Alle difficoltà specifiche del gruppo si aggiunge un contesto settoriale complesso.

L’industria automobilistica globale continua a convivere con una crescente frammentazione commerciale, in particolare sul fronte dei veicoli elettrici. Le tensioni tra Stati Uniti, Canada, Cina e Unione Europea sui dazi e sulle importazioni stanno modificando gli equilibri competitivi e aumentando l’incertezza per i costruttori con forte esposizione internazionale.

Per Stellantis il tema è particolarmente rilevante: il gruppo deve contemporaneamente difendere quote di mercato in Europa, accelerare sulla transizione elettrica e preservare margini in uno scenario di crescente pressione sui prezzi.

Fondamentali sotto pressione: margini, utili e cassa restano il nodo centrale

Se il calo da inizio anno appare violento, la debolezza dei fondamentali aiuta a spiegare il motivo della reazione.

Gli ultimi dati trimestrali mostrano un utile netto ridotto a 377 milioni di euro, mentre il 2025 si è chiuso con una perdita complessiva di oltre 22 miliardi. Indicatori che raccontano un deterioramento marcato della redditività.

Anche gli indici finanziari riflettono questa situazione: il ritorno sul capitale (ROE) è negativo al -33,1%, mentre il Free Cash Flow Yield scende al -49,6%, segnalando una significativa pressione sulla generazione di cassa.

Sul fronte patrimoniale il rapporto Debt/Equity si attesta all’85,9%, mentre diversi osservatori sottolineano difficoltà crescenti nel coprire gli oneri finanziari e un progressivo assorbimento della liquidità disponibile.

In questo contesto, anche il dividend yield del 5,4% smette di essere automaticamente un elemento di attrattività: il mercato inizia infatti a interrogarsi sulla sostenibilità della remunerazione agli azionisti nel caso in cui il recupero operativo dovesse richiedere più tempo del previsto.

Dal punto di vista tecnico il titolo è ipervenduto, ma il trend resta negativo

Guardando ai grafici, Stellantis si trova in una condizione di forte ipervenduto.

Gli indicatori tecnici sui principali timeframe continuano però a segnalare debolezza strutturale. L’RSI di breve periodo è sceso in area 20, mentre anche oscillatori e MACD restano orientati al ribasso. Le medie mobili continuano a puntare verso il basso e, al momento, non emergono segnali tecnici di inversione consolidata.

Questa configurazione lascia aperta la possibilità di rimbalzi tecnici nel breve periodo, ma non offre ancora conferme di un vero cambio di tendenza che arriverebbe con il ritorno sopra i 7.5€.

Cosa aspettarsi nel secondo semestre

La domanda che ora si pone il mercato è se il secondo semestre possa rappresentare il punto di svolta.

Sul piano teorico alcuni margini di recupero esistono: diversi target price degli analisti restano significativamente superiori alle quotazioni attuali e il fair value teorico suggerisce un potenziale upside importante qualora il gruppo riuscisse a riportare redditività e generazione di cassa su livelli più vicini alla propria storia.

Ma oggi il mercato continua a prezzare soprattutto il rischio.

Per assistere a una ripresa sostenibile serviranno segnali concreti su tre fronti: miglioramento dei margini operativi, stabilizzazione della cassa e ritorno a una crescita commerciale in linea con gli obiettivi dichiarati.

Fino ad allora, Stellantis rischia di restare un titolo da turnaround più che una storia di rilancio già avviata.

Per gli investitori orientati alla stabilità il quadro rimane fragile. Per chi invece accetta elevata volatilità e un profilo di rischio più aggressivo, i livelli attuali potrebbero rappresentare una scommessa sul recupero, con la consapevolezza che il percorso verso un’inversione potrebbe essere ancora lungo.

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Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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