Petrolio sui minimi degli ultimi 3 mesi, ma gli 80 dollari frenano le vendite
di: Alessio Moretti 16 Giugno 2026 9:39

Il sentiment sul mercato petrolifero sembra oscillare tra il miglioramento del quadro geopolitico in Medio Oriente e le incertezze sulla reale ripresa dei flussi energetici globali.
Il greggio WTI è scivolato sui livelli più bassi degli ultimi tre mesi, ma la soglia psicologica e tecnica degli 80 dollari al barile continua a rappresentare un importante argine alle vendite.
Il contratto future con consegna luglio 2026 ha arichiviato la giornata di ieri a 80.75 dollari al barile, mentre in questo martedì le contrattazioni di aggirano intorno la soglia degli 80 dollari.
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Iran Vs Usa, accordo raggiunto?
Secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca, il presidente Donald Trump e il vicepresidente JD Vance hanno firmato una copia elettronica di un memorandum d’intesa con Teheran. Trump ha dichiarato che il passaggio attraverso Hormuz sarebbe già stato parzialmente ripristinato e potrebbe tornare completamente operativo entro la fine della settimana.
La prospettiva di una normalizzazione dei traffici ha immediatamente ridotto il premio di rischio incorporato nei prezzi del greggio. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei punti nevralgici del commercio energetico mondiale: attraverso questo corridoio transita circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto. La sua chiusura, seguita ai raid statunitensi e israeliani contro l’Iran, aveva contribuito a bloccare circa 14 milioni di barili al giorno di produzione.
Tuttavia, il mercato continua a mantenere un atteggiamento prudente. Né Washington né Teheran hanno diffuso il testo ufficiale dell’accordo e restano divergenze sull’effettiva tempistica della riapertura completa e sulle condizioni operative. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito l’intesa un “passo importante”, sottolineando però che un cessate il fuoco stabile non è ancora stato pienamente definito.
Questa incertezza spiega perché, nonostante il forte calo registrato nelle ultime sedute, il petrolio fatichi ad allontanarsi in modo deciso dall’area degli 80 dollari al barile. Dopo una flessione del 3,7% nella giornata precedente, il WTI ha mostrato infatti tentativi di recupero, tornando temporaneamente sopra quota 80.
Anche il comportamento dell’Iran suggerisce che il mercato stia già iniziando a prezzare un graduale ritorno dell’offerta. La National Iranian Oil Company ha ridotto in maniera significativa il prezzo ufficiale di vendita del greggio leggero destinato ai clienti asiatici per il mese di luglio: il premio rispetto al benchmark Oman/Dubai è stato abbassato a 7,15 dollari al barile dai 13 dollari del mese precedente, nel tentativo di riconquistare rapidamente quote di mercato.
Scorte in calo
Sul fronte dell’offerta globale emergono però segnali contrastanti. I dati del Dipartimento dell’Energia statunitense mostrano che la Strategic Petroleum Reserve americana è diminuita di 8,9 milioni di barili nell’ultima settimana, una delle riduzioni più marcate mai registrate. Le riserve sono scese a 340,3 milioni di barili, il livello più basso dal 1983, a conferma di un contesto che resta strutturalmente teso nonostante l’allentamento delle tensioni geopolitiche.
L’attenzione degli operatori si sposta ora sul rapporto settimanale dell’American Petroleum Institute (API), atteso nelle prossime ore. Un calo delle scorte superiore alle attese potrebbe riaccendere il sostegno ai prezzi segnalando una domanda più robusta; al contrario, un aumento delle giacenze rafforzerebbe le aspettative di eccesso di offerta.
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