Aggiornamenti macro: i mercati attendono i verbali della Fed
di: Alessio Moretti 20 Maggio 2026 10:33

L’attenzione dei mercati oggi è rivolta alla pubblicazione dei verbali della riunione di aprile della Federal Reserve, attesi alle 14:00 ET. Gli economisti si aspettano toni ancora restrittivi da parte della banca centrale americana, soprattutto dopo le divisioni emerse all’interno del board sulla linea di politica monetaria.
Secondo le anticipazioni, diversi membri della Fed avrebbero sostenuto la necessità di mantenere aperta l’ipotesi di ulteriori rialzi dei tassi, nonostante il rallentamento dell’economia. Durante la conferenza stampa successiva alla riunione, il presidente Jerome Powell aveva spiegato che il Comitato si stava gradualmente spostando verso una posizione più neutrale, aggiungendo però che eliminare completamente il bias accomodante era stato un tema molto discusso.
Già nei verbali di marzo alcuni funzionari avevano evidenziato come le future decisioni sui tassi dovessero restare “aperte in entrambe le direzioni”, lasciando quindi spazio anche a nuovi aumenti qualora l’inflazione si fosse dimostrata più persistente del previsto.
Inflazione energetica e guerra in Iran preoccupano la Fed
Uno dei temi più osservati nei verbali sarà l’impatto inflazionistico derivante dal conflitto in Iran. Il rialzo dei prezzi energetici continua infatti a rappresentare un rischio significativo per l’economia americana, sia direttamente attraverso il costo dell’energia sia indirettamente tramite l’effetto a catena sui prezzi al consumo.
Goldman Sachs stima che lo shock energetico potrebbe mantenere l’inflazione core PCE vicino al 3% per tutto il 2026, complicando ulteriormente il percorso della Fed verso eventuali tagli dei tassi.
Negli ultimi giorni diverse banche d’affari hanno infatti rivisto le proprie previsioni sulla politica monetaria statunitense. Goldman Sachs ora prevede il primo taglio dei tassi soltanto a dicembre, e non più a settembre, sostenendo che il raffreddamento del mercato del lavoro e l’attenuazione dello shock petrolifero richiederanno più tempo.
Ancora più aggressiva la view di Bank of America, secondo cui la Fed potrebbe non tagliare i tassi prima di luglio 2027, a causa di un’inflazione ancora resiliente e di dati occupazionali che continuano a mostrare forza.
In Giappone cresce la tensione sul mercato obbligazionario
Anche la Bank of Japan si trova ad affrontare settimane delicate. Il governatore Kazuo Ueda ha incontrato il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent durante il G7 di Parigi per discutere dello stato dell’economia giapponese e delle prospettive dei mercati finanziari.
Bessent ha espresso fiducia nella capacità della BoJ di gestire la politica monetaria, definendo solide le fondamenta economiche del Giappone e ribadendo che un’eccessiva volatilità valutaria non è auspicabile.
Tuttavia, il focus degli investitori si è rapidamente spostato sulla crescente debolezza del mercato obbligazionario giapponese. Ueda ha riconosciuto che i rendimenti a lungo termine stanno salendo rapidamente, citando i timori inflazionistici legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Secondo il governatore, l’aumento dei costi energetici si sta trasferendo con maggiore velocità lungo la filiera produttiva, soprattutto nei settori petrolchimico e delle plastiche. Una dinamica che rischia di influenzare crescita economica, inflazione e future decisioni sia di politica monetaria sia fiscale.
La Bank of Japan valuta modifiche agli acquisti di bond
La BoJ dovrà inoltre affrontare a giugno una revisione intermedia del piano di riduzione degli acquisti di titoli di Stato giapponesi (JGB). Ueda ha dichiarato che le prossime decisioni terranno conto delle recenti tensioni di mercato, del funzionamento del mercato obbligazionario e del confronto con gli operatori finanziari.
Il dibattito interno appare però sempre più acceso. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa giapponese, alcune figure vicine al primo ministro Sanae Takaichi starebbero spingendo per maggiore cautela nella riduzione degli stimoli monetari.
Anche il Consiglio per la politica economica e fiscale giapponese ha recentemente invitato la banca centrale a mantenere una politica monetaria “appropriata” rispetto alle condizioni di domanda e offerta di capitale, lasciando intendere che sia i tassi sia il ritmo degli acquisti di bond restano sotto osservazione.
Tra le posizioni più accomodanti spicca quella del consigliere Aida, che ha proposto di mantenere gli acquisti mensili di JGB a 2,1 trilioni di yen anche oltre il 2027 per sostenere gli investimenti pubblici e privati nel lungo periodo.
All’interno della BoJ, tuttavia, cresce anche il fronte contrario. Alcuni funzionari ritengono infatti che continuare con acquisti così elevati rischierebbe di trasformarsi in una monetizzazione del debito pubblico, sostenendo invece che il ritmo della riduzione degli stimoli dovrebbe dipendere soprattutto dal miglioramento della liquidità e del funzionamento del mercato obbligazionario.
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