I futures sul greggio statunitense hanno chiuso in rialzo giovedì, al termine di una seduta caratterizzata da forte volatilità. Il WTI ha guadagnato 1,45 dollari (+1,51%), attestandosi a 97,66 dollari al barile, mentre il Brent è salito di 1,06 dollari (+1,04%) a 103,07 dollari.
Nel corso della giornata, entrambi i benchmark avevano però toccato i minimi di sessione — rispettivamente a 89,80 e 96,05 dollari — dopo nuove indiscrezioni su un possibile accordo temporaneo tra Stati Uniti e Iran. L’intesa, ancora in fase embrionale, mirerebbe a fermare il conflitto, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare un nuovo quadro negoziale sul nucleare.
I prezzi hanno successivamente recuperato terreno in seguito a notizie secondo cui Teheran avrebbe istituito una nuova agenzia incaricata di controllare e tassare le navi in transito nello Stretto, una misura giudicata inaccettabile da Washington. La televisione di Stato iraniana ha inoltre riferito che l’Iran chiederebbe risarcimenti per i danni di guerra prima di consentire la riapertura della rotta, richiesta anch’essa respinta dagli Stati Uniti.
A complicare ulteriormente il quadro, il portale Caixin ha segnalato che una petroliera di proprietà cinese è stata attaccata il 4 maggio al largo degli Emirati Arabi Uniti, provocando un incendio a bordo. Secondo le stime, circa 1.600 navi sarebbero attualmente in attesa nelle acque circostanti lo Stretto. Segnalata anche la presenza di una chiazza di petrolio nell’area dell’isola di Kharg. Fonti militari iraniane, citate dai media statali, sostengono inoltre che attacchi missilistici avrebbero costretto unità “nemiche” a ritirarsi dallo Stretto di Hormuz dopo un’azione militare statunitense contro una petroliera iraniana.
Offerta globale sotto pressione
Sul fronte internazionale, il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha avvertito durante una conferenza a Toronto che i mercati energetici stanno entrando in “acque agitate”. Il protrarsi del conflitto con l’Iran continua infatti a sottrarre milioni di barili al mercato globale. Birol ha sottolineato come il Brent si sia recentemente mosso in un range tra 96 e 102 dollari, riflettendo notizie contrastanti su un possibile accordo a breve termine, e ha indicato nella volatilità il tratto dominante dell’attuale fase. Ha inoltre invitato il Canada a diversificare le proprie destinazioni di export e ribadito la disponibilità dell’Agenzia a ricorrere alle riserve strategiche.
I dati citati da Reuters, elaborati da Kpler, mostrano intanto un calo significativo delle esportazioni asiatiche di prodotti raffinati, diminuite di quasi 3 milioni di barili al giorno rispetto alla media dei tre mesi precedenti il conflitto. Le esportazioni di carburante per jet si sono fermate a 596.000 barili al giorno, contro 1,54 milioni nel periodo pre-bellico.
In Asia, le scorte di prodotti petroliferi nel porto di Singapore sono diminuite di 1,071 milioni di barili nell’ultima settimana, scendendo a 44,828 milioni.
Infine, sul fronte europeo, proseguono gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe: giovedì sono stati segnalati due raid con droni, uno contro la stazione di pompaggio di Perm e un altro contro una raffineria nella stessa regione. L’impianto di pompaggio è stato colpito più volte nelle ultime due settimane, segno di una pressione crescente sul sistema energetico russo.