Come stanno reagendo i mercati all’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran?

di: Alessio Moretti 2 Marzo 2026 9:22

studio della stagionalità dei mercati

Sabato, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco congiunto contro l’Iran, in un’operazione che l’amministrazione del presidente Donald Trump ha ribattezzato “Operation Epic Fury”. Teheran ha confermato la morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, al potere dal 1989. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero rimasti uccisi anche altri alti funzionari iraniani.

Fonti militari riferiscono inoltre che le forze statunitensi avrebbero affondato nove navi della marina iraniana e “in larga parte distrutto” il quartier generale navale del Paese. L’Iran avrebbe reagito colpendo diversi obiettivi in Medio Oriente, incluse basi militari americane.

Le prime indicazioni dai future sui principali mercati azionari non sono incoraggianti in questo lunedì mattina: il Dow Jones segna -1.5%, l’S&P 500 -1.5%, il Nasdaq 100 2% e il Russell 2000 -2%. Va molto peggio per il future europei, quello sul Dax cede il 2.5%, mentre quello sul FtseMib 2.4%.

Petrolio ed energia: prime tensioni

Il comparto energetico è il primo a reagire. Il future sul greggio West Texas Intermediate (WTI) è balzato del 5,5% a 70,73 dollari.

Il motivo è evidente: il timore di un’interruzione dell’offerta globale. Le navi, incluse le petroliere, stanno evitando lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. L’Iran, che ne controlla la sponda settentrionale, ha minacciato di chiuderlo ufficialmente. Se ciò accadesse, l’impatto sui prezzi energetici potrebbe essere significativo.

Nel breve termine, quindi, alcuni titoli petroliferi potrebbero beneficiare della situazione.

Difesa: un settore già in ascesa

Anche il comparto difesa potrebbe rafforzarsi. Già prima dell’escalation, molti Paesi della NATO – in particolare in Europa – avevano annunciato un aumento significativo dei budget militari.

Un esempio di esposizione al settore è il Global X Defense Tech ETF, che include tra le principali partecipazioni:

  • Lockheed Martin

  • RTX Corporation

  • General Dynamics

  • Rheinmetall

  • Palantir Technologies

Negli ultimi mesi il settore ha già registrato performance superiori alla media di mercato. In uno scenario di tensioni prolungate, potrebbe continuare a mostrare resilienza.

Oro e argento: il ritorno dei beni rifugio

Quando l’incertezza aumenta, gli investitori cercano protezione. I metalli preziosi – oro e argento – sono tradizionalmente considerati “beni rifugio”. Non a caso, i future sull’oro risultano in rialzo del 3.3% mentre quelli sull’argento del 2.8%.

In fasi di crisi geopolitica, questi asset tendono a guadagnare appeal come copertura contro volatilità e rischio sistemico.

Verso una rotazione difensiva?

È possibile assistere a un “de-risking” dei portafogli: meno esposizione ai titoli più volatili, più spazio a settori difensivi.

Le small cap (come quelle rappresentate dal Russell 2000) potrebbero soffrire più delle large cap. Anche il comparto tecnologico, già sotto pressione per i dubbi sulla sostenibilità della domanda legata all’intelligenza artificiale, rischia un ulteriore indebolimento.

Emblematico il caso di Nvidia: nonostante una trimestrale brillante, il titolo ha registrato forti ribassi nei giorni successivi alla pubblicazione dei risultati, segno che il mercato teme valutazioni troppo elevate e aspettative difficili da sostenere nel lungo periodo.

Al contrario, utility, società idriche e grandi gruppi consumer con dividendi stabili potrebbero attrarre capitali in cerca di stabilità.

Cosa dovrebbe fare un investitore?

I trader di breve periodo tendono ad accogliere con favore la volatilità, che offre più opportunità speculative.

Gli investitori di lungo periodo, invece, dovrebbero evitare decisioni impulsive. La storia insegna che, anche dopo shock geopolitici rilevanti, i mercati tendono a recuperare nel tempo.

Tuttavia, chi ha un profilo più prudente o si sente a disagio di fronte a forti oscillazioni potrebbe valutare un parziale riequilibrio del portafoglio, soprattutto se ritiene che il conflitto possa protrarsi e risultare costoso, come accaduto in passato in altri scenari mediorientali.

In definitiva, la chiave sarà distinguere tra reazioni emotive e cambiamenti strutturali: i mercati possono tremare nel breve termine, ma è la durata del conflitto a determinare la vera direzione di lungo periodo.

Informazioni sull'autore: Alessio Moretti

Autore Articolo: Alessio Moretti
Laureato in Economia e Management ed esperto in contenuti finanziari e marketing digitale. Dal 2016 si dedica al mondo degli investimenti e dal 2018 collabora con TradingFacile come seo strategist e quantic Trader. IN BREVE: - Dal 2016 entra nel mondo del trading diventando programmatore di strategie automatiche; - Dal 2018 si dedica al marketing digitale e scrive di economia e finanza; STUDI: Laurea in economia e management

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