Kevin Warsh candidato alla guida della Fed: i mercati ricalibrano le aspettative
Venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il nome del suo candidato per la successione di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, il cui mandato scadrà a maggio. La scelta è ricaduta su Kevin Warsh, ex governatore della Fed, già valutato per lo stesso ruolo nel 2017. La nomina diventerà effettiva solo dopo l’approvazione di un Senato profondamente diviso.
Warsh è generalmente considerato favorevole a tassi di interesse più bassi, ma non necessariamente all’allentamento monetario aggressivo auspicato da Trump. Lo stesso presidente ha dichiarato che sarebbe stato “inappropriato” chiedere direttamente a Warsh se avrebbe tagliato i tassi, pur sottolineando la sua convinzione che il candidato sia orientato verso una riduzione del costo del denaro. La nomina, quindi, non dissolve completamente i dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve.
Implicazioni per i Treasury e per la politica monetaria USA
L’annuncio ha spinto gli investitori a rivedere le prospettive di supporto monetario sul mercato dei Treasury, soprattutto alla luce dei persistenti rischi inflazionistici. Il delicato equilibrio tra pressioni politiche per ridurre i tassi e la necessità di mantenere la credibilità della politica monetaria continuerà probabilmente a esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti a lunga scadenza.
Warsh ha più volte invocato un cambio di regime all’interno della Fed, sostenendo una riduzione del quantitative easing e una progressiva diminuzione del bilancio della banca centrale. Questo orientamento potrebbe tradursi in una minore presenza della Fed come acquirente di titoli sul mercato obbligazionario.
Inflazione USA: PPI sopra le attese e Wall Street in calo
I mercati azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso venerdì, dopo la pubblicazione di dati macroeconomici più forti del previsto. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) per la domanda finale è aumentato dello 0,5% su base mensile, il rialzo più marcato degli ultimi tre mesi, dopo il +0,2% di novembre, secondo il Bureau of Labor Statistics (BLS).
Su base annua, il PPI è cresciuto del 3,0% a dicembre, confermando lo stesso ritmo del mese precedente. Nel complesso, l’indice ha segnato un incremento del 3,0% nel 2025, dopo il +3,5% registrato nel 2024. Dati che suggeriscono una possibile riaccelerazione delle pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi, nonostante Powell abbia recentemente affermato che l’impatto inflattivo dei dazi dovrebbe raggiungere il picco nella parte centrale dell’anno.
I servizi trainano l’aumento dei prezzi
L’accelerazione del PPI è stata trainata principalmente dal comparto dei servizi. I prezzi dei servizi al netto di commercio, trasporti e logistica sono saliti dello 0,3%, mentre i costi di trasporto e magazzinaggio hanno registrato un aumento dello 0,5%.
Particolarmente rilevante l’incremento delle commissioni di gestione dei portafogli (+2,0%), delle tariffe aeree (+2,9%) e dei prezzi all’ingrosso di hotel e motel (+7,3%). Queste componenti confluiscono nel calcolo dell’indice PCE (Personal Consumption Expenditures), la misura di inflazione preferita dalla Fed per il target del 2%. I dati PCE di dicembre sono attesi per il 20 febbraio.
Eurozona sorprende in positivo: crescita oltre le attese
Sul fronte europeo, l’eurozona ha registrato una crescita dello 0,3% nel quarto trimestre del 2025, superando le attese di consenso ferme allo 0,2%. Il dato conferma lo stesso ritmo del trimestre precedente e porta la crescita annua all’1,3% rispetto al quarto trimestre del 2024.
L’area euro cresce ormai da nove trimestri consecutivi. Su base annua, il PIL del 2025 è stimato in aumento dell’1,5%, secondo i dati destagionalizzati.
La Banca Centrale Europea ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per il 2026, portandole all’1,2%. In particolare, la Germania – la maggiore economia europea – è tornata a crescere per la prima volta dal 2022, con prospettive di ulteriore accelerazione grazie a politiche fiscali espansive mirate a investimenti in infrastrutture e difesa.
BCE: tassi fermi al 2%
La BCE dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati al 2% nella riunione di questa settimana, confermando un approccio prudente in un contesto di crescita moderata ma ancora esposto a rischi geopolitici e inflazionistici.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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