Petrolio: volatilità alle stelle, il mercato teme lo scenario dei 150 dollari
di: Filippo Giannini 9 Marzo 2026 15:34

Gli attacchi del fine settimana contro diverse infrastrutture energetiche in Medio Oriente hanno provocato una delle più gravi interruzioni delle forniture di greggio degli ultimi anni.
Il blocco delle rotte energetiche ha impedito l’arrivo sul mercato di circa 140 milioni di barili di petrolio, pari a circa 1,4 giorni della domanda globale.
L’impatto si è esteso anche ai prodotti raffinati: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha ridotto di circa il 10% la disponibilità globale di diesel, aumentando ulteriormente le tensioni sui mercati energetici.
Mercati sotto shock
La reazione dei mercati finanziari è stata immediata e violenta.

Nella seduta odierna il future sul greggio WTI ha prima raggiunto un picco di 120 dollari al barile, per poi scendere fino a un minimo di 96,5 dollari, segnando un’escursione intraday di circa il 23%. Al momento, i prezzi oscillano intorno alla soglia dei 100 dollari al barile.
Un movimento di questa ampiezza è tipico di un mercato dominato da speculazione, coperture di rischio e shock geopolitici.
Su base settimanale i numeri risultano ancora più significativi:
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WTI: +35,64%
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Brent: +26,91%
Si tratta dei maggiori rialzi settimanali registrati dal crollo dei mercati energetici durante la pandemia di COVID-19 nella primavera del 2020.
Il rischio di petrolio a 150 dollari è reale?
Secondo il ministro dell’Energia del Qatar, citato dal Financial Times, la situazione potrebbe peggiorare rapidamente.
I principali produttori energetici del Golfo potrebbero essere costretti a sospendere le esportazioni entro poche settimane, uno scenario che potrebbe spingere il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile.
L’ultima volta che il petrolio si avvicinò a questa soglia fu l’11 luglio 2008, quando raggiunse il massimo storico di 147,27 dollari al barile.
All’epoca, tuttavia, il mercato era alimentato da una vera e propria bolla energetica, sostenuta da una domanda globale in forte espansione e dall’accelerazione economica della Cina.
Oggi il contesto appare diverso: la crescita della domanda globale è più moderata e l’offerta risulta più diversificata, anche grazie all’espansione dello shale oil statunitense.
Per raggiungere quota 150 dollari, sarebbe probabilmente necessario uno shock ancora più grave di quello attuale.
Tra gli scenari che potrebbero spingere il petrolio verso quei livelli figurano:
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un collasso totale delle esportazioni dal Golfo Persico
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una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz per diversi mesi
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sanzioni globali simultanee contro più grandi paesi produttori
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attacchi su larga scala alle infrastrutture energetiche
In altre parole, sarebbe necessaria una crisi sistemica dell’offerta globale.
Il G7 prova a contenere la crisi energetica
Per evitare un’ulteriore escalation dei prezzi, il G7 si riunisce oggi (9 marzo 2026) per discutere una risposta coordinata alla crisi energetica.
Tra le ipotesi più concrete figura un rilascio straordinario di petrolio dalle riserve strategiche globali.
La proposta prevede l’immissione sul mercato di 300-400 milioni di barili, pari a circa il 25-30% delle riserve detenute dai 32 paesi membri dell’International Energy Agency (IEA).
Anche gli Stati Uniti sostengono questa iniziativa.
L’obiettivo è chiaro: raffreddare i prezzi e stabilizzare il mercato energetico globale, evitando che lo shock geopolitico si trasformi in una vera e propria crisi energetica mondiale.
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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