Il pretrolio torna a correre dopo la flessione della scorsa settimana
di: Alessio Moretti 13 Aprile 2026 15:06

Dopo aver archiviato una delle settimane più turbolente degli ultimi anni — con prezzi in forte calo nonostante un contesto geopolitico ancora estremamente teso — il mercato del greggio ha avviato la nuova ottava in deciso recupero. A sostenere il rimbalzo è il mancato accordo tra Stati Uniti e Iran.
Al momento della scrittura, il future sul WTI segna un rialzo di circa l’8%, riportandosi sopra i 103 dollari al barile, mentre il Brent guadagna oltre il 7% e si avvicina alla soglia dei 102 dollari.
Brent e WTI in forte ribasso nella scorsa ottava
I futures sul greggio hanno registrato la peggiore performance settimanale dal 2022. Il Brent ha chiuso a 94,44 dollari al barile, in calo di 2,03 dollari (-2,10%) nella seduta di venerdì e con una perdita settimanale del 13,41%, la più marcata dall’agosto 2022.
Ancora più pesante il bilancio per il WTI statunitense, sceso di 3,37 dollari (-3,40%) fino a 94,44 dollari al barile. Su base settimanale, il calo è stato del 14,66%, il più significativo dall’aprile 2020, in piena fase di lockdown globali.
A innescare la correzione è stato l’annuncio di una tregua temporanea di due settimane tra Iran e Stati Uniti, mediata dal Pakistan, che ha innescato vendite diffuse dopo settimane di forte rally.
Stretto di Hormuz: Trump minaccia il blocco
Le speranze di una riapertura dello stretto sono durate poco.
Dopo il fallimento dei colloqui nel fine settimana, l’ex presidente Donald Trump ha minacciato un blocco dello stretto, ordinando ai militari statunitensi di prepararsi a controllare il traffico marittimo.
Il piano prevederebbe il blocco delle navi dirette ai porti iraniani, consentendo invece il passaggio a quelle non coinvolte in scali nel Paese. L’obiettivo sarebbe colpire direttamente le entrate petrolifere di Teheran e limitarne la capacità di influenzare il mercato attraverso il controllo del passaggio delle petroliere.
Offerta sotto pressione: Medio Oriente e Russia
Sul fronte dell’offerta, la situazione resta complessa. A marzo, i produttori mediorientali hanno tagliato circa 7,5 milioni di barili al giorno a causa della saturazione degli stoccaggi, mentre le interruzioni potrebbero salire fino a 9,1 milioni di barili giornalieri ad aprile.
Nonostante ciò, alcuni produttori della regione stanno già preparando una possibile ripresa delle esportazioni, chiedendo alle raffinerie asiatiche di pianificare i carichi per aprile e maggio, segnale di un possibile ritorno alla normalità nei flussi attraverso Hormuz.
In Arabia Saudita, inoltre, gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno ridotto la capacità produttiva di circa 600.000 barili al giorno e limitato i flussi nell’oleodotto East-West di circa 700.000 barili.
Anche la Russia resta un fattore chiave: le esportazioni di greggio sono ancora sotto pressione dopo gli attacchi ucraini ai porti di Ust-Luga, Primorsk e Novorossiysk. Sebbene i flussi abbiano mostrato un rimbalzo settimanale, restano inferiori di oltre 1 milione di barili al giorno rispetto a due settimane prima.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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