I mercati valutari hanno chiuso l’ultima seduta settimanale all’insegna della cautela, con il dollaro statunitense in rafforzamento rispetto alle principali controparti, mentre gli investitori restano in attesa di sviluppi cruciali sul fronte politico-istituzionale e macroeconomico.
Nel dettaglio:
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EUR/USD in flessione dello 0,18% a 1,1637
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GBP/USD in calo dello 0,30% a 1,3399
Dollaro sostenuto dal risk-off, ma crescono i fattori di pressione
Il biglietto verde ha beneficiato venerdì di un contesto di avversione al rischio, alimentato dall’incertezza legata a una possibile sentenza della Corte Suprema statunitense che potrebbe ribaltare l’impianto dei dazi generalizzati introdotti dall’amministrazione americana. Sebbene la Corte non abbia emesso un verdetto nella giornata di venerdì, una decisione potrebbe arrivare già nel corso della settimana corrente, mantenendo elevata la prudenza degli operatori.
Il Dollar Index (DXY) ha chiuso in rialzo dello 0,28% a 99,14, segnando la seconda settimana consecutiva di guadagni (+0,72% su base settimanale). Tuttavia, il quadro prospettico appare più fragile: venerdì è emersa la notizia dell’avvio di un’indagine penale da parte dei procuratori federali nei confronti del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.
Nella serata di domenica, Powell ha diffuso una dichiarazione video respingendo quella che ha definito un’azione “senza precedenti” del Dipartimento di Giustizia, interpretandola come un tentativo di limitare l’indipendenza della banca centrale nella definizione della politica monetaria. Secondo Powell, l’iniziativa rientrerebbe in una più ampia strategia di pressioni e minacce provenienti dalla Casa Bianca. Questo elemento potrebbe tornare a pesare sul dollaro nel breve periodo, riaprendo il tema della credibilità istituzionale della Fed.
Euro e sterlina sotto pressione
L’euro ha archiviato la seduta di venerdì in calo dello 0,18% contro il dollaro, portando la perdita settimanale a circa -0,70%. La moneta unica resta penalizzata da un differenziale di crescita ancora sfavorevole e da aspettative di politica monetaria meno restrittive rispetto agli Stati Uniti.
Ancora più debole la sterlina britannica, scesa dello 0,30% a 1,3399, livello minimo dallo scorso 31 dicembre, con una flessione settimanale dello 0,42%. Gli investitori attendono ora indicazioni più chiare sullo stato dell’economia del Regno Unito: i dati sul PIL, in uscita giovedì, e le statistiche sul mercato del lavoro, previste la settimana successiva, saranno determinanti per affinare le attese sul futuro percorso di politica monetaria della Bank of England.
Sul cross EUR/GBP, l’euro ha mostrato una sostanziale stabilità in area 0,8668, pur registrando la quarta settimana consecutiva di ribassi contro la valuta britannica. In precedenza, il cambio aveva toccato 0,8644, minimo da metà settembre.
Asia: yen debole nonostante segnali positivi dai consumi
Nei mercati asiatici, lo yen giapponese ha mostrato un indebolimento dopo indiscrezioni secondo cui la Primo Ministro Sanae Takaichi starebbe valutando la possibilità di indire elezioni anticipate per la Camera bassa del Parlamento nel corso della prima metà di febbraio.
Sul fronte macroeconomico, i dati hanno mostrato un inaspettato aumento della spesa delle famiglie giapponesi a novembre su base annua, segnale di un rafforzamento dei consumi interni in vista della decisione della Bank of Japan di portare il tasso di riferimento ai massimi degli ultimi 30 anni nel mese di dicembre.
Nonostante ciò, il dollaro ha continuato a rafforzarsi contro lo yen, toccando un massimo annuale a 158,185 e chiudendo la giornata in rialzo dello 0,64% a 157,88, contribuendo alla seconda settimana consecutiva di guadagni sul cross USD/JPY (+0,68%).
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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