Geopolitica e mercati: il rischio globale resta elevato
Sul fronte geopolitico, il sentiment dei mercati è rimasto estremamente mutevole. Gli investitori hanno reagito ai continui cambiamenti di tono riguardo al dossier Iran-USA.
Le dichiarazioni del presidente americano, secondo cui gli attacchi pianificati sarebbero stati sospesi per lasciare spazio ai negoziati, unite ai commenti provenienti da Teheran che indicavano una riduzione delle distanze tra le parti, hanno sostenuto temporaneamente l’appetito per il rischio.
Parallelamente, la notizia dell’impegno statunitense a inviare 5.000 soldati in Polonia ha rafforzato le aspettative di un rafforzamento selettivo della NATO sul fianco orientale. Sul piano commerciale, invece, emergono indiscrezioni secondo cui l’Unione Europea starebbe accelerando per chiudere un accordo con Washington prima della scadenza del 4 luglio.
BCE più prudente: l’inflazione resta il vero problema
Nell’Eurozona, le comunicazioni della BCE e diversi report macro hanno alimentato un progressivo riposizionamento “hawkish” dei mercati. Esponenti come la presidente della BCE Christine Lagarde, il governatore della Banca di Finlandia Olli Rehn e il governatore della Banca Nazionale del Belgio Pierre Wunsch hanno mostrato minore disponibilità verso tagli prematuri dei tassi.
In particolare, Lagarde ha evidenziato come l’inflazione potrebbe tornare a salire anche in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz, sottolineando i rischi legati alla trasmissione dei prezzi energetici all’economia reale.
Nel frattempo, la Commissione Europea ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per il 2026, portandole allo 0,9%, mentre le previsioni d’inflazione sono state alzate al 3,1%.
Eurozona rallenta: PMI in calo e fiducia fragile
Anche i dati congiunturali più recenti hanno confermato il rallentamento: il PMI composito dell’area euro è sceso ai minimi degli ultimi 31 mesi, penalizzato soprattutto dal forte indebolimento del settore servizi francese. A compensare parzialmente il quadro negativo sono arrivati però la crescita del PIL tedesco nel primo trimestre (+0,3%) e alcuni segnali di stabilizzazione degli indicatori di fiducia.
Regno Unito: economia fragile e tensioni politiche
Nel Regno Unito, la settimana è stata caratterizzata da forte volatilità sul mercato dei gilt, in un contesto segnato da incertezza politica e da un progressivo indebolimento dell’economia domestica. Sebbene l’inflazione di aprile abbia mostrato segnali di moderazione, i dati sull’attività economica hanno deluso: vendite al dettaglio in calo, nuova contrazione dell’attività imprenditoriale e mercato del lavoro meno dinamico.
Dal lato della Bank of England, il membro esterno del MPC Alan Taylor ha lasciato intendere che ulteriori rialzi dei tassi rappresentano più un rischio marginale che uno scenario centrale. Una posizione sostanzialmente condivisa anche dalla vice governatrice Sarah Breeden, che ha invitato a non reagire eccessivamente ai movimenti inflazionistici di breve periodo.
Sul fronte fiscale, il cancelliere dello Scacchiere Reeves ha annunciato nuove misure di sostegno al costo della vita, mentre un livello di indebitamento superiore alle attese ha riacceso i timori sulla limitata capacità fiscale del Regno Unito. In politica interna, infine, cresce l’attenzione attorno al sindaco della Greater Manchester Andy Burnham, considerato sempre più influente in vista di possibili futuri equilibri nella leadership del Partito Laburista.
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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