Le tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa tornano al centro dell’attenzione, con possibili ripercussioni importanti sui mercati globali.
Il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di aumentare i dazi sulle automobili provenienti dall’Unione Europea, portandoli al 25% rispetto al precedente 15%. La motivazione ufficiale riguarda una presunta mancata attuazione degli impegni presi dall’UE nell’accordo commerciale siglato lo scorso anno.
Questa decisione arriva poco dopo una visita diplomatica a Washington del vicepresidente della Commissione Europea, Maroš Šefčovič, che aveva incontrato figure chiave dell’amministrazione americana, tra cui il segretario al commercio Howard Lutnick, il rappresentante per il commercio Jamieson Greer e il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Cosa significa per le borse europee?
Dal punto di vista dei mercati finanziari, il messaggio è chiaro: rischio geopolitico in aumento.
- Possibile pressione negativa sui titoli automotive europei
- Rafforzamento del dollaro in ottica “safe haven”
- Aumento della volatilità sugli indici globali
- Impatti sulle catene di approvvigionamento
Trump ha inoltre sottolineato che le aziende europee potrebbero evitare i dazi producendo direttamente negli Stati Uniti, un segnale che punta chiaramente a incentivare la rilocalizzazione industriale.
Nel frattempo, da Bruxelles si sostiene che l’accordo commerciale venga implementato secondo le procedure standard, lasciando quindi aperto uno scenario di potenziale escalation negoziale.
Economia USA: crescita sì, ma inflazione in ripresa
Sul fronte macroeconomico usa arrivano ulteriori segnali contrastanti, molto rilevanti per chi opera sui mercati.
Secondo i dati dell’Institute for Supply Management:
- Il PMI manifatturiero resta stabile a 52,7 (area espansione)
- I nuovi ordini sono in crescita
- La produzione rallenta leggermente
- L’occupazione mostra segnali di contrazione
Ma il dato più importante per i trader è un altro: l’indice dei prezzi pagati è salito ai massimi degli ultimi anni.
Questo indica pressioni inflazionistiche in aumento, che potrebbero:
- Ritardare eventuali tagli dei tassi
- Rafforzare aspettative di politica monetaria restrittiva
- Influenzare negativamente equity e obbligazionario
Inoltre, emergono segnali di tensione nella supply chain, con tempi di consegna in aumento — un fattore che storicamente anticipa ulteriori pressioni sui prezzi.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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