Negli ultimi anni i mercati azionari statunitensi hanno vissuto una lunga era di rialzi, interrotta solo da eventi eccezionali come il crollo di cinque settimane legato al COVID-19 tra febbraio e marzo 2020 e il mercato orso di nove mesi del 2022.
Dal 2019 in poi, indici come il Dow Jones Industrial Average, l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno toccato ripetutamente massimi storici di chiusura. Tuttavia, negli ultimi sei settimane queste performance sembrano lontane, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio provocato dal conflitto in Medio Oriente, che ha riacceso i timori inflazionistici sui mercati.
Ma sotto la superficie potrebbe esserci qualcosa di molto più insidioso: lo spettro della stagflazione, il temuto scenario economico che la Federal Reserve spera di evitare.
Cos’è la stagflazione e perché preoccupa
La stagflazione è una situazione economica molto difficile da gestire perché combina tre elementi negativi:
- Inflazione in aumento
- Disoccupazione in crescita
- Crescita economica lenta o stagnante
Questo contesto è particolarmente problematico per una banca centrale come la Federal Reserve, perché le armi tradizionali (aumentare i tassi per contenere l’inflazione o diminuirli per stimolare crescita e occupazione) producono effetti opposti l’uno all’altro.
I segnali che preoccupano i mercati
Inflazione in crescita
L’aumento dei costi del petrolio sta facendo salire i prezzi alla pompa per i consumatori e incrementa il costo di produzione e trasporto per le imprese. Secondo lo strumento di inflation nowcasting della Federal Reserve Bank di Cleveland, l’inflazione su base annua per il mese di marzo potrebbe balzare di 85 punti base fino al 3,25%.
Questo dato, se confermato, segnala una pressione inflazionistica in accelerazione, che va esattamente nella direzione tipica della stagflazione.
Disoccupazione: in leggero aumento, ma ancora contenuta
Il tasso di disoccupazione attuale è circa 4,3%, un livello storicamente basso. Tuttavia, si osserva una tendenza costante al rialzo dall’inizio del 2023, il che suggerisce un indebolimento graduale del mercato del lavoro — un elemento da tenere d’occhio.
Crescita economica rallentata
Fino a poco tempo fa, la crescita del PIL americano sembrava solida. All’inizio di marzo, la proiezione della Federal Reserve Bank di Atlanta indicava una crescita del PIL del primo trimestre oltre il 3%.
Tuttavia, l’aggiornamento più recente al 2 aprile mostra una revisione significativa: il tasso di crescita è stato rivisto a circa 1,6%, un segnale chiaro di rallentamento dell’attività economica.
Stagflazione: siamo davvero al limite?
Alla luce di questi tre indicatori (inflazione in aumento, disoccupazione in crescita e crescita economica in rallentamento), si potrebbe pensare che la stagflazione sia all’orizzonte. Tuttavia, la presenza simultanea di questi elementi non è ancora sufficiente per affermare con certezza la sua insorgenza.
La posizione della Federal Reserve
Secondo il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, le preoccupazioni sulla stagflazione sono esagerate.
Interpellato da Maria Eloisa Capurro di Bloomberg dopo la riunione del FOMC di marzo 2026, Powell ha ricordato che il termine stagflazione è legato principalmente agli anni ‘70, un periodo caratterizzato da:
- inflazione a due cifre
- disoccupazione molto alta
- elevato misery index (l’indice combinato di inflazione e disoccupazione)
Powell ha sottolineato che oggi gli Stati Uniti non sono in una situazione comparabile: la disoccupazione è vicina ai livelli di norma di lungo periodo e l’inflazione, seppur superiore all’obiettivo, è relativamente contenuta.
Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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