La giornata di giovedì è stata negativa per i metalli preziosi, con l’oro che ha registrato un calo superiore all’1%, penalizzato principalmente dal rafforzamento del dollaro statunitense.
Il gold spot ha perso l’1,87%, scendendo fino a 5.078,89 dollari l’oncia. Anche l’argento ha seguito la stessa direzione: il silver spot ha registrato una flessione del 2,66%, attestandosi a 83,50 dollari l’oncia.
Il movimento riflette la classica dinamica dei mercati: un dollaro più forte tende a esercitare pressione sui prezzi delle materie prime, in particolare sui metalli preziosi, che vengono quotati proprio nella valuta americana.
Il Cile torna a comprare oro dopo oltre due decenni
Mentre i prezzi scendevano sui mercati, una notizia rilevante è arrivata dal fronte delle banche centrali.
La Banca Centrale del Cile ha annunciato di aver incrementato le proprie riserve auree, effettuando il primo acquisto significativo di oro da oltre vent’anni.
Secondo i dati pubblicati dall’istituto, nel mese di febbraio le riserve in oro sono salite a 1,108 miliardi di dollari, rispetto ai soli 42 milioni di dollari registrati a gennaio.
Con questa operazione, l’oro rappresenta ora circa il 2,2% delle riserve totali del Paese.
Una scelta legata alla gestione del rischio
Nei documenti ufficiali della banca centrale viene spiegato che l’acquisto rientra in una strategia di diversificazione del portafoglio delle riserve.
Le analisi tecniche periodiche effettuate dall’istituto hanno infatti evidenziato cambiamenti nelle correlazioni tra gli asset utilizzati per la gestione delle riserve, rendendo utile l’inserimento di una quota – seppur limitata – di oro.
Secondo la banca centrale, l’introduzione del metallo prezioso aiuta a migliorare la diversificazione del rischio e a rendere il portafoglio più resiliente.
L’oro resta un bene rifugio strategico
L’istituto cileno ha sottolineato inoltre il ruolo fondamentale dell’oro come asset rifugio nei momenti di stress finanziario.
In un contesto globale caratterizzato da episodi di incertezza esterna sempre più frequenti e complessi, la presenza dell’oro nelle riserve contribuisce a rafforzare la protezione del portafoglio nazionale.
La decisione del Cile si inserisce quindi in un trend più ampio: sempre più banche centrali stanno aumentando l’esposizione al metallo prezioso per proteggersi da volatilità geopolitica, tensioni economiche e possibili shock sui mercati finanziari.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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