A gennaio il CAPE ratio dell’S&P 500 ha raggiunto 40,2, il livello più elevato dai tempi della bolla dot-com del settembre 2000. Dalla nascita dell’indice nel 1957, un CAPE superiore a 40 si è verificato solo in altre 21 occasioni.
È un dato che, per frequenza e implicazioni prospettiche, non può essere ignorato dagli invesitori e per questo motivo merita un’analisi approfondita.
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Cos’è il CAPE e perché conta davvero
Il CAPE (Cyclically Adjusted Price/Earnings), noto anche come Shiller P/E, è stato sviluppato dall’economista Robert Shiller per valutare se un intero mercato azionario sia sopravvalutato o sottovalutato.
A differenza del P/E tradizionale, il CAPE:
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utilizza la media degli utili reali (aggiustati per inflazione) degli ultimi 10 anni
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riduce l’effetto dei cicli economici brevi
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offre una misura più stabile delle valutazioni di lungo periodo
La media storica del CAPE dello S&P 500 oscilla tra 16 e 18.
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>20: area storicamente associata a sopravvalutazione
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<15: tipica di fasi di crisi o sottovalutazione
Con una lettura sopra 40, il mercato si colloca ben oltre qualsiasi soglia di equilibrio storico.
Multipli forward e concentrazione del rischio
Anche senza il dato aggregato preciso aggiornato, i P/E forward dei principali titoli dell’indice risultano nettamente sopra la media storica, con punte oltre 30x, trainati dal comparto tecnologico.
Questa dinamica suggerisce:
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Elevate aspettative di crescita pluriennale
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Forte sensibilità a delusioni sugli utili
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Vulnerabilità a shock macro (es. rallentamento economico, impatto dei dazi)
Il CAPE, essendo backward-looking, non incorpora direttamente potenziali accelerazioni degli utili legate all’adozione dell’AI. Tuttavia, segnala che il mercato sta già scontando uno scenario estremamente favorevole.
Le implicazioni statistiche: cosa dice la storia
Le evidenze storiche non sono incoraggianti. Quando il CAPE ha superato quota 40:
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i rendimenti forward a 1 anno sono stati mediamente deboli
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a 3 anni si sono osservate correzioni significative
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il drawdown medio triennale si avvicina al -30%
Se l’S&P 500 dovesse replicare la media storica dei precedenti comparabili:
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-3% entro febbraio 2027
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-19% entro febbraio 2028
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-30% entro febbraio 2029
Naturalmente, le performance passate non garantiscono risultati futuri. Tuttavia, la correlazione tra multipli estremi e rendimenti successivi modesti è una delle relazioni più robuste nella finanza empirica.
Il parallelo con la bolla dot-com
L’ultima volta che il CAPE superò stabilmente 40 fu durante l’apice della bolla tecnologica. Allora, come oggi:
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concentrazione dei rendimenti su pochi titoli growth
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multipli forward ben superiori alla media
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narrativa dominante di trasformazione strutturale dell’economia
Oggi il catalizzatore è l’intelligenza artificiale, che potrebbe effettivamente sostenere un’espansione dei margini e una crescita accelerata degli utili. Se ciò avvenisse, il denominatore del CAPE crescerebbe abbastanza rapidamente da comprimere il multiplo senza necessità di una correzione dei prezzi.
È l’argomento “this time is different”.
La storia, però, insegna prudenza quando questo mantra diventa dominante.
Il segnale da non ignorare
Il mercato non è destinato necessariamente a crollare domani, ma in questo contesto la prudenza è d’obbligo.
La disciplina suggerisce:
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evitare acquisti motivati solo dal momentum
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privilegiare titoli con valutazioni ragionevoli
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concentrarsi su aziende con utili destinati a crescere significativamente nei prossimi 5–10 anni
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costruire portafogli in grado di reggere un drawdown prolungato
Un CAPE sopra 40 non è una previsione, ma è un allarme statistico.
E la storia dimostra che ignorare gli allarmi, nei mercati finanziari, raramente è una strategia vincente.
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Informazioni sull'autore: Filippo Giannini
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di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
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