I prezzi del petrolio hanno messo a segno un rialzo superiore al 2% nella seduta di martedì, sostenuti da un nuovo aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. A riaccendere i timori degli investitori sono stati alcuni incidenti militari che hanno coinvolto direttamente Stati Uniti e Iran, sollevando dubbi sulla tenuta degli sforzi diplomatici volti a ridurre l’escalation tra i due Paesi.
Nel dettaglio, i future sul Brent sono saliti di 1,51 dollari (+2,27%), chiudendo a 67,99 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha guadagnato 1,57 dollari (+2,52%), attestandosi a 63,90 dollari al barile.
Dalla distensione al rischio escalation
Il rialzo di martedì arriva dopo una seduta precedente fortemente negativa: lunedì, infatti, entrambi i benchmark avevano perso oltre il 5%, in seguito alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti secondo cui Teheran starebbe “dialogando seriamente” con Washington, alimentando aspettative di distensione.
Lo scenario è però cambiato rapidamente. Nella giornata di martedì, le forze armate statunitensi hanno intercettato e abbattuto un drone iraniano che si sarebbe avvicinato in modo ritenuto “aggressivo” alla portaerei USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico.
A ciò si è aggiunta la segnalazione, da parte di fonti marittime e di una società di consulenza sulla sicurezza, secondo cui una flottiglia di motovedette iraniane avrebbe avvicinato una petroliera battente bandiera statunitense a nord dell’Oman, nel strategico Stretto di Hormuz.
Stretto di Hormuz: snodo cruciale per il mercato petrolifero
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali colli di bottiglia per il commercio globale di greggio. Da questo passaggio transitano infatti le esportazioni di petrolio di diversi membri dell’OPEC, tra cui Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, con una quota significativa delle forniture diretta verso i mercati asiatici. Qualsiasi minaccia alla sicurezza dell’area viene quindi immediatamente prezzata dal mercato.
Sul fronte diplomatico, l’Iran ha ribadito la richiesta che i colloqui con gli Stati Uniti previsti per questa settimana si tengano in Oman anziché in Turchia, e che siano limitati esclusivamente alle questioni nucleari. Questa posizione ha aumentato l’incertezza sulla possibilità che l’incontro abbia effettivamente luogo.
Ucraina e rischio prezzi elevati nel medio termine
Nel frattempo, il conflitto in Ucraina continua a rappresentare un ulteriore fattore di sostegno per le quotazioni del petrolio. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di aver sfruttato una tregua energetica sostenuta dagli Stati Uniti per accumulare munizioni, poi utilizzate in attacchi contro l’Ucraina alla vigilia di nuovi colloqui di pace.
Gli attacchi notturni hanno causato interruzioni ai sistemi di riscaldamento in diverse città, inclusa Kyiv, mentre i negoziatori ucraini si recavano ad Abu Dhabi per un secondo round di colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti, in programma tra mercoledì e giovedì.
Secondo gli analisti, un prolungamento del conflitto ucraino continuerebbe a mantenere i prezzi del petrolio su livelli sostenuti, poiché resterebbero in vigore le sanzioni sull’export di greggio russo, introdotte dopo l’invasione del 2022.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
Resta Aggiornato:
Rimani aggiornato con le ultime notizie seguendoci su Google News. Attiva le notifiche cliccando qui e poi sulla stellina.
Se avete trovato interessante questo articolo, vi invitiamo a condividerlo attraverso i vostri canali social e a seguire TradingFacile su piattaforme come Facebook e Youtube. Non esitate a esprimere le vostre opinioni o condividere le vostre esperienze attraverso i commenti sotto i nostri articoli.
Per rimanere sempre informati sulle ultime novità pubblicate sul nostro sito, potete attivare le notifiche oppure iscrivervi al Canale Telegram di TradingFacile.
Potrebbero interessarti anche:
di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
CONDIVIDI L'ARTICOLO:

