I prezzi del petrolio hanno registrato un deciso balzo, salendo di oltre il 3% e raggiungendo i livelli più alti degli ultimi cinque mesi, sostenuti dall’aumento delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e dall’indebolimento del dollaro statunitense.
Gli operatori di mercato temono possibili interruzioni dell’offerta globale di greggio qualora non si arrivasse a un accordo sul nucleare tra Washington e Teheran. Le preoccupazioni sono state ulteriormente alimentate dalle nuove sanzioni approvate dall’Unione Europea, che colpiscono individui ed entità iraniane ritenute responsabili della repressione violenta delle recenti proteste interne. Bruxelles ha inoltre inserito i Guardiani della Rivoluzione iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Secondo i dati dell’Energy Information Administration (EIA), nel 2025 l’Iran si è posizionato come terzo produttore di petrolio all’interno dell’OPEC+, alle spalle di Arabia Saudita e Iraq, un elemento che amplifica l’impatto potenziale di eventuali restrizioni sull’export.
Fattori di contenimento sul fronte dell’offerta
Nonostante il contesto rialzista, alcune notizie potrebbero esercitare una pressione correttiva sui prezzi del petrolio nelle prossime settimane. Dal Kazakistan è arrivata la conferma che Chevron adotterà misure straordinarie per garantire la piena e sicura operatività del gigantesco giacimento di Tengiz, con l’obiettivo di tornare alla capacità produttiva massima entro una settimana.
Sul piano geopolitico, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di aver raggiunto un’intesa con il presidente statunitense Donald Trump per evitare attacchi su Kyiv per una settimana, rinnovando al contempo l’invito al presidente ucraino Volodymyr Zelensky a recarsi a Mosca per colloqui di pace.
Negli Stati Uniti, inoltre, la produzione di greggio ha ripreso a crescere dopo il calo causato dalle recenti tempeste, che avevano ridotto l’output fino a un picco di circa 2 milioni di barili al giorno.
Prezzi petrolio oggi: Brent e WTI su nuovi massimi
Nel dettaglio, i future sul Brent sono saliti di 2,31 dollari (+3,4%), chiudendo a 70,71 dollari al barile, il livello più elevato dal 31 luglio. Il WTI statunitense ha guadagnato 2,21 dollari (+3,5%), attestandosi a 65,42 dollari, massimo dal 26 settembre.
Il recente rally ha spinto entrambi i principali benchmark petroliferi in area di ipercomprato dal punto di vista tecnico, aumentando il rischio di prese di profitto nel breve termine, pur in un contesto ancora dominato da fattori geopolitici e macroeconomici favorevoli ai prezzi del greggio.
Informazioni sull'autore: Alessio Moretti
Resta Aggiornato:
Rimani aggiornato con le ultime notizie seguendoci su Google News. Attiva le notifiche cliccando qui e poi sulla stellina.
Se avete trovato interessante questo articolo, vi invitiamo a condividerlo attraverso i vostri canali social e a seguire TradingFacile su piattaforme come Facebook e Youtube. Non esitate a esprimere le vostre opinioni o condividere le vostre esperienze attraverso i commenti sotto i nostri articoli.
Per rimanere sempre informati sulle ultime novità pubblicate sul nostro sito, potete attivare le notifiche oppure iscrivervi al Canale Telegram di TradingFacile.
Potrebbero interessarti anche:
di: Alessio Moretti 11 Settembre 2025 10:54
CONDIVIDI L'ARTICOLO:

