In ambito finanziario si sente parlare molto spesso di volatilità; frasi come “la volatilità del mercato è aumentata”, o di contro diminuita, costituiscono argomento comune di discussione ed analisi. Ma di cosa si tratta nello specifico?

 

Volatilità del mercato: cosa significa?

La volatilità viene in generale intesa come la variazione dei prezzi di un dato asset finanziario in un determinato lasso di tempo. Quindi in pratica più un mercato mostrerà grandi oscillazioni in un periodo di tempo contenuto e più risulterà essere volatile.

 

Volatilità storica e volatilità implicita

Quando si parla di volatilità nei mercati finanziari si fa generalmente riferimento a due tipi di volatilità:

  • la volatilità storica, che consiste nella stima della volatilità di una determinato strumento finanziario attraverso l’osservazione delle variazioni dei range di prezzo in periodi antecedenti alla data di stima. L’ipotesi alla base di tale metodologia è che in generale la volatilità futura assumerà valori simili a quella registrata nel passato;
  • la volatilità implicita si basa invece sulla determinazione della volatilità prendendo come riferimento i prezzi di mercato delle opzioni sul medesimo sottostante. Tale metodologia di stima è basata sul concetto di mercato efficiente nel valutare la volatilità futura.

 

La volatilità e gli orizzonti temporali di riferimento

La volatilità di uno strumento finanziario è sempre relativa all’arco temporale di riferimento; i trader studiano innanzitutto la volatilità di un asset sul medio e lungo periodo (mensile, settimanale e soprattutto giornaliera).

La volatilità giornaliera è intesa come la variazione giornaliera di prezzo e viene calcolata semplicemente come differenza tra il prezzo massimo e il prezzo minimo.

Tuttavia la stima di un unico valore non fornisce un campione statisticamente significativo; per tale motivo la stima della volatilità viene ricavata facendo la media dei valori di volatilità ottenuti dall’analisi delle ultime 14 sessioni (o più) di trading.

Un indicatore molto preciso per la stima della volatilità attraverso tale metodologia è l’ATR (Average True Range) settato a 14 periodi.

La volatilità può essere determinata anche attraverso l’ausilio della deviazione standard, che rappresenta una misura statistica della variabilità di una certa serie storica, intesa come scostamento del prezzo dai valori medi.

La deviazione standard è stata usata per la costruzione di famosi indicatori, come ad esempio le Bande di Bollinger.

Il grado di volatilità ci aiuta quindi ad ottenere una stima futura delle fluttuazioni di prezzo attese nel periodo temprale di riferimento.

A seconda dei vari asset finanziari che li compongono, i mercati presentano un diverso grado di volatilità; ad esempio le singole azioni di una società saranno normalmente più volatili rispetto all’indice azionario di cui la stessa società fa parte.

Il grado di volatilità di un mercato può aumentare e diminuire al susseguirsi di determinati eventi politici o macroeconomici o in corrispondenza a determinati periodi dell’anno. Ci sono infatti determinate settimane, o mesi dell’anno in cui statisticamente un dato mercato presenta un alto o basso tasso di volatilità.

Normalmente a mercati altamente volatili corrispondono anche alti volumi di trading.

 

Volatilità e grado di rischio

La volatilità e il grado di rischio sono due concetti che viaggiano di pari passo; infatti più la volatilità di un mercato è alta e più il grado di rischio risulta elevato.

Quando il mercato si muove in maniera repentina, il rischio di andare in contro a perdite notevoli in pochissimo tempo è davvero concreto. Per questo motivo i trader inesperti dovrebbero innanzitutto imparare a conoscere la volatilità dello strumento sul quale intendono operare, prima di effettuare un’operazione di mercato.

 

Volatilità e rendimento

Un alto grado di volatilità non è per fortuna associato solamente ad un alto grado di rischio, poiché in generale nei mercati volatili risiedono anche le migliori opportunità di profitto.

La repentina fluttuazione dei mercati permette infatti di realizzare guadagni cospicui in un breve lasso di tempo, riducendo così il tempo di esposizione a mercato.

I trader più esperti monitorano costantemente la volatilità dei mercati, poiché molto spesso fornisce indicazioni sul timing esatto di entrata a mercato.

Per capire come sfruttare al meglio gli aumenti di volatilità rivedi il webinar: Come sfruttare i breakout di volatilità

 

L’Indice di volatilità: VIX

Quando si parla di volatilità si fa anche spesso riferimento all’indice VIX.

L’indice VIX permette di fornire una stima della volatilità prevista sull’indice S&P500 nei prossimi 30 giorni ed è considerato come il principale indicatore mondiale della volatilità del mercato azionario statunitense.

Il VIX Index è un indice di volatilità nato nel 1993 e creato dal Chicago Board Options Exchange (CBOE); comunemente conosciuto anche come l’indice della paura, poiché utilizzato per misurare il rischio del mercato.

La volatilità viene misurata in base ai prezzi medi e in tempo reale delle opzioni call e put dell’S&P500. A livello globale, è una delle misure di volatilità più conosciute e ampiamente seguita da moltissimi operatori di mercato; Il VIX è utilizzato dagli investiotri come un barometro, utile per misurare l’incertezza del mercato.

L’indice VIX Clicca qui per seguire le quotazioni dell’indice VIX in tempo reale.

 

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Filippo Giannini

Laureato in ingegneria, dal 2010 opera sui mercati finanziari come trader indipendente. Membro della Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), per TradingFacile opera come trader quantitativo, analista tecnico e responsabile del settore formazione. Collabora con le principali testate giornalistiche di settore, realizzando report e analisi di mercato.