Azioni europee: Euro50

Tutti gli indici europei sono scambiati significativamente al ribasso alla fine di una settimana turbolenta, dopo le perdite delle azioni asiatiche e dei futures statunitensi. Tra i perdenti di oggi ci sono i settori che hanno registrato i maggiori guadagni nella seduta precedente, incluse le compagnie minerarie, le case automobilistiche e le aziende dedicate ai viaggi e al tempo libero. La propensione al rischio è ampiamente diminuita e l’atteggiamento commerciale prudente riflette l’incertezza globale che gli investitori stanno affrontando. Le politiche monetarie incidono invariabilmente sull’umore dei mercati, che devono fare i conti con risultati aziendali irregolari, un maggiore impatto di Omicron sulle economie e crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Russia a causa dell’Ucraina. In effetti, ogni volta che viene emesso un segnale di cautela, gli investitori tendono a ridurre la propria esposizione ad attività più rischiose e cercano rifugi più sicuri come metalli preziosi, obbligazioni e valute, inclusi lo yen giapponese e il franco svizzero. Detto questo, vediamo la volatilita’ di questa settimana come una correzione temporanea del mercato piuttosto che un vero e proprio crollo all’orizzonte, ed è probabile che i benchmark raggiungano il loro trend rialzista a lungo termine non appena l’attuale incertezza comincia a dissiparsi.

grafico euro 50

Pierre Veyret – Analista tecnico, ActivTrades

 

Macro e Valute

Euro sostanzialmente stabile dopo la pubblicazione dei dati americani relativi alle richieste di sussidi di disoccupazione pubblicati ieri. Il numero di americani che ne hanno fatto richiesta è aumentato di 55.000 a 286.000 nell’ultima settimana, il livello più alto da metà ottobre e ben al di sopra delle aspettative del mercato di 220.000. È stato anche il più grande aumento settimanale da metà luglio, a causa dell’impatto della rapida diffusione della variante del coronavirus omicron sul mercato del lavoro che ha generato un aumento del numero dei licenziamenti. Dall’altro lato, l’indice di produzione della Fed di Filadelfia negli Stati Uniti è aumentato a 23,2 nel gennaio 2022 da un minimo di 1 anno di 15,4 a dicembre e al di sopra delle aspettative di mercato di 20. I principali rapporti di cambio hanno mantenuto un tono stabile con l’EurUsd che è rimasto nel trading range delle ultime sedute, compreso tra 1.1300 e 1.1390. Si aspettano sempre conferme sulla robustezza della ripresa, per avere la consapevolezza dell’eventuale tenuta del dollaro vicino ai massimi e per una ripartenza che allo stato attuale, manca della benzina necessaria per far saltare i punti tecnici considerati livelli chiave. I prossimi dati ci diranno di più. Intanto nel vecchio continente, segnaliamo che i responsabili delle politiche della BCE hanno notato che il recente e previsto aumento dell’inflazione è stato in gran parte determinato da fattori temporanei che avrebbero dovuto allentarsi nel 2022, ma le ultime rilevazioni e stime indicano come non sia possibile escludere uno scenario di inflazione “più alta e per un periodo più lungo”, come hanno mostrato i resoconti della riunione di dicembre 2021. Allo stesso tempo, la banca centrale ha ribadito che gli acquisti netti nell’ambito del PEPP potrebbero essere ridimensionati (tapering) alla fine di marzo, ma ha comunque ricordato che è ancora necessario un sostegno sostanziale della politica monetaria, pertanto un aumento dei tassi di interesse quest’anno è altamente improbabile. Facile immaginare cosa potrebbe accadere alla moneta unica in caso i cui negli Usa ci fossero tre rialzi dei tassi.

 

Petrolio

Questa mattina il petrolio è sceso sotto gli 85 dollari al barile, dopo aver toccato ieri, il nuovo massimo a 7 anni, oltre gli 87 dollari. La ragione di quella che per ora, appare solo come una correzione, è legata al dato sulle scorte di greggio e carburante pubblicato negli Stati Uniti. Secondo i dati ufficiali infatti, sono aumentate di ben 515.000 barili la scorsa settimana, il primo rialzo dal mese di novembre e decisamente diverse dal consensus che scommetteva su un calo di circa 938.000 barili. Anche le scorte di benzina sono aumentate di 246.6 milioni di barili in 11 mesi. Le prospettive per l’oro nero sono ancora rialziste, dato che l’Opec non sembra intenzionata ad aumentare la produzione oltre quei 400 mila barili che aveva recentemente promesso. Ma una chiusura settimanale sotto gli 84 dollari al barile potrebbe generare una configurazione tecnica ribassista di breve periodo. Nel medio e lungo periodo, invece, sono ancora possibili rialzi anche intorno ai 90 95 dollari, che però dovrebbero essere tecnicamente esaustivi del movimento in atto.

Savero Berlinzani –Analista Senior, ActivTrades

 

Gli analisti di ActivTrades

Ricardo Evangelista è approdato ad ActivTrades nel 2011 e ha ricoperto diversi ruoli senior, tra cui la gestione del desk internazionale. È fra i relatori di webinar e convegni di ActivTrades nel Regno Unito, collabora con media e tv fornendo analisi di mercato sul forex e sui principali strumenti finanziari. Dal novembre 2016 è Senior Executive Officer (SEO) della filiale di ActivTrades Dubai, con responsabilità di gestione generale della sede. Prima di giungere ad ActivTrades ha lavorato presso altre istituzioni finanziarie e nel settore IT.

 

Pierre Veyret ha un’esperienza decennale sui mercati finanziari. Ha imparato l’importanza della finanza comportamentale e del money management dai grandi professionisti del settore.

La sua vera specialità comunque risiede nella analisi tecnica, che ha avuto la possibilità di studiare in maniera approfondita acquisendo la certificazione IFTA, prima di diventare parte del team di ActivTrades, circa cinque anni fa.

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Alessio Moretti

Laureato in Economia e Management. Esperto di Digital Marketing e Social Media Marketing, dal 2017 è Content Editor e Social Media Strategist di TradingFacile. La sua grande passione per la fotografia lo ha portato negli anni a diventare un influencer su Instagram e su altri social media.